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martedì 30 maggio 2017

26 maggio - Sciopero a Pomigliano - info



Nei mesi scorsi dopo la firma di tutti i sindacati all’accordo di Cassino, è iniziata una campagna di propaganda fuori ai cancelli da parte del nucleo di compagni intorno agli ex licenziati FIAT di Mignano. E’ stata una campagna martellante che comincia a dare i suoi frutti.
I seguenti punti sono stati alla base della campagna e della mobilitazione degli operai che vanno a Cassino.
  • La richiesta di una data certa per la fine della trasferta, trasferta che comunque si deve concludere entro pochi mesi.
  • La richiesta di un’indennità di trasferta adeguata a quella percepita dagli altri lavoratori del comparto e definita dal CCNL di categoria.
  • Dopo la dimostrazione dell’irregolarità delle procedure attuate dall’azienda sulle visite mediche obbligatorie a cui si dovevano sottoporre gli operai da utilizzare a Cassino, la richiesta che nella scelta degli operai da inviare a Cassino sia assicurata la massima trasparenza. L’azienda deve prendere in considerazione le motivazioni personali e le condizioni fisiche dei lavoratori da trasferire e se non ci sono le condizioni, questi lavoratori devono rimanere a Pomigliano. La richiesta che il referto medico aziendale sulle condizioni fisiche dei lavoratori per il loro utilizzo a Cassino sia rilasciato al lavoratore in forma scritta e firmato dal medico competente.
Sui primi due punti si è fatto sciopero. E’ il primo passo. Ora l’accordo deve essere ritirato e a
decidere devono essere gli operai. E’un esempio importante per tutti gli operai di Pomigliano. Dopo anni senza scioperi ora, in una sola settimana ne sono avvenuti due. Uno sulle linee per un guasto che poteva causare conseguenze per la salute degli operai e che l’azienda ha trattato con sufficienza cercando di imporre il proseguimento del lavoro. Il secondo, il grande sciopero attuato dagli operai in trasferta a Cassino.  Lo sciopero dei trasferisti è partito in modo spontaneo ed erano giorni che gli operai davano segni di insofferenza. Un gruppo di loro si è attardato a discutere alla partenza stamattina alle quattro e un rappresentante aziendale ha loro comunicato che senza partire avrebbero perso il salario della giornata. A questo punto sono scesi tutti dai pullman.
La FIAT e i sindacati filo aziendali cercheranno ora di mettere in campo tutti gli strumenti per far rientrare la cosa. Dalle lusinghe alle minacce. I sindacalisti dell’azienda hanno comunicato che ritireranno la firma dall’accordo se entro … un mese le cose non cambieranno e si sono presi il tempo per recuperare. Mignano ha messo a votazione per alzata di mano il documento in cui erano riportati i punti che sono diventati le parole d’ordine degli operai in sciopero. Data certa della fine della trasferta e più soldi. Il documento è stato approvato all’unanimità dai presenti.
Ora è arrivato il momento di mettere in discussione anche i ritmi impossibili sulle linee e la limitatezza delle pause (tre di dieci minuti, quando la FIAT non le sospende per recupero di produzione come da contratto). La propaganda e la mobilitazione sono già iniziate. Molti operai del montaggio presenti all’assemblea degli scioperanti dicevano che oggi bisognava scioperare anche sulle linee a Pomigliano.
Da una parte un gruppo di operai che, anche se costretti fuori alla fabbrica perché la FIAT non applica, impunemente,  la sentenza dei giudici, sono determinati a organizzarsi in quanto operai, sui propri interessi di classe. Dall’altra, le condizioni che maturano per la mobilitazione degli operai. Questo mette di nuovo Pomigliano in movimento.
F.R

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