martedì 28 giugno 2016

26 giugno - Taranto: situazione all'Ilva e assemblee



Slai Cobas per il sindacato di classe ILVA-APPALTO TARANTO
347-5301704
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26-6-2016

COMUNICATO PER LE ASSEMBLEE
Ora i sindacati confederali all'Ilva si ricordano di informare gli operai di quello che sta avvenendo sulla svendita della fabbrica, sul nuovo gravissimo decreto, e i suoi effetti pesantissimi su salute, sicurezza, garanzia dei salari, ambiente, stanno facendo assemblee per reparto o aree.
MA NON E' QUELLO CHE SERVE.
Occorre un'ASSEMBLEA GENERALE, perchè gli operai possano, non solo stare a sentire, ma imporre la loro visione della situazione e decidere tutti insieme loro cosa bisogna fare. I sindacati confederali non vogliono chiaramente questa assemblea generale che inevitabilmente si trasformerebbe in una loro forte contestazione da parte degli operai.

Vogliono assemblee ristrette in cui poter tenere sotto controllo e divisi gli operai, far pesare i legami e conoscenze tra delegati/funzionari sindacali e operai, e quindi lasciar tutto in attesa...; mentre governo, commissari e cordate padronali stanno svendendo il futuro degli operai e della popolazione di Taranto. La situazione in fabbrica va sempre più peggiorando. Gli operai dicono che "siamo alle pezze", "pezzi di ricambio zero", e da un momento all'altro l'infortunio o l'incidente può succedere.
Gli incontri sindacali a Taranto nella scorsa settimana e a Roma al Mise stanno facendo chiarezza su ciò che i padroni e il governo vogliono fare per l'Ilva. Innanzitutto, una gestione flessibile dei prossimi mesi che comporterà ulteriore “solidarietà”, che sarà gestita come sempre secondo i numeri dell'azienda, con “figli e figliastri” tra i lavoratori, tra chi non ne farà per niente e potrà conservare il salario per intero e chi invece se lo vedrà falcidiato. Il piano di fermi è fatto all'interno del mantenimento dei picchi produttivi attuali e, di conseguenza, vuol dire, per chi sta in fabbrica, più lavoro, più sfruttamento, con meno operai. I sindacati hanno già dato l'Ok a questo piano, l'Usb compresa, come è avvenuto sempre per i contratti di solidarietà. Al Tavolo romano si è discusso di cordate e si tratta col governo (il 30 vi sarà un nuovo incontro) da che parte stare: ArcelorMittal (Marcegaglia), o Erdemir-Turchi (Arvedi), con una barca di soldi dello Stato attraverso la Cassa depositi e prestiti.
Ma “se non è zuppa è pan bagnato”. Il problema non è scegliersi il padrone e legarsi alle sue promesse. Anche Riva quando si prese l'Ilva promise che l'avrebbe risanata e messa a norma, e come è andata a finire poi lo vediamo tutti. “Se non è zuppa è pan bagnato” significa volumi produttivi che prevedono il taglio almeno di un 30% degli operai, considerando anche l'appalto. E' inutile dire, poi, che chi resterà avrà livelli di sfruttamento indiani o turchi, nel senso vero della parola. E Marcegaglia e Arvedi chiuderanno i loro stabilimenti per buttarsi sull'affare dell'Ilva.
Anche sul fronte salari siamo a rischio. I 300 milioni dati dal governo coprivano fino a fine giugno. Nè il governo, a parte alchimie dell'ultimo momento, può dare altri soldi per l'andamento della fabbrica, e non per le bonifiche, senza incorrere nelle sanzioni della Comunità europea. Il 10° decreto è, se fosse possibile, il peggiore e più illegale fatto finora: concede l'immunità e quindi il via libera a violazioni sulla sicurezza, sull'ambiente, ai nuovi padroni, dopo averla già data ai commissari; rinvia nuovamente, e questa volta fino addirittura al 2019 le prescrizioni Aia (tra cui la copertura dei micidiali parchi minerali) - di fatto vuol dire non farle mai; permette, infatti, ai nuovi padroni di modificare il piano ambientale (cioè di peggiorarlo); toglie ai nuovi acquirenti l'obbligo di restituire i 300 milioni e altri debiti (che quindi pagherà lo Stato, cioè i cittadini); ripresenta la strada della newco - in cui sarà salvata solo una parte della fabbrica e gli operai passeranno con una novazione di contratto all'insegna del jobs act - e della badcompany - in cui saranno messi debiti, risarcimenti, spese ambientali "improduttive" e migliaia di esuberi operai. Senza la mobilitazione degli operai, gli ulteriori passaggi non possono che essere sempre più di attacco alle condizioni di lavoro, di salario, alla salute dentro e fuori la fabbrica. Gli operai devono "liberarsi" dall'annebbiamento mentale e di coscienza che i sindacati confederali hanno attuato.  Nessun lavoratore può sentirsi al riparo. Anche sul fronte dell'attacco alla salute, per esempio, i dati emersi dal registro tumori stanno a dimostrare che tutti gli operai e masse popolari possono essere colpiti, sia quelli residenti a Taranto che in provincia (anzi, paradossalmente (?) i dati dei tumori nella provincia risultano essere più alti di quelli in città). Poi in fabbrica tutti, dal più lontano paese della provincia o della regione, si sta comunque 8 ore e tutti i giorni, e gli operai continuano a respirare emissioni nocive sempre e di più.
Anche giorni fa vi è stato uno slopping in acciaieria 1.
Per questo, ora per uscire in fabbrica da questa situazione serve un'assemblea generale in cui gli operai possano trovare la forza dei loro numeri, dell'unità per ribellarsi e imporre una mobilitazione autorganizzata, fuori dai binari dei sindacati confederali. Noi chiediamo un'assemblea generale e non le finte assemblee di reparto. Vogliamo che tutti gli operai sentano una sola cosa dai sindacalisti e possano far sentire la loro voce e imporre i loro interessi di difendere lavoro, salute e sicurezza, salari, diritti.
Ma tutti non vogliono fare l'assemblea generale, l'Usb compresa. Gli piace amministrare gli orticelli piuttosto che misurarsi con tutti i lavoratori. Fim e Uilm gestiscono l'esistente, minacciano scioperi e mobilitazioni se...se...se, il cui ultimo sciopero abbiamo visto a che è servito... La Fiom abbaia alla luna, si butta sulle piccole cose e ha fiducia nel governo e nello Stato.
L'USB annuncia un piano di assemblee, la proposta di uno sciopero una marcia dall'Ilva all'Eni il 26 luglio, una raccolta di firme per mandare prima gli operai in pensione. Ma questo del prepensionamento lo Slai cobas lo aveva proposto con il “Decreto operaio”, in cui uno dei punti è che “25 anni bastano” per lavorare in questo impianto siderurgico. Ma, intanto, la stessa Usb che cosa ha fatto? Nessuna reale opposizione ai decreti, la ripresa del lavoro e la revoca dello sciopero quando vi è stato il sequestro dell'Afo2 per la morte di Alessandro Morricella; l'incontro con Renzi con foto ricordo, quando è venuto con una toccata e fuga a Taranto; per non parlare il “culo e camicia” con Emiliano, altro trombone. Lo sciopero lo ha fatto l'Usb ma insieme alla Confindustria.
Le marcette, gli scioperi per incontrare il prefetto e il giro degli ospedali, non permettono di ottenere nulla
DOBBIAMO IMPORRE NELLE ASSEMBLEE O CON UNA RACCOLTA DI FIRME:
ASSEMBLEA GENERALE SUBITO!
APRIRE LA FABBRICA ALLA CITTA'!
BLOCCARE UNITI, OPERAI E CITTADINI, FABBRICA E CITTA'!
SLAI COBAS per il sindacato di classe
Taranto via Rintone, 22 (aperta il martedì e giovedì dalle 17,30-19,30)
slaicobasta@gmail.com – 3475301704 – leggi il blog tarantocontro


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