mercoledì 17 febbraio 2016

17 febbraio - Processo per l'amianto all'Olivetti: i padroni assassini passano alla corruzione dei testi, due testimoni dell'accusa ora ritrattano



Sono ex dipendenti del servizio sicurezza. Il giudice sospende l'udienza e dispone accertamenti sui tabulati telefonici tra un avvocato difensore e i testimoniDue dei principali testimoni d'accusa al processo per i morti d'amianto all'Olivetti rivedono le dichiarazioni che avevano dato maggior vigore all'inchiesta mentre si lavorava alle indagini. Sono Luisa Arras e Paolo Silvio Fornero, due ex dipendenti di Olivetti, del servizio organizzazione sicurezza sul lavoro, che ieri sono stati sentiti nel processo che si celebra davanti al giudice Elena Stoppini e che ha 18 imputati a vario titolo di omicidio colposo e lesioni. "Si sa che le aziende non vogliono fare emergere nero su bianco le anomalie - aveva detto Luisa Arras davanti al pubblico ministero nel corso delle indagini - anche da noi funzionava così, esami che davano esito allarmante venivano ripetuti e, se restavano ancora sopra i livelli di legge, non venivano scritti nei report". Ieri, invece, tra mille tentennamenti, la testimone ha disconosciuto quelle sue dichiarazioni. "Mi fecero domande generiche - ha detto in aula dal banco dei testimoni - non sapevo che stessimo parlando dell'amianto. E comunque quel verbale non l'ho riletto perché ero esausta e le mie dichiarazioni sono state travisate".
Ancor più eclatante la retromarcia di Fornero che fino a ieri era il testimone di maggior peso nella vicenda del talco con la presenza di tremolite impiegato come lubrificante nei processi di assemblaggio dei componenti meccanici. Nell'estate del 2013, sentito dal pm, Fornero aveva dichiarato: "Ci hanno messo cinque anni a intervenire per cambiare fornitura". Spiegava così che alle prime avvisaglie di rischio, nel 1981, quando uno studio affidato al Politecnico rilevò la presenza di particelle pericolose, il servizio per la sicurezza segnalò all'ufficio acquisti l'urgenza di cambiare prodotto, ma dalla documentazione ritrovata negli archivi è risultato che solo nel 1986 l'azienda si decise a cambiare talco. Ieri, nella sua testimonianza di oltre quattro ore, ha ritrattato completamente facendo tremare tutto l'impianto d'accusa dei pm Laura Longo e Francesca Traverso. Senonché, domanda dopo domanda, è emerso un quadro sospetto tanto che il giudice ha sospeso per qualche minuto l'udienza e ha poi deciso di disporre accertamenti sui tabulati telefonici. Il timore è che Fornero possa essere stato condizionato dopo che l'avvocato Luca Fiore, che difende la sua ex dirigente, Maria Luisa Ravera, lo ha convocato per due incontri nell'ottobre scorso. Fiore, che ha citato Fornero anche tra i suoi testi, avrebbe dovuto verbalizzare il contenuto del colloquio ed evitare gli argomenti oggetto della testimonianza, ma agli atti ha solamente mostrato un foglio di appunti.

“Dall’81 il talco contaminato non si usava più in azienda”
Ivrea: doppio colpo di scena al processo per l’amianto Olivetti. Due testimoni ritrattano in aula le dichiarazioni rese in procura

L’esame del teste: Paolo Fornero parla nell’aula magna del liceo Gramsci, dove si sta celebrando il processo ai 18 manager Olivetti accusati di omicidio colposo e lesioni colpose




16/02/2016
giampiero maggio
IVREA
Doppio colpo di scena, ieri, al processo sulle morti da esposizione all’amianto alla Olivetti. Due testimoni chiave dell’accusa fanno retromarcia, smentendo in aula le dichiarazioni che avevano rilasciato alla Procura di Ivrea nel corso delle indagini. Così il processo che deve far luce sulla morte per mesotelioma pleurico di 12 ex dipendenti (e di 2 casi di lavoratori tuttora ammalati) e che ha portato alla sbarra 18 persone tra ex manager ed ex dirigenti, compresi Carlo e Franco De Benedetti e l’ex ministro Corrado Passera, subisce un duro contraccolpo. E adesso? Toccherà al giudice del Tribunale, Elena Stoppini, decidere sulla genuinità dei due testimoni. Il talco contaminato.
È in particolare Paolo Silvio Fornero, 74 anni, un passato dal ’61 al ’96 alla Olivetti ed ex coordinatore del Servizio organizzazione sicurezza sul lavoro e poi al Sesl, i due enti interni all’azienda che avevano il compito di monitorare lo stato di salute degli ambienti, a mischiare le carte in tavola. Era stato lui, nell’agosto 2013, a dire al sostituto procuratore Lorenzo Boscagli (ora pm a Prato) del talco contaminato da tremolite d’amianto. Che quel materiale fosse pericoloso lo dice una nota del Politecnico di Torino, datata febbraio 1981.
Nel 2013 a Fornero viene mostrato un appunto del 30 aprile 1986 in cui lui annota: «La giacenza attuale viene smaltita come rifiuto» e ai magistrati Fornero giustifica così quella soluzione tardiva: «Noi del Servizio ecologia avevamo rilevato la presenza dell’amianto nell’81. Ci hanno messo 5 anni a decidere». Ieri, in aula, lui dichiara tutt’altro. «Il talco contaminato non è vero che fu sostituito nel 1986, ma fu cambiato nel 1981». 
L’influenza dell’avvocato.
Di fronte alle contestazioni del pm, Laura Longo, il testimone si contraddice più volte, tenta di spiegare. Non convince affatto. Il pm chiede a Fornero se delle dichiarazioni rilasciate nel 2013 e messe a verbale ne avesse parlato successivamente con qualcuno. Fornero nega. Poi, incalzato anche dal giudice, ammette di averne parlato ad ottobre dello scorso anno con un avvocato. «Con chi?» chiede il pm. Con il legale che difende Maria Luisa Ravera, all’epoca a capo del Servizio ecologia, referente di Fornero e ora tra i 18 imputati. L’avvocato ad ottobre lo interroga e inserisce Fornero anche nella propria lista testimoni. È nelle sue facoltà. Ma la domanda è: fino a che punto si è spinto? Può aver influito sulle dichiarazioni rese in aula dal testimone? Fornero spiega di essersi recato, dopo l’interrogatorio con il legale di Ravera, da Silvana Cerutti, l’ispettore dello Spresal che ha portato avanti le indagini: «Volevo dirle che ne avevo parlato con l’avvocato, volevo parlare con lei della questione del talco». 
Gli altri dubbi.
Ci sono, poi, le dichiarazioni di Luisa Arras, anche lei al Sesl, ma faceva analisi alle strutture. A Boscagli, nel 2013, riferì in verbali che «quando c’erano valori che non andavano bene o si ripeteva l’esame o non si citava il dato». Di fronte alle domande in aula, ieri, Arras smentisce tutto. Sostiene di «aver sottoscritto i verbali ma di non averli riletti». «Quando fui sentita - spiega - mi riferivo ad analisi ambientali in generale».


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