Elenco blog personale

lunedì 25 agosto 2014

24 agosto: Il blog sospende la normale attività, salvo emergenze. Riprenderà normalmente da settembre

22-23-24 agosto: La lotta contro gli omicidi sul lavoro deve riprendere più intensa di prima

comunicato stampa

lo slai cobas taranto esprime il suo dolore per la catena di suicidi che colpisce la città
insieme alle condoglianze ai famigliari
ma nello stesso tempo diciamo chiaro che in questi suicidi c'è molto di omicidio
l'emergenza lavoro, l'emergenza speranza non trovano alcuna risposta dalle istituzioni, dai governi e dai poteri forti del paese e della città
le lotte dei disoccupati organizzati, quelle contro la precarietà, che abbiamo animato in città trovano porte chiuse, arresti e denunce
così come non si vede luce alle grandi questioni ilva, ambiente, salute, sviluppo della città
come non vedere un nesso tra queste morti da disperazione e solitudine e la situazione che giornalmente spesso da soli solleviamo?
settembre dovrà essere necessariamente un mese caldo per cui bisogna trasformare questa spinta alla morte e alla disperazionein speranza e lotta collettiva
questo è il nostro impegno come sempre.. ma ci piacerebbe non essere soli e non ricevere solo repressione e discriminazione

per lo slai cobas taranto
palatrasio ernesto e margherita calderazzi
347-5301704
24-8-2014


22-23-24 agosto: Settembre, all'Ilva di Taranto l'India è vicina, attivo operaio e popolare per organizzare la lotta

All'Ilva si avvicinano gli indiani... Ma gli operai non devono stare a guardare...
All'Ilva si avvicinano gli indiani e il Financial time parla di una trattativa ormai in dirittura di arrivo.
Ma in fabbrica nulla succede. I sindacati confederali hanno sempre detto Si a tutto quello che è avvenuto in questi anni e si apprestano a dire Si a scatola chiusa su quello che si sta realizzando.

Affronteremo nei primi mesi di settembre con un documento tutta la vicenda dell'Arcerol-Mittal: chi sono e cosa vogliono, da dove vengono i soldi che gli permettono di acquisire l'Ilva e che succederà in Ilva se questa operazione va a buon fine in termini di sfruttamento, posti di lavoro, sicurezza sul lavoro, di diritti sindacali e che fine farà il piano di ambientalizzazione.
Ma il principale chiarimento che serve ai lavoratori è se in tutta questa vicenda vogliono essere spettatori, sudditi e agnelli sacrificali, o se invece vogliono realmente difendere i loro interessi.
Se gli operai affrontano questa situazione già accettandola e pensando che se si stanno zitti e buoni, sia come massa sia come operai attivi, la cosa andrà bene e loro si salveranno anche individualmente il culo, ebbene sappiano che questo è il modo migliore per perdere la battaglia e finire mangiati dai padroni (italiani o indiani che siano) e schiavi.
I sindacati confederali accetteranno tutto, come hanno sempre fatto. L'Usb e Liberi e pensanti non hanno nè progetti, nè idee, nè piani, nè forma organizzata per condurre questa guerra.
Senza l'organizzazione di classe e di massa, senza una direzione realmente autonoma da padroni, governo e idee fasulle, questa battaglia in fabbrica, importante non solo per l'Ilva e la città ma per l'intera classe operaia in Italia, non solo è già persa ma non si combatterà neanche.
Noi siamo l'alternativa a tutto questo. Dobbiamo costruire insieme la forza organizzata perchè sia presente e via via forte e in gradi di rovesciare la situazione.

IL 12 SETTEMBRE ATTIVO OPERAIO E PROLETARIO PER PROMUOVERE E RIORGANIZZARE QUESTA BATTAGLIA

Info: slaicobasta@gmail.com - 3475301704


giovedì 21 agosto 2014

21 agosto: Cassina de Pecchi - NUOVO PICCHETTO RIUSCITO ALLA DIELLE

LA CARICA FINALE DEGLI SBIRRI FA DEI FERITI MA.....NON CAMBIA IL RISULTATO DELLA GIORNATA
DOMANI (oggi) ASSEMBLEA A PIOLTELLO PER RILANCIARE LA BATTAGLIA



Fin dalle 5 di mattina parte l'ormai solito blocco della cooperativa crumira e dei suoi 15 uomini incaricati di sostituire gli operai del SI.COBAS in via di licenziamento
Raggiunti da oltre 100 operai di Bologna, Carpiano, Settala , Pavia e Piacenza il picchetto resiste per oltre 6 ore ai tentativi di carica degli sbirri e infine ottiene l'allontanamento dei crumiri.
Ma a 10 minuti dal termine del picchetto (fissato per le 14 e concordato con i funzionari di poilizia) parte una carica pretestuosa, per ottenere l'ingresso di un camion giunto sul posto e, tra l'altro, disposto ad attendere l'ora prefissata
La democrazia di stato mette così a nudo il suo carattere economico di classe e la sua missione politica: distruggere ogni forma di opposizione reale allo stato di cose esistenti ed in particolare le sue forme organizzate
Gli operai in lotta, dal canto loro, mentre si medicano artigianalmente le ferite riportate, rilanciano la battaglia e convocano un'assemblea pubblica per domani a Pioltello, in via Mozart Ang. via Milano...
SI.Cobas


18-19-20 agosto: IKEA.... una lotta che non va in vacanza

IKEA: LA LOTTA NON VA IN VACANZA

 Il licenziamento politico che colpisce lavoratori e delegati per mettere all’angolo organizzazioni sindacali scomode è un atto di ostilità che merita una sola risposta: la lotta. Quando la dimensione dell’attacco raggiunge spregiudicati livelli di arroganza padronale come nel caso dell’Ikea di Piacenza (24 facchini licenziati tutti iscritti al Sindacato Intecategoriale Cobas), l’unico linguaggio che il padronato capisce è l’ostinata resistenza dei lavoratori che, nonostante le difficoltà economiche e sociali in cui sono stati cacciati, continuano a tener testa al maltolto subito non aspettando passivamente che la giustizia passi, chissà come e quando, per qualche aula di tribunale. Questi lavoratori non sono soli e nonostante tutte le contromisure di IKEA e San Martino per isolare i licenziati dal resto dei lavoratori impiegati presso il Deposito Centrale della multinazionale, utilizzando sapientemente la politica “del bastone e della carota”, continuano a  lottare con l’appoggio solidale dei loro compagni di lotta e di sindacato e delle realtà solidali che si schierano apertamente in difesa degli interessi dei lavoratori.
Oggi 14 agosto i COBAS di Piacenza insieme a quelli di Bologna, Milano, Parma, Modena, Brescia e Pavia sostenuti da solidali di varie città (180 persone circa) hanno attuato un presidio a partire dalle ore 5,30 davanti alle porte dell'Ikea per ricordare a lor signori che il movimento di lotta non va in vacanza. Se l'Ikea tramite la San Martino pensavano di aver vinto la partita con i licenziamenti mirati hanno fatto i conti senza i militanti dei COBAS e i tanti solidali che non solo oggi ma sempre di più metteranno in campo azioni affinché i licenziati rientrino nel magazzino. Un prossimo appuntamento è già lanciato per la giornata sabato 23 agosto 2014 con una nuova mobilitazione nazionale ai negozi dell’Ikea per rafforzare la campagna di denuncia e di appoggio ai licenziati politici. In questi mesi i lavoratori licenziati all’Ikea non sono stati fermi come statue di sale al presidio permanente davanti ai cancelli elemosinando un rientro. Hanno lottato giorno dopo giorno, facendo azioni di lotta costante, andando a sostenere i loro compagni di altre aziende ed in  altre città. Questa resistenza non poteva darsi senza l’esistenza di un movimento di lotta che è in espansione, soprattutto nella logistica ma non solo, e di una cassa di resistenza che seppur inadeguata rappresenta un elemento importante della lotta e della resistenza.
sabato 23 agosto 2014
giornata di mobilitazione nazionale ai negozi dell’Ikea
per rafforzare la campagna di denuncia e di appoggio ai lavoratori in lotta
contro i licenziamenti politici e l’arroganza padronale.
Organizziamo in tutte le città presidi davanti i punti vendita IKEA!
Se toccano uno, toccano tutti!
Sindacato Intercategoriale Cobas
14/08/2014

17 agosto: Assemblea cittadina al presidio del S. Paolo, Milano...

... lo Slai Cobas sc Istituto Tumori ha partecipato e prossimamente aggiornerà su proseguio della lotta e su dibattito

Raffaele al 7° giorno di sciopero della fame
agosto 17, 2014
Cari amici e compagni
Prosegue lo sciopero della fame di Raffaele (oggi al settimo giorno), il collega invalido licenziato al San Paolo che a partire dall’11 agosto non si alimenta più ma si limita a idratarsi; pur essendo sempre più debole Raffaele non intende demordere dalla lotta estrema per un diritto, quello al lavoro, che ritiene sacrosanto; si tratta di un diritto sopra cui è passata come un rullo compressore la macchina disciplinare di un’amministrazione buona ad applicare la ritrita strategia dello shock e della tensione per nascondere quelle magagne che diventano ogni giorno più visibili in un San Paolo che a forza di chiusure e di tagli diventa ogni giorno meno redditizio e più ingestibile.
Ricordiamo che la mattina di martedì 19 agosto si terrà l’udienza per il ricorso proposto da Raffaele contro il suo licenziamento. (Tribunale civile del lavoro, via Pace ore 9.30).

Sempre Martedì 19/08, alle ore 18.00 presso il Presidio dell’Ospedale San Paolo, si terrà un incontro del Coordinamento lavoratori della Sanità e la cittadinanza
Continua nel frattempo su iniziativa di USI FSI la raccolta di firme contro i licenziamenti pretestuosi come quello di Raffaele nonché le ritorsioni disciplinari subite da due delegati USI per le proteste del 21 maggio contro l’utilizzo del lavoro interinale in ospedale, potete firmare anche voi presso il presidio del comitato per il reintegro di Raffaele tenuto ad oltranza 24 ore su 24 in sede sindacale.
Lunedì 18/08 presso la Dirigenza verranno protocollate ulteriori 521 firme a sostegno di Raffaele con un totale fino ad oggi di 1072 firme raccolte. Oltre alle adesioni della Fials aziendale, del M5S della Lombardia, del PRC della Provincia, ringraziamo per la solidarietà espressa le numerose sezioni locali e regionali dell’USI-AIT, Operai Azimut-Benetti di Viareggio e delegati Attivo Fiom-Lucca, l’ Usi Sanità, Conf. Cobas, Slai/cobas, SiCobas, Cub.
Un saluto a tutti

dal Presidio Permanente Ospedale San Paolo


16-17 agosto: Nello Swaziland minacce di morte per chi fa sindacato

Swaziland: il primo ministro minaccia di far strangolare dei dirigenti sindacali
In collaborazione con la Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC), che rappresenta 176 milioni di lavoratori in 161 paesi ed ha 325 sezioni nazionali.


Il primo ministro dello Swaziland, Barnabas Sibusiso Dlamini, ha minacciato di far strangolare i dirigenti sindacali e i leader dei diritti umani che stanno partecipando all'African Summit a Washington . La minaccia è stata espressa mentre il Primo Ministro rispondeva all'interrogazione parlamentare circa il piano del governo per mantenere i privilegi commerciali previsti dall'African Growth and Opportunity Act (AGOA), sospesi dagli Stati Uniti a partire dal
1° gennaio 2015. Tale decisione è stata presa a causa delle gravi e sistematiche violazioni dei diritti dei lavoratori che caratterizzano ormai da anni l'azione del governo, tra queste l'imprigionamento di dirigenti sindacali, la soppressione della federazione sindacale (TUCOSWA), il divieto di sciopero e di manifestazione. Nel gennaio 2014 una missione di inchiesta di alto livello dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ha accertato che nello Swaziland "non sono stati compiuti progressi concreti e tangibili sulle varie questioni riguardanti [la libertà di associazione], alcune delle quali sono aperte ormai da più di un decennio."



15-16 agosto: Lo sfruttamento nei mass media

La Repubblica cerca schiavi
  • Venerdì, 15 Agosto 2014 14:21


14-15 agosto: Bagnoli, operai e movimenti di lotta contestano Renzi

Bagnoli, arriva Renzi: contestazioni e cariche
Giovedì, 14 Agosto 2014 14:18

Ivan Trocchia

 Come promesso a giugno durante la kermesse di “Repubblica delle Idee” il premier Renzi si presenta a Napoli alla vigilia di ferragosto. Il programma è top secret. A parte la tappa obbligata di Bagnoli dove deve apporre la firma agli atti che danno il via alla ricostruzione della Città della Scienza per il resto è tutto avvolto dal mistero. I comitati territoriali di Scampia lo hanno invitato e sembra che Renzi abbia accettato l’invito. Invece il suo tour napoletano inizia a sorpresa nella zona orientale della città, nell’ex quartiere industriale di Ponticelli dove visita la Kfora, una fabbrica di elicotteri. Qui non vi è nessuno ad aspettarlo a parte le poche troupe giornalistiche e televisive accreditate. 
Discorso completamente diverso invece quando si reca nel quartiere occidentale di Bagnoli. Qui già dal giorno prima i militanti dell’associazione “Una spiaggia per tutti” hanno occupato le impalcature della Città della Scienza ed esposto striscioni che invitano il premier a starsene a casa perché gli atti che dovrebbe formalizzare non possono che portare nuove truffe e speculazioni a danno della collettività. Vedi gli stanziamenti (40 milioni di euro) destinati all’associazione Idis, distintasi in questi anni per spreco sistematico di denaro pubblico e per rappresentare un contenitore di inefficienze e clientelismi. Così all’arrivo del premier è necessario blindare completamente via Coroglio dove è ubicato l’ingresso della Città della Scienza. Da un lato gli attivisti dell’associazione Terra dei fuochi che lo accolgono con lo striscione “Renzi come Schettino” e dall’altro i ragazzi del centro sociale locale Iskra da anni impegnati nella lotta per la bonifica del territorio. E’ qui che Renzi trova i contestatori più accaniti anche se vengono tenuti lontanissimi dai luoghi dell’evento con cordoni di polizia, carabinieri e guardia di finanza che inibiscono qualsiasi accesso alla strada. Così il centinaio di ragazzi presenti (quasi tutti di Bagnoli ) decidono di manifestare per le strade del quartiere. Le reazioni della comunità al corteo improvvisato sono sostanzialmente buone, applausi dalle finestre e incoraggiamenti. D’altronde quelli che sfilano sono tutti figli di questi luoghi.
Si sprecano le battute e gli sfottò sulle strade del quartiere improvvisamente ripulite a dovere per la visita del premier dopo giorni di sporcizia non raccolta. I netturbini sono tutti in divisa d’ordinanza, cosa rara a vedersi. Gli slogan lanciati dal megafono e urlati con forza chiedono la bonifica del territorio e delle spiagge adiacenti, denunciano le promesse mai mantenute in questi anni dai vari governi in carica e, immancabile, echeggia il coro che da anni accompagna le lotte dei comitati ambientalisti e territoriali: “voi assassini in giacca e cravatta”.

Non mancano attimi di tensione quando un dirigente della Digos si lancia letteralmente contro un gruppo di ragazzi, aggredendoli. Parte così una carica di media intensità e si vedono alti i manganelli a colpire teste e corpi. Interrogato il dirigente per chiedergli spiegazioni del perché di quel comportamento violento contro i manifestanti il funzionario risponde così: “era già la terza volta che mi chiamavano omm ‘e merda”. Insomma l’ennesima delirante gestione dell’ordine pubblico a Napoli contro manifestazioni organizzate da componenti giovanili e antagoniste. Qualcosa di simile era successo a giugno a Piazza Trieste e Trento, sempre in occasione della visita del premier. All’epoca un elettrizzato dirigente della Questura napoletana occupava il suo tempo insultando, minacciando e provocando i contestatori. 
Il corteo ritorna poi al punto di partenza in Piazza Bagnoli e qui di fronte a uno spropositato cordone di carabinieri continua la contestazione in forma di presidio.
L’impressione generale e conclusiva è che in una mattina così assolata, alla vigilia di ferragosto, fosse impossibile fare di più. Le attività di depistaggio di questi giorni hanno oltretutto reso ancora più difficile le mobilitazioni e il coordinamento tra i diversi gruppi e movimenti sociali. Renzi ha poi promesso di ritornare costantemente in città, la prossima volta sarà a novembre e forse in un autunno che si spera caldo, l’accoglienza sarà anch’essa bollente.  

13-14-15 agosto: Non si arresta la mobilitazione delle lavoratrici del Policlinico di Milano

Policlinico, continua la battaglia per le Madri della crisi: "Tutti i giorni suonerà una sirena"

"Siamo presenti, siamo vive e continuiamo a lottare. Siamo le Madri nella Crisi e da oggi daremo un altro segno della nostra presenza sul tetto del Policlinico che occupiamo ormai da quarantacinque giorni. Ogni due ore, da quassù, faremo suonare una sirena che sarà un allarme per la nostra situazione e una sveglia per le vostre coscienze: noi siamo ancora qui"
Milano, 13 agosto 2014 - "Siamo presenti, siamo vive e continuiamo a lottare. Siamo le Madri nella Crisi e da oggi daremo un altro segno della nostra presenza sul tetto del Policlinico che occupiamo ormai da quarantacinque giorni. Ogni due ore, da quassù, faremo suonare una sirena che sarà un allarme per la nostra situazione e una sveglia per le vostre coscienze: noi siamo ancora qui". Lo scrivono in una nota Le "madri nella crisi". "Suonerà per le istituzioni, sorde alla nostra richiesta di aiuto. Suonerà per il Policlinico che ci ha lasciato a casa dopo averci spremuto per vent'anni. Suonerà per le agenzie interinali che ci hanno sfruttato e ricattato con contratti mensili. Suonerà per tutti i precari, come come fosse una sveglia. Suonerà per le donne e le madri a cui non vengono garantiti diritti. Suonerà per quei sindacati con la cui complicità il lavoro precario è diventato simbolo della vocazione suicida di questo paese.Suonerà come fosse un'adunata, perché noi donne madri ribelli nella crisi agiremo di nuovo. Mentre la politica é in vacanza, noi resistiamo e aspettiamo. Aspettiamo il vostro ritorno dalle vacanze, da quelle stesse vacanze che a noi sono negate, essendo venuta meno la nostra condizione di lavoratrici. Vacanze che abbiamo deciso di trascorrere su un tetto occupato, per occupare il cuore, riempirlo dell'orgoglio di chi si sente nel giusto e si organizza perché ci troviate ancora qui, più forti e numerose, determinate a far rispettare un nostro diritto e la nostra dignità".
"Questa sirena sarà anche un monito continuo a chi -sindacati e istituzioni- non vuole cambiare una regola che non riconosce nei concorsi pubblici il servizio prestato dentro le strutture sanitarie pubbliche dai lavoratori interinali. Questo rischia di moltiplicare a breve situazioni come la nostra, un esercito di disoccupati espulso dalla sanità. Un fiume di professionalità ed esperienza che, invece di essere al servizio della salute dei cittadini, vivrà la stessa disperazione che noi abbiamo saputo trasformare in rabbia razionale. Questa sirena suonerà anche per voi, disoccupati del futuro, espulsi da una politica cieca e irresponsabile, da un sindacato complice e inerte. Al ritorno dalle vacanze, siate uomini! Quando smetterete il cuore caldo da vacanzieri e un attimo prima di impiantarvi in petto quello gelido del calcolo politico, pensate alle Madri nella Crisi, alla loro lotta, alle loro ragioni. Noi vi stiamo già pensando, pronte a riprendere le azioni di lotta, pronte a riprenderci la dignità".

13-14-15 agosto: APPELLO DEI SINDACATI PALESTINESI A SOSTENERE LA LOTTA DEL POPOLO DI GAZA

Dalla parte dei lavoratori palestinesi: un appello di alcuni sindacati



Redazione Contropiano


 Il movimento dei sindacati palestinesi, con il sostegno del Congresso dei Sindacati del Sud Africa e dei suoi affiliati, chiede all'unanimità al movimento sindacale internazionale di agire immediatamente per fermare il massacro israeliano a Gaza e ritenere Israele responsabile dei suoi crimini contro il popolo palestinese. 
Nelle due settimane dell’ultima aggressione militare israeliana nella Striscia di Gaza, intere famiglie sono state spazzate via, e più di 600 palestinesi sono stati uccisi, quasi l'80% dei quali civili, e un terzo dei quali bambini. Più di 1,8 milioni di palestinesi sono intrappolati in un piccolo pezzo di terra occupata e assediata che Israele ha trasformato in una prigione a cielo aperto, oggetto di bombardamenti quotidiani di razzi ed artiglieria pesante israeliani. Per sette anni, i palestinesi di Gaza sono stati sotto un assedio brutale e illegale, il cui scopo è quello di distruggere le condizioni di vita e di spezzare lo spirito del popolo. L'assedio e i periodici bombardamenti hanno creato una catastrofe umanitaria, con carenze critiche di acqua, cibo e forniture mediche. La libertà di movimento, il diritto all'istruzione e l'accesso ai servizi sanitari sono stati ampiamente negati dall'occupazione israeliana. 
L’obiettivo di Israele in questa sua ultima aggressione contro i palestinesi a Gaza e Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, è quello di perpetuare l’occupazione. Quest’anno è il decimo anniversario della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) in cui si è decretato che il Muro di Israele e il relativo regime nella Cisgiordania palestinese occupata – regime degli insediamenti, della confisca della terra, delle strade separate, dei sistemi di permesso e delle restrizioni di movimento – sono illegali secondo il diritto internazionale. Tuttavia, in 10 anni la comunità internazionale ha concesso ad Israele di continuare la costruzione [delle colonie, ndt] su territori occupati e di continuare il suo sistema di occupazione, apartheid e colonialismo contro il popolo palestinese. 
Mentre i governi tergiversano e permettono ad Israele di agire nell’impunità assoluta, e la maggior parte dei media mainstream ripetono a pappagallo la propaganda orwelliana di Israele, la solidarietà della società civile è l'unica forza che può aiutare a fermare il massacro in atto della nostra gente e ad inviare loro il messaggio che non sono soli, esattamente come l’efficace solidarietà internazionale aveva fatto nel sostenere la lotta per la libertà nel Sudafrica dell'apartheid. Di fronte a questa inerzia internazionale, noi, i sindacati palestinesi, ci appelliamo ai sindacati di tutto il mondo affinchè adottino misure urgenti, e in particolare intensifichino i boicottaggi, il disinvestimento e le sanzioni (BDS) contro Israele fino a quando quest’ultimo non sarà conforme col diritto internazionale. 
Vi chiediamo di considerare le seguenti azioni: 
Stop alla gestione delle importazioni e/o esportazioni da/verso Israele,
Disinvestimento del Vostro fondo pensione sindacale – ed altri – dalle obbligazioni israeliane così come da corporazioni e banche che sono complici con l’occupazione e le violazioni dei diritti umani perpetrati da Israele,
Dissociarsi dai sindacati israeliani che sono complici dell’occupazione,
Supportare il nostro appello per un embargo militare su Israele,
Condividere tra i vostri membri le informazioni sull’assedio e la distruzione di Gaza, e chiedere ai vostri membri di boicottare i prodotti israeliani, condividendo la conoscenza di tutto ciò con la loro famiglia, colleghi ed amici. 
Oggi più che mai, la solidarietà coi lavoratori palestinesi e le loro famiglie a Gaza e nel resto dei Territori Occupati Palestinesi è una componente essenziale per delle politiche sindacali progressive e di principio. Considerato il completo fallimento e la non volontà dei governi di mettere Israele di fronte alle sue responsabilità previste dal diritto internazionale, è largamente riconosciuto che l’occupazione di Israele deve essere isolata dalla pressione della società civile. 
Ci affidiamo ai nostri fratelli e sorelle dei movimenti sindacali internazionali per continuare un’orgogliosa tradizione di solidarietà internazionale, e per stare dalla nostra parte proprio come si stava con la lotta contro l'apartheid in Sud Africa. 
Pubblicato dai seguenti sindacati palestinesi:
Palestinian General Federation of Trade Unions-Gaza
General Union of Palestinian Workers
Union of Professional Associations
Federation of Independent Trade Unions 
Con il supporto di:
Congress of South African Trade Unions

13-14-15 agosto: Un provvedimento che permette alle imprese di poter assassinare gli operai e che illude che possano, anche, essere risarciti

Morti sul lavoro, la leva del pm sulle assicurazioni che incentiva i controlli
La procura di Milano ha ottenuto il versamento di 850mila euro alla vedova di un operaio morto per il mancato rispetto delle norme anti infortunistiche. L'azienda ha così evitato sanzioni accessorie come il blocco dell'attività per via della contestazione per violazione della legge sulla responsabilità amministrativa degli enti
Molti, benedetti e subito. E’ la sintesi per descrivere il finale positivo di una storia tragica, che dimostra l’utilità della giustizia quando è attenta non solo a perseguire il reato, ma anche alla persona offesa. La storia è quella di W., una donna egiziana residente da tempo in Italia con il marito e due figli piccoli, che si è vista riconoscere un maxi risarcimento da ben 850mila euro per la perdita del coniuge morto sul lavoro. Il tutto senza dover affrontare una lunghissima e costosa causa civile, che avrebbe richiesto magari quattro anni per arrivare a una sentenza solo di primo grado, senza nessuna certezza sulla somma che avrebbe poi ottenuto. Soprattutto se l’azienda avesse fatto ricorso allungando ulteriormente i tempi. Il marito della donna, operaio, lavorava in una vetreria. E’ morto dopo una lunga agonia per la caduta da una scala in uno dei cantieri nei quali l’azienda lavorava in subappalto. Un incidente che avrebbe potuto essere evitato rispettando le norme anti infortunistiche. Ed è proprio su questo che il sostituto procuratore di Milano Nicola Balice ha fatto leva per arrivare al risultato: ha contestato ai titolari dell’impresa dove lavorava l’operaio, nonché a quella appaltante e al committente, non solo il reato di omicidio colposo ma anche la violazione delle norme contenute nella legge 231 del 2001. Quella sulla responsabilità amministrativa degli enti, che applicata al diritto del lavoro permette di chiamare in causa il datore che non abbia predisposto adeguati controlli e procedure di sicurezza per evitare gli incidenti. L’importanza della contestazione non sta tanto nelle sanzioni pecuniarie, quanto in quelle accessorie: il blocco dell’attività, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione e il divieto di accesso a fondi e agevolazioni pubbliche. Due delle tre aziende coinvolte hanno accettato di pagare la maxi somma alla vedova (hanno provveduto le assicurazioni Zurich e Unipol), chiedendo il patteggiamento della pena per gli imputati e l’esclusione dalle sanzioni accessorie. La strategia del pm è innovativa, e se fosse utilizzata in tutte le procure italiane sarebbe un potente incentivo per le assicurazioni attive in questo settore a pretendere migliori sistemi di protezione dalle aziende assicurate. E ci sarebbero già altre imprese, sulle quali sono state chiuse le indagini, pronte a chiedere alla procura di Milano di poter saldare al massimale pur di evitare le secche della 231. E questo non vale solo per le morti, ma anche per le lesioni. I dati Inail per il 2013 parlano ancora di 660 i casi di decesso accertati sul lavoro su 1.175 denuncie di infortunio mortale. Ancora troppi, seppur in calo sul 2012 al contrario delle lesioni che sono in aumento. “La procura di Milano”, spiega a ilfattoquotidiano.it il procuratore aggiunto Nicola Cerrato, titolare dei reati sui luoghi di lavoro, “sta da tempo lavorando per diminuire la mortalità. Nell’anno del mio insediamento (8 anni orsono, ndr) i decessi sono stati 27. Nel 2013 erano scesi a 9 e quest’anno, ultimi dati non ancora rilasciati, siamo a sette”.


11-12-13 agosto: Aggiornamenti dal presidio dall'ospedale S. Paolo (MI) contro i licenziamenti politici

Litigio, invalido licenziato. All’ospedale San Paolo torna lo sciopero della fame
Raffaele Trizio, licenziato per un litigio con la dirigente del suo Cps, torna a dormire in ospedale e riprende lo sciopero completo della fame

Milano, 11 agosto 2014 - Oggi all’ospedale San Paolo comincia una settimana di fuoco: contro il pugno duro della dirigenza e i licenziamenti disciplinari tornano a mobilitarsi i sindacati di base, si aggiungono politici e centri sociali. Soprattutto Raffaele Trizio, licenziato per un litigio con la dirigente del suo Cps, torna a dormire in ospedale e riprende lo sciopero completo della fame. Raffaele ha 51 anni, lavorava come assistente sociale da 22, gli ultimi 9 al San Paolo. È invalido all’80% per una malattia reumatica cronica. L’hanno lasciato a casa in giugno, quattro mesi dopo la discussione con la dirigente del suo Cps in zona Ticinese, che l’ha denunciato. Sullo sfondo della vicenda c’è una lunga storia di cattivi rapporti proprio con quella dottoressa, ma anche la spaccatura avvenuta mesi fa in seno alla Rsu del San Paolo (Trizio è un ex della Cgil) e la protesta dei sindacati di base, Usi e Fsi in testa, contro il «clima di polizia» che denunciano in ospedale.

È scontro permanente con i vertici che hanno messo sotto procedimento disciplinare due delegati, un infermiere e un’ostetrica che il 21 maggio, al termine di un’assemblea, occuparono per quattro ore i locali del servizio infermieristico. Anche per protestare contro il licenziamento disciplinare di un’altra infermiera, che poi ha trovato un accordo con l’azienda. Raffaele no. Ha impugnato il licenziamento e si è messo a protestare: il 16 luglio si è piantato nell’atrio dell’ospedale, tre giorni e tre notti in sciopero della fame. La sua protesta va avanti da allora, con lo sciopero in forma «attenuata» (mangia solo frutta) e la presenza tutti i giorni in ospedale, con un banchetto sistemato tra la mensa e la sede dell’Usi, dove raccoglie firme contro i provvedimenti disciplinari. All’ultima conta erano 556.
Il 19 agosto c’è la prima udienza della sua causa in tribunale, e Usi e Fsi, che nel frattempo hanno fondato un comitato al quale hanno aderito anche la Fials aziendale, i 5 Stelle, l’esponente di Rifondazione Massimo Gatti, hanno organizzato una settimana di mobilitazione a partire da oggi, con iniziative giorno e notte. Proiezioni e mostre sugli scandali che hanno toccato negli anni l’ospedale, e serate di dibattito, sulla sanità lombarda ma anche sulla Palestina e sul Chiapas, dove la ong “Vento di terra”, nata in ospedale, e un progetto dell’Usi hanno costruito scuole e cliniche distrutte, rispettivamente, dai raid israeliani e dagli attacchi dei paramilitari. E spettacoli, come quello del cabarettista Andrea Labanca, annunciato mercoledì sera; altri ne preparano i centri sociali Torchiera e Conchetta. Tutto intorno al «ponte» che si percorre per raggiungere gli ambulatori e la cassa del ticket. «La direzione non ci ha autorizzati - spiegano dall’Usi - noi andiamo avanti, si vedrà».
giulia.bonezzi@ilgiorno.net



Ospedale San Paolo: Presidio permanente

Dopo il licenziamento in tronco di due lavoratori affetti da problemi di salute e con un'anzianità di servizio di oltre 20 anni, l'Amministrazione leghista insediatasi al San Paolo nel 2011 vuole ora disfarsi dei sindacalisti che stanno difendendo i lavoratori lasciati a casa, mandandoli in commissione disciplinare.
Le motivazioni che hanno comportato il licenziamento senza neanche il preavviso di questi 2 dipendenti, in altri momenti sarebbero state sanzionate con qualche giorno di sospensione, mentre le contestazioni addebitate ai due sindacalisti USI sono: l'aver violato gli “obblighi del dipendente” sino ad aver impedito al dirigente del Sitra di attendere alla propria attività lavorativa...., perseguibili penalmente, secondo l'avv. Vigezzi dell'Azienda, con arresto fino ad un anno.
I fatti si riferiscono alla giornata del 21 maggio 2014 quando, al termine di una Assemblea Generale dei Lavoratori indetta da USI e FSI, alcuni delegati decisero di presidiare l'Ufficio del Sitra per denunciare i metodi repressivi nella gestione del personale, la mancanza di regole sulla mobilità, sulla libera professione, il ricorso massiccio dell'arma disciplinare e dei licenziamenti, contro il ritorno nelle corsie delle agenzie di somministrazione di personale, nuovo caporalato attuato sulla pelle degli operatori sanitari.
LUNEDI'  11  Agosto PRESIDIO PERMANENTE AD OLTRANZA, presso la Sede Sindacale dell'Ospedale San Paolo
Raffaele in sciopero parziale della fame dal 16 luglio '14
entrerà in sciopero totale
Durante lo svolgimento del Presidio verranno promosse iniziative culturali,  proiezioni, dibattiti ecc. e continuerà la sottoscrizione della petizione a sostegno dei 2 dipendenti lincenziati e dei sindacalisti inquisiti (già 556 firme di lavoratori e utenti sono state fatte recapitare alla Dirigenza dell'ospedale). Martedì 19 agosto invece, presso il Tribunale Civile di Milano, si svolgerà la prima udienza della causa di lavoro di Raffaele.

INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO È PER CHI CHIUDE I POSTI LETTO E REPARTI OSPEDALIERI, NON PER CHI RIVENDICA ASSUNZIONI  E QUALITÀ DELL'ASSISTENZA.
Invitiamo tutti i lavoratori e i cittadini a passare dal PRESIDIO e a manifestare tutta la solidarietà possibile, perchè Raffaele non deve rimanere solo.
Segreteria Aziendale USI-Sanità Ospedale San Paolo - Milano


11/12 agosto: Ennesima indagine sulle truffe e sfruttamento delle cooperative... ma Poletti è ministro e loro continuano impuniti

Modena. 51 denunce, 900 lavoratori irregolari. Indagine sul mondo delle cooperative
Lunedì, 11 Agosto 2014 18:10
Redazione Contropiano

Alcuni giorni fa, la Guardia di Finanza, ha denunciato 51 persone nella provincia di Modena ritenute responsabili a vario titolo del reato di “illecita somministrazione di manodopera ed altri delitti di natura fiscale”. In tale contesto sono stati individuati oltre 900 lavoratori impiegati irregolarmente in diverse cooperative. Nell'indagine della GdF è stato riscontrato lo svolgimento di prestazioni da parte dei lavoratori he esulavano da quelle espressamente previste dal contratto. In sostanza, le società cooperative si limitavano a fornire una mera prestazione di manodopera impiegando lavoratori in realtà posti alle dirette dipendenze dell’impresa utilizzatrice, ma privati dei diritti e delle garanzie riconosciute ai lavoratori dipendenti.
E' emersa così una realtà da parte molte imprese, soprattutto nei settori "labour intensive", ad "esternalizzare" intere fasi del ciclo produttivo affidandosi a soggetti terzi (per lo più società cooperative), attraverso la sottoscrizione di contratti di prestazione di servizio. Dalle indagini è emerso che le società cooperative prese in esame erano spesso gestite da un numero ristretto di persone, spesso legate da vincoli di parentela; pur essendo operative nella provincia modenese, avevano spesso sede legale nel Meridione e ricorrevano ad artifizi contabili in modo da annullare la base imponibile da sottoporre ad imposizione fiscale. Le ispezioni della Guardia di Finanza hanno così rilevato un danno all'erario costituito da ricavi non dichiarati pari a circa 7 milioni di euro, costi indeducibili pari a 14 milioni di euro, da una maggior base imponibile segnalata ai fini dell'Irap per 42 milioni di euro, da un'IVA evasa pari a 16 milioni di euro, nonchè dall'emissione di fatture per operazioni inesistenti per oltre 25 milioni di euro. 


11/12 agosto: Continuano le iniziative a sostegno del popolo palestinese in puglia - a taranto prosegue il sostegno con firme all'esposto denuncia contro governo renzi e industrie belliche

Sosteniamo la giusta lotta di liberazione nazionale del popolo palestinese contro l’occupazione, la colonizzazione e l’apartheid imposte da Israele!
Isolare internazionalmente lo Stato sionista!
Chiediamo al governo italiano di interrompere ogni forma di collaborazione – militare, economica, politica, culturale – con Israele
Chiediamo al governo della regione Puglia di interrompere ogni accordo di collaborazione con istituzioni israeliane!
Chiediamo a tutte le assemblee elettive, dal parlamento ai consigli comunali, di pronunciare una netta condanna dell’aggressione israeliana contro la popolazione palestinese!
Chiediamo un tribunale internazionale che giudichi lo stato di Israele per crimini contro l’umanità
Sviluppiamo la campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni)!

Dopo un mese di micidiali bombardamenti dell’esercito israeliano a Gaza, accanitosi nel colpire ospedali, scuole, asili, bambini, sedi dell’ONU che accoglievano i rifugiati, centrali elettriche, acquedotti, infrastrutture civili, Gaza si è trasformata dal più grande campo di concentramento del mondo nel più grande cimitero del mondo. Secondo i dati del PCHRPalestinian Centre for Human Rights, Dall’8 luglio al 5 agosto l’esercito sionista ha ucciso 1938persone, di cui 1626 civili (84%): 460 bambini, 246 donne; ha ferito 7920 persone, principalmente civili, di cui 2111 bambini, 1415 donne
L’offensiva di Israele ha causato oltre 5 miliardi di dollari di danni alle abitazioni e alle infrastrutture nella Striscia di Gaza. La cifra è destinata a salire poiché l’aggressione continua. Circa 10.000 case sono state distrutte completamente e 30.000 parzialmente. Le tre aree che hanno subito la distruzione più importante sono Shujaiyya (dove vivono circa 110.000 persone. Il 60 per cento delle case è stato completamente distrutto) Beit Hanoun Abasan. Serviranno 5 miliardi di dollari per ricostruire soltanto gli edifici, non considerando i beni, come i mobili e le auto.
Anche i contenitori diesel appartenenti alla centrale elettrica di Gaza sono stati distrutti.
10 linee elettriche che alimentano Gaza e sono fuori uso. Il 70 per cento dei pozzi d’acqua sono stati completamenti distrutti, oltre alla perdita delle rete idrica”.
Secondo i dati delle Nazioni Unite, 485.000 persone - un quarto della popolazione di Gaza - sono state costrette a lasciare le loro case durante l’attacco sionista.
Dall’8 luglio, i medici e le squadre di soccorso sono stati colpiti da incursioni aeree israeliane e da colpi di artiglieria 102 volte. 19 medici sono stati uccisi e molti di più sono rimasti feriti. 44 dei 55 centri d’assistenza d’urgenza sono stati chiusi a causa dei bombardamenti israeliani. Inoltre, 17 ospedali, sia pubblici, sia privati, sono stati presi di mira e colpiti dall’esercito israeliano.Gli attacchi ai poli ospedalieri sono considerati una “grave violazione” della Quarta Convenzione di Ginevra; in altre parole, un crimine di guerra. Un’altra “grave violazione” è l’appropriazione e la distruzione estensiva di proprietà, la quale non è giustificata da necessità di natura militare ed è compiuta in modo gratuito e illegale. Israele è uno dei paesi firmatari della Quarta Convenzione di Ginevra, che sottoscrisse nel 1957. Israele, tuttavia, afferma che la convenzione non è estendibile al comportamento israeliano nei territori acquisiti nel 1967 e occupati militarmente da allora. Il portavoce dell’esercito israeliano ha sostenuto ripetutamente che i combattenti della resistenza palestinese utilizzano gli ospedali come deposito e base di lancio dei razzi, ma non ha presentato alcuna prova attendibile a sostegno della propria tesi.

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Tadamon Filastin فلسطين  تضامن (Solidarietà - Palestina)
Comitato di solidarietà col popolo palestinese in Terra di Bari
 II Str. Priv. Borrelli n. 32, Bari
E-mail:
tadamonbari@gmail.com
Tel: 0809670901


11/12 agosto: Verso un convegno operaio/popolare a settembre a TA - Ilva la situazione non è buona.. nè per gli operai, nè per le masse popolari

verso un convegno operaio e popolare  a settembre

sulla situazione in fabbrica - processo Ilva - rilancio della lotta generale per il decreto operaio

info

slai cobas per il sindacato di classe
slai cobasta@gmail.com
info 347-5301704
via rintone 22 taranto


10/11 agosto: La "santa" alleanza contro le nuove generazioni

Il piano del governo sul lavoro: flessibilità in entrata ma tutele piene dopo i 3 anni
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Michele Di Branco
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L'operazione Jobs act 2.0, rimandata in primavera, torna in pista in Parlamento a settembre per il via libera alla delega. E il governo punta ad approvare tutti decreti delegati entro la fine del 2014 sperando così di completare entro i primi tre mesi del 2015 la riforma del lavoro all'interno della quale il contratto a termine e l'apprendistato sono stati solo un assaggio.

La road map è impegnativa. Ma Palazzo Chigi ha fretta. Il ciclo economico è complicato e con la dicoccupazione al 12,6% e 3,2 milioni di persone a spasso (il 43% sono giovani )servono segnali forti di cambiamento per cercare di arrestare la recessione e offrire a Bruxelles l'immagine di un Paese che innova. Il piatto forte sul quale Matteo Renzi gioca gran parte della partita è il contratto a tutele crescenti. Un dossier sul quale ieri Angelino Alfano ha invitato il premier ad avere coraggio.

«Subito via l'articolo 18 per i nuovi assunti: abbiamo eliminato il Senato, non dobbiamo temere altri gesti coraggiosi» ha intimato il ministro degli Interni. Il contratto a tutele crescenti, in effetti, prevede per i neo assunti il congelamento dell'articolo 18 per tre anni. Ed anche se ampi settori del Pd non sono d'accordo e daranno battaglia (di «apartheid nei confronti dei giovani» ha parlato l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano ), Renzi vuole tirare dritto.

Sabato 09 Agosto 2014 - 23:57
Ultimo aggiornamento: 23:59
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