lunedì 14 settembre 2015

13 settembre - Chi sarà il nuovo capo di Confindustria? Un'utile analisi storiografica di uno dei candidati, per comprendere cosa ci riserva il futuro nelle fabbriche

dal blog proletaricomunisti



Chi è Gianfelice ROCCA, candidato alla presidenza di Confindustria
Alcuni estratti da articoli della stampa spiegano da dove viene e gli ampi intrecci con la politica: da Tognoli, a Formigoni, a Maroni, a Renzi... a dimostrazione che governo e istituzioni sono un vero e proprio comitato di affari dei padroni, che hanno le mani in pasta in tutti i settori: fabbriche, infrastrutture, petrolio, sanità, finanza, Expo… l’ottavo uomo più ricco d’Italia e il 195esimo al mondo grazie a un patrimonio stimato in 6,1 miliardi di dollari.

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Confindustria lombarda spalanca le porte al re degli appalti Gianfelice Rocca   Anche il governatore Maroni applaude alla designazione del patron di Techint e Tenaris alla guida di Assolombarda e predice una "fruttuosa collaborazione" di C. Iotti e G. Scacciavillani | 10 maggio 2013 da il fatto quotidiano


Con Rocca proseguirà la fruttuosa collaborazione che fin qui c’è stata tra l’ente Regione e Assolombarda in vista anche dei prossimi appuntamenti di straordinaria importanza che coinvolgeranno il nostro territorio: primo fra tutti l’Expo 2015″. Mercoledì il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, ha salutato così la designazione del patron della Techint, Gianfelice Rocca, alla guida della maggiore associazione territoriale della Confindustria, Assolombarda.
La storia imprenditoriale e l’esperienza di Gianfelice Rocca sono una garanzia concreta che il ruolo di Assolombarda potrà dare forza e strategia di sistema alle imprese lombarde in un momento economicamente difficile ma anche ricco di opportunità di sviluppo”, ha fatto eco a Maroni il presidente di Milano-Serravalle e ad di Pedemontana, Marzio Agnoloni. “Il sistema delle infrastrutture è una delle priorità per rendere più competitivo il nostro territorio e per dare alle imprese

maggiori opportunità di crescita – ha proseguito Agnoloni – e siamo soddisfatti di aver indicato Gianfelice Rocca a rappresentare le istanze e le strategie degli associati. Al neo presidente i miei più sinceri auguri e la proposta di organizzare a breve un momento di confronto sulle infrastrutture utile a fare sistema”. L’incarico è prestigioso e sicuramente piace anche all’amico Alberto Bombassei, il patron della Brembo già rivale di Squinzi nella partita per la guida della Confindustria e oggi  parlamentare sotto le insegne di Mario Monti. Per non parlare del fatto che ha senza dubbio un potenziale interessante anche per gli affari di famiglia. Che a livello nazionale negli anni scorsi hanno dovuto già fare i conti con lo stop al nucleare che stava al centro del piano industriale della loro Techint. Mentre a livello locale devono concentrarsi soprattutto sugli equilibri della Lombardia, terra dove la famiglia Rocca è protagonista non solo per le ex acciaierie Dalmine oggi Tenaris, ma anche e soprattutto per le infrastrutture targate Techint con appalti che nel solo settore pubblico negli ultimi anni hanno spaziato dalla nuova sede della Regione al Policlinico di Milano e all’ospedale di Legnano.



Senza contare la sanità in senso stretto, dove l’Humanitas dei Rocca alle porte di Milano, che nel 2011 ha effettuato oltre il 90% dei ricoveri a pazienti convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale, è ormai il capofila di uno dei principali poli privati di un settore in fermento e molto caro all’ex governatore Roberto Formigoni. Un’ottima ragione per prestare particolare attenzione alle evoluzioni politiche di una Regione che dopo l’ultima tornata elettorale ha visto crescere la Lega che sembra intenzionata a passare al lentino tutte le scelte del passato nel settore.
I rischi per chi fa affari, insomma, sono sempre in agguato. Come dimostra lo strappo, a ridosso delle regionali del 2010, poi ricucito, sull’appalto da almeno 270 milioni per il nuovo Policlinico di Milano che Techint si era aggiudicata nel 2007. Quando cioè il presidente della fondazione che controlla l’ospedale milanese era Carlo Tognoli, l’ex sindaco di Milano del Partito Socialista travolto da Tangentopoli. Lo stesso scandalo che aveva visto l’attuale numero uno dell’Eni, Paolo Scaroni, patteggiare 1 anno e 4 mesi per mazzette versate proprio al Psi quando era vicepresidente della stessa Techint. Gruppo che sembra tuttora affezionato al manager, visto il suo ruolo di consigliere di Humanitas e i progetti in comune in Polonia, dove la controllata di Eni Saipem e i Rocca nel 2010 si sono aggiudicati una commessa da oltre 700 milioni per realizzare un rigassificatore. Del resto i Rocca sono per tradizione di famiglia abili diplomatici capaci di volgere a proprio favore le situazioni avverse nella più totale discrezione. Come accaduto anni fa in Venezuela dove un tentativo di esproprio da parte di Hugo Chavez si trasformò in un affare. Forse anche per l’intervento del presidente argentino Kirchner, sceso in campo a favore di una delle più potenti industrie del suo Paese nonostante il forte debito con i venezuelani. Ma non è un mistero che le scelte economiche di Buenos Aires negli anni abbiano avuto ricadute positive sulle attività della famiglia italiana, prosperata in Argentina negli anni della dittatura dei generali, non è un mistero. Come non sono un mistero né una novità gli incontri periodici tra l’inquilina della casa Rosada e Paolo Rocca, che ha raccolto il testimone delle attività di nonno Agostino in sud America. Un rapporto, quello con la Kirchner che si è decisamente raffreddato solo quando la presidentessa ha avanzato pretese di controllo del sul cda di una delle società del gruppo. Diplomazie sempre al lavoro, quindi, al di là e al di qua dell’oceano dove gli intrecci sono tanti. A cominciare dalle amicizie importanti come quella con l’ex numero uno di Assolombarda, Diana Bracco, tra le prime fila dei chimici come Squinzi, ma allo stesso consigliere di amministrazione di Humanitas. O ancora quella con Fedele Confalonieri che ha spesso definito Rocca “un uomo di valore”. Un valore che è sparso per il mondo: è infatti difficile tracciare con esattezza i confini dell’impero dei Rocca, eredi di una multinazionale che ha fatto della discrezione e dei paradisi fiscali due punti di riferimento. Visti i tempi che corrono, un curriculum non male per il futuro presidente di Assolombarda.
ROCCA E I SUOI FARDELLI: TUTTI I GUAI DEL NUMERO UNO DI ASSOLOMBARDA ROCCA. CHE VUOLE SALIRE IN CONFINDUSTRIA... 

Luca Piana e Gloria Riva per ‘L'Espresso' 11 APR 2014  

Concertazione o non concertazione? A Milano, negli uffici della multinazionale Techint, il dibattito scatenato dal premier Matteo Renzi sulla necessità di dire addio alle trattative governo-sindacati-Confindustria sulle scelte economiche, è stato vissuto come una questione caldissima. In dicembre, infatti, il numero uno della Techint, Gianfelice Rocca, aveva presentato un piano lacrime e sangue per rimettere in sesto l'azienda, specializzata nella progettazione e costruzione di impianti industriali e infrastrutture civili. Erano previste misure choc, con 124 esuberi su 432 dipendenti nella sede di via Monte Rosa, dove c'è il quartier generale di un gruppo che opera in tutto il mondo. Niente concertazione, dunque: una posizione coerente con quella espressa di recente da Rocca - che è anche presidente dell'Assolombarda, la Confindustria milanese - dopo l'uscita di Renzi: «I titoli di testa del governo sono giusti. In questo momento dobbiamo sostenere chi cerca di cambiare il Paese», ha detto l'imprenditore, da molti ritenuto il possibile successore di Giorgio Squinzi alla guida della Confindustria.
..gruppo solido come quello dei Rocca. Fondata nel 1946 in Argentina dal nonno Agostino, uno dei manager che aveva guidato lo sviluppo della siderurgia pubblica in epoca fascista, la Techint si è via via ingrandita, allargandosi prima in America Latina, poi in Europa, negli Stati Uniti, in Medio Oriente e in Asia. I dipendenti nel mondo sono circa 60 mila, a fronte di un giro d'affari che in base al bilancio consolidato della holding San Faustin - da poco trasferita dalle Antille olandesi al Lussemburgo - è quantificabile nell'esercizio annuale al 30 giugno 2013 in 25,8 miliardi di dollari.

...Gianfelice conserva diverse cariche di grande importanza all'interno della catena di controllo del gruppo. A cominciare dalla presidenza della holding di settore, la Techint Industrial Corporation, nonchè della San Faustin, la capogruppo che, come rivelato dal "Corriere della Sera", conta fra i propri azionisti diverse ricche famiglie della borghesia italiana, la cui partecipazione è celata dal più stretto riserbo...........in un anno dove i rovesci non sono mancati, ha potuto comunque distribuire ai suoi azionisti un dividendo di 234 milioni di dollari.


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