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martedì 30 maggio 2017

30 maggio - da tarantocontro: Vendita ad ArcelorMittal - 2° parte - una prima nota



La scelta di questa cordata sembra basata essenzialmente sui soldi, sul fatto che ArcelorMittal ha messo sul tavolo altri 600 milioni di euro. I 1,8 miliardi complessivi servono subito per appianare in parte il passivo di 3 miliardi al Tribunale fallimentare di Milano. Quindi delle ragioni con cui i commissari spiegano questa scelta: prezzo d'acquisto, impatto ambientale e piano industriale in relazione alla produzione e ai livelli occupazionali, in realtà, da come si capisce dalle altre notizie, quella che ha pesato è la prima.

Non certo la solidità e garanzia di ArcelorMittal, visto che solo sei mesi fa ha subito un calo del 4% sulle vendite di acciaio, rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, ed appena 12 giorni fa il titolo ha subito uno scivolone in borsa. La famiglia Marcegaglia, poi, è stata coinvolta più volte in varie inchieste che vanno dal traffico di rifiuti, all'evasione fiscale. 
Sul piano occupazionale, se si sommano gli esuberi già annunciati (2mila operai per l'assenza dell'altoforno 2, più altri 1800/2000 per il rifacimento dell'Afo1; più il sottoutilizzo di tubifici, arriviamo, e per ora stiamo parlando di cifre già dichiarate, ad oltre 4000 operai - tagli dall'inizio sempre denunciati dallo Slai Cobas sc e che, invece, i sindacati confederali hanno sempre cercato di smentire.  
Sul piano dei contratti dei lavoratori, del salario e diritti, la notizia che servirà un’intesa sindacale e una sottoscrizione individuale di ogni dipendente per il passaggio dall’amministrazione straordinaria al nuovo proprietario, significa chiaramente che non vi è alcuna garanzia di conservare condizioni contrattuali e diritti esistenti, anzi, anche alla luce del jobs act, il rischio è nuovi contratti peggiorativi.
Sul piano ambientale. La cosa più certa è che l'attuazione delle prescrizioni ambientali sarà ad agosto 2023! Vale a dire, tra sei anni! Quindi, ammesso e non concesso che si faccia realmente la copertura dei parchi e le altre bonifiche, ancora per 6 anni anche i nuovi padroni produrranno inquinamento, malattie, morti. 
Considerando, inoltre, che resta la garanzia all'acquirente dell'immunità penale in caso di "violazioni di norme sulla tutela ambientale, sulla salute e incolumità pubblica", i nuovi padroni potranno, più dei Riva, fare quello che più conviene ai loro utili.  
Stranamente, poi, la cifra che AM pensa di mettere per la bonifica dei parchi minerali (più di 1 miliardo) coincide con lo sblocco e il rientro in Italia dei 1,3 miliardi dei Riva, di cui 1,1 miliardi dovrebbe servire appunto per lavori di bonifica; quindi ArcelorMittal di tasca sua non mette nulla...
Sul piano della produzione. Ciò che è certo anche qui è che per essere competitivi sul mercato dell'acciaio, per salvaguardare e aumentare i profitti, tutto resta come ora: ciclo integrale senza alcuna riconversione, né uso di materiali meno inquinanti, pieno regime dell'area a caldo; non c'è neanche il tentativo di ridurre l'impatto mortale con l'ambiente. Anzi, si prevede un aumento della produzione per arrivare a circa 10 milioni di tonnellate all'anno (di cui 8 dall'area a caldo).
Infine i tempi, che non sono affatto brevi, entro il 31 marzo dell'anno prossimo si dovrebbe definire la vendita, ma poi c'è la decisione della Commissione europea che parla di "tempi lunghi di indagine".
Nonostante che anche l'ultimo cretino capisce bene che per gli operai e la popolazione di Taranto non verrà nulla di buono, che condizione dei lavoratori e degli abitanti dei quartieri semplicemente non sono in agenda, le dichiarazioni e le posizioni con cui i sindacati si preparano all'incontro di domani sono tragiche, pietose e imbarazzanti. 
Andiamo dalla Uil, Cisl che fanno, come sempre, i portavoce del governo, alla Fiom che, come se non avesse letto il piano previsto di questa vendita, chiedono, pietosamente, garanzie... 

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