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giovedì 31 luglio 2014

31 luglio: Cronaca del presidio dello Slai Cobas sc di Taranto in solidarietà coi detenuti del carcere

questa mattina - davanti al carcere - slai cobas e familiari in lotta incontrano la stampa - inviato un messaggio ai detenuti

Siamo solidali con la vostra protesta perchè giusta, perche in queste condizioni non si può stare!
Nelle nostre file vi sono numerosi lavortaori, precari, disoccupati che hanno o hanno avuto problemi di carcere o hanno parenti in carcere, che vogliono con voi che si dica basta a queste condizioni e noi ci impeneremo su questo
svuotare il carcere!
Difendere le condizioni , dignità e diritti!
i compagni del presidio slai cobas per il sindacato di classe

31-7-2014


Riesce il presidio dello slai cobas in solidarietà dei detenuti al carcere questa mattina - intervengono i familiari


Il testo distribuito

Carcere di Taranto - solidarietà ai detenuti - non si può andare avanti così.

Domenica scorsa il carcere di Taranto ha vissuto ore di grande tensione, alcuni detenuti si sono ribellati si sono dotati di strumenti di difesa, hanno affrontato gli agenti della polizia penitenziaria e hanno fatto appello alla ribellione degli altri detenuti. Solo dopo ore è tornata la calma.
Le ragioni dei detenuti sono il sovraffollamento - sono 600 dove ce ne devono stare 300 - e il trattamento che rende per i detenuti, e in particolare quelli con problemi, la vita quotidiana insostenibile.
La situazione con il caldo e le lunghe detenzioni preventive spesso ingiustificate giustifica pienamente la ribellione dei detenuti.
Il problema principale non è quindi degli agenti di custodia, che certamente sono pochi e vogliono più sicurezza per loro.
Il problema è di svuotare il carcere non a norma e di tutelare condizioni e dignità dei detenuti!

Lo Slai cobas pretende che ci siano misure urgenti !

Da un rapporto della associazione ANTIGONE
La struttura sconta un elevato livello di sovraffollamento che, oltre a rendere più difficili le condizioni di vita all’interno del carcere, accelera il deperimento materiale dei fabbricati. Particolarmente difficile la situazione nelle sezioni del “circondariale”, in cui 4 detenuti si affollano in 9 Mq, con la torre del letto a castello che arriva a lambire il soffitto. A causa dei continui trasferimenti da altre strutture, la situazione di sovraffollamento persiste nonostantehttp://cdncache-a.akamaihd.net/items/it/img/arrow-10x10.png il buon livello di collaborazione esistente tra lo staff dell’area trattamentale e il tribunale di sorveglianza consenta un maggiore accesso alle misure alternative e ai benefici previsti dalla legge n. 199/2010.
L’elevata incidenza di detenuti con problemi psichiatrici e di tossicodipendenza, che nella sezione femminile raggiunge il 40%, rende particolarmente problematica la gestione dellahttp://cdncache-a.akamaihd.net/items/it/img/arrow-10x10.png sicurezza e la garanzia di una tranquilla convivenza all’interno della struttura.
Nei mesi estivi particolarmente grave è la situazione dell’approvvigionamento idrico, al punto che nel luglio 2012 una prolungata carenza di acqua ha scatenato la violenta protesta dei detenuti. A tutt’oggi, nonostante i lavori per la creazione di un’ulteriore cisterna siano stati completati d’urgenza, i detenuti sonohttp://cdncache-a.akamaihd.net/items/it/img/arrow-10x10.png costretti a fare le docce ad intervalli di 48 ore per la necessità di razionare i consumi. 
Estremamente limitate le possibilità di lavoro e formazione professionale offerte ai detenuti.
 La media di detenuti presenti negli ultimi due anni è 650, a fronte di una capienza regolamentare di 235.
I ¾ dei detenuti sono tossicodipendenti, di cui 20 in trattamento metadonico.

Verso nuove iniziative alla prefettura e alle istituzioni locali

Slai cobas per il sindacato di classe Taranto
via rintone 22 Taranto - slai cobasta@gmail.com – 3471102638
31-7-2014

31 luglio: Si estende la solidarietà al Coordinatore Slai Cobas sc di Palermo, Rosario Sciortino

a rosario
il presidio slai cobas taranto al carcere ti manda un saluto solidale contro l'ignobile foglio di via
la repressione non ci fa paura ma ci unisce nella lotta !
FOGLIO DI VIA AL MUOS!

i compagni del presidio slai cobas 31-7-2014

La repressione alimenta la nostra ribellione.. Pagheranno caro ,anche questo...
Bastardi ....
la nostra solidarietà al nostro coordinatore Rosario oltre che a parole la
dimostreremo in azione ...
Lotteremo contro tutto e tutti sempre e fino in fondo
Solidarietà anche agli altri  28 attivisti

Giorgia Geraci - delegata precarie e precari Coop Sociali
Slai Cobas per il sindacato di classe Pa

31 luglio: Gli operai della Thyssen di Terni contro la chiusura, ma per vincere si devono liberare della sciammia addosso dei confederali

Operai Ast di Terni bloccano l'Autostrada del Sole



Gli operai della ThyssenKrupp (Acciai Speciali Terni) hanno bloccato alcuni minuti fa l'autostrada del Sole entrando in massa al casello di Orte.

Arrivati a bordo di dodici pullman e un numero imprecisato di auto e scooter, in corteo da Terni, hanno sorpreso le forze di polizia incaricate di impedire agli operai di varcare i caselli.


Solo lunedì scorso avevano bloccato la superstrada, dopo un lungo corteo durante le quattro ore di sciopero indette contri i 550 licenziamenti annunciati dall'azienda, che ha anche dichiarato di volr chiudere uno dei due altoforni.
Ore 12.20 Il blocco è stato tolto, l'obiettivo di far parlare anche oggi dell'ast è stato raggiunto. Naturalmente non può finire qui. Finché l'azienda non ritira il "piano industriale" con i licenziamenti, proseguirà la mobilitazione in forme da decidere.
Ore 12.05 La polizia ha cominciato a spingere - senza ancora caricare, per il momento - il cordone degli operai per farli uscire dalle corsie dell'autostrada.
Ore 11.55 La polizia ha indossato caschi, scudi e manganmelli, intimando agli operai di sgomberare sia il piazzale che le corsie dell'autostrada. Si attende che parta l'ordine di carica.


31 luglio: RIVA ASSASSINO - Muore il figlio di 5 anni, il padre lo annuncia su Fb «Un'altra vittima dell'Ilva» - La solidarietà dello Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

  1. Ieri sera, su Facebook, Mauro Zaratta ha annunciato la morte del figlio con queste parole:
  2. "Cari amici volevo avvisarvi che Lorenzino ci ha fatto uno scherzetto... ha voluto diventare 
  3. un angioletto...».
  4. Il popolo della Rete ha manifestato vicinanza e solidarietà alla famiglia Zaratta schierandosi anche 
  5. contro il Siderurgico e la grande industria ritenuta responsabile dell’emergenza sanitaria e ambientale a Taranto.
Lorenzo, di cinque anni, è il bimbo di Taranto a cui fu diagnosticato a soli tre mesi dalla nascita un tumore al cervello. Suo padre, Mauro, il 17 agosto del 2012 partecipò a una manifestazione contro l'inquinamento nel capoluogo ionico mostrando la foto del figlio intubato. L’uomo salì sul palco e raccontò il dramma che stava vivendo. Disse: «Certo, nessuno è in grado di dimostrare il nesso di causalità tra il tumore di Lorenzo e i fumi dell’Ilva, ma la mia famiglia lavorava lì e i miei nonni, mia mamma sono morti di tumore. Mio suocero anche
 era all’Ilva e mia moglie, durante la gravidanza, lavorava nel quartiere Tamburi. E tutti sappiamo che da quei camini non esce acqua di colonia, ma gas in grado di modificare il dna e provocare errori genetici come
quello di mio figlio".

I funerali di Lorenzo si svolgeranno questo pomeriggio, alle 16.30, nella chiesa Regina Pacis,
a Lama di Taranto.

Lo Slai cobas per il sindacato di classe esprime al papà e alla mamma di Lorenzo il proprio dolore,
la solidarietà, ma soprattutto l'impegno, anche a nome di Lorenzo e di tanti bambini morti e ammalati, a
fare più forte la sua battaglia perchè NON SI DEVE MORIRE PER IL PROFITTO DEI PADRONI!

31 luglio: APPELLO PER IL POPOLO DI GAZA DI MEDICI, SCIENZIATI, RICERCATORI, DA SOTTOSCRIVERE E DIFFONDERE

lo Slai Cobas sc in ogni cittàdove è presente sottoscrive e diffonderà questo appello

Salviamo il popolo di Gaza

luglio 30, 2014

Appello di scienziati
ricercatori e medici
facciamo appello ai medici, scienziati, personale sanitario in tutte le città italiane di sottoscrivere e diffonderlo

Salviamo il popolo di Gaza
Siamo medici e scienziati che spendono la loro vita nella cura e nella tutela della salute e della vita umana. Siamo inoltre persone informate; insegniamo l’etica delle nostre professioni, insieme alla sua conoscenza e pratica. Tutti noi abbiamo lavorato a Gaza e da anni conosciamo la sua situazione.
Sulla base della nostra etica e della nostra pratica, denunciamo ciò a cui stiamo assistendo nell’aggressione di Gaza da parte di Israele. Chiediamo ai nostri colleghi, professionisti giovani e anziani, di denunciare l’aggressione israeliana. Sfidiamo la perversità di una propaganda che giustifica la creazione di una situazione di emergenza per mascherare un massacro, una cosiddetta «aggressione difensiva». In realtà è uno spietato assalto di durata, portata e intensità illimitate.
Desideriamo riferire i fatti così come li vediamo e le loro implicazioni sulla vita di un popolo.
Siamo sconvolti per l’assalto militare su semplici civili a Gaza con il pretesto di punire i terroristi. Questo è la terza aggressione militare su vasta scala a Gaza dal 2008. Ogni volta il bilancio delle vittime è costituito principalmente da persone innocenti a Gaza, in particolare donne e bambini, sotto il pretesto inaccettabile di Israele di sradicare i partiti politici e la resistenza all’occupazione illegale e all’assedio imposto da Israele.
Questa azione terrorizza anche coloro che non sono direttamente colpiti, e ferisce l’anima, la mente e la resilienza delle giovani generazioni. La nostra condanna e il disgusto sono ulteriormente aggravati dal rifiuto e dal divieto a Gaza di ricevere aiuti e rifornimenti esterni per alleviare questa terribile situazione.
Il blocco su Gaza è stato ulteriormente inasprito rispetto all’anno scorso e questo ha peggiorato il prezzo pagato dalla popolazione. A Gaza, la gente soffre a causa della fame, della sete, della mancanza di farmaci, dell’inquinamento, della mancanza di energia elettrica, dall’assenza di qualsiasi mezzo per ottenere un reddito, non solo per le bombe e le granate. Mancanza di elettricità, carenza di benzina, scarsità di cibo e acqua, straripamento di fogne, risorse e posti di lavoro sempre più scarsi, sono tutti disastri causati direttamente e indirettamente dall’assedio.

Lottare o morire, nessun’altra scelta
La gente di Gaza sta resistendo a questa aggressione perché vuole una vita migliore e normale e, pur piangendo nel dolore, sofferenza e terrore, rifiuta una tregua temporanea che non prevede una possibilità reale per un futuro migliore. Una voce sotto gli attacchi a Gaza è quella di Um Al Ramlawi che parla per tutti quelli di Gaza «Ci stanno ammazzando tutti comunque – che sia una morte lenta per l’assedio, o una rapida da attacchi militari. Non abbiamo nulla da perdere — dobbiamo lottare per i nostri diritti, o morire».
Gaza è bloccata per mare e terra dal 2006. Qualsiasi persona di Gaza, compresi i pescatori, che si avventuri al di là di 3 miglia nautiche dalla costa di Gaza rischia di essere colpita dalla marina israeliana. Nessuno può uscire da Gaza attraverso gli unici due posti di blocco, Erez o Rafah, senza autorizzazione speciale degli israeliani e degli egiziani, difficile se non impossibile per molti da ottenere.
La gente di Gaza non è in grado di andare a studiare all’estero, di lavorare all’estero, di visitare le proprie famiglie all’estero, o svolgere attività all’estero, per non parlare di andare in vacanza. Persone ferite e malate, inoltre, non possono con facilità uscire per ottenere cure specialistiche al di fuori di Gaza e molti sono morti per questo. L’entrata di cibo e medicine a Gaza è limitata e molti beni essenziali per la sopravvivenza sono vietati. Prima dell’attacco attuale, i materiali nei magazzini medici a Gaza erano già a un minimo storico a causa del blocco. Ora sono ormai tutti esauriti. Allo stesso modo Gaza non è in grado di esportare i suoi prodotti. Poco prima dell’attacco, Israele ha anche ulteriormente ridotto il tenue flusso di merci consentite verso Gaza. L’agricoltura è stata gravemente compromessa dall’imposizione di una zona cuscinetto ed è ormai quasi completamente ferma. Olivi e alberi da frutto sono sradicati dai militari. I prodotti agricoli non possono essere esportati a causa del blocco. L’ottanta per cento della popolazione di Gaza dipende dalle razioni di cibo delle Nazioni unite.
Gran parte degli edifici e delle infrastrutture di Gaza erano state distrutte durante l’Operazione Piombo Fuso del 2008–9, ma i materiali da costruzione sono stati bloccati in modo che le scuole, le case e le istituzioni non possono essere adeguatamente ricostruite. Le fabbriche distrutte dai bombardamenti sono state raramente ricostruite aggiungendo disoccupazione alla miseria.

La riconciliazione respinta da Israele
Nonostante le difficili condizioni, la popolazione di Gaza e i loro leader politici hanno recentemente cercato di risolvere i loro conflitti «senza armi e senza danno» attraverso un processo di riconciliazione tra le fazioni, in cui la loro leadership ha rinunciato a titoli e posizioni, in modo da formare un governo di unità nazionale abolendo la politica di divisione tra fazioni che opera dal 2007. Questa riconciliazione, se pur accettata da molti nella comunità internazionale, è stata immediatamente respinta da Israele. Gli attacchi israeliani bloccano questa opportunità di unità politica tra Gaza e la Cisgiordania e colpiscono una parte della società palestinese distruggendo le vite della gente di Gaza. Sotto il falso pretesto di eliminare il terrorismo, Israele sta cercando di distruggere la crescente unità palestinese. Tra le altre menzogne, si afferma che i civili di Gaza sono ostaggio di Hamas, quando la verità è che la Striscia di Gaza è ermeticamente chiusa dagli israeliani e dagli egiziani.

Nessun rifugio sicuro per gli sfollati
Gaza è stata bombardata ininterrottamente negli ultimi 14 giorni, seguiti ora dall’invasione su terra di carri armati e migliaia di soldati israeliani. A più di sessantamila civili provenienti dal nord di Gaza è stato ordinato di lasciare le loro case in modo da poterle distruggere. Questi sfollati non hanno un posto dove andare, perché la parte centrale e meridionale di Gaza sono sottoposte a pesanti bombardamenti di artiglieria. L’intera Gaza è sotto attacco. L’unico rifugio a Gaza sono le scuole dell’Unrwa, un rifugio incerto già preso di mira durante Piombo Fuso, quando sono state uccise molte persone.
Secondo il Ministero della Salute di Gaza e Ufficio delle Nazioni unite per il Coordinamento degli affari umanitari (Ocha), al 21 luglio, 149 dei 558 uccisi a Gaza e 1.100 dei 3.504 feriti sono bambini.
Quelli sepolti sotto le macerie non sono ancora conteggiati. Mentre scriviamo la Bbc riferisce del bombardamento di un altro ospedale, colpite l’unità di terapia intensiva e le sale operatorie, con la morte di pazienti e personale. Ora si teme per il principale ospedale di Al Shifa. Oltre a tutto ciò, non c’è nessuno a Gaza che non sia psicologicamente traumatizzato. Chiunque abbia più di 6 anni di età ha già vissuto il suo terzo attacco militare da parte di Israele.

Distruggere, ferire l’anima e il corpo
Il massacro a Gaza non risparmia nessuno, e comprende i disabili e i malati negli ospedali, bambini che giocano sulla spiaggia o sul tetto, con una larga maggioranza di non combattenti. Ospedali, cliniche, ambulanze, moschee, scuole e l’edificio della stampa sono stati tutti attaccati, con migliaia di case private bombardate, indirizzando chiaramente il fuoco per colpire intere famiglie uccidendole all’interno delle loro case, e/o privare famiglie delle loro case cacciandole fuori pochi minuti prima di distruggerle. Un’intera area è stata distrutta il 20 luglio, lasciando migliaia di sfollati senzatetto, accanto a centinaia di feriti e uccidendo almeno 70 persone. Questo va ben oltre lo scopo di trovare gallerie. Nessuno di questi è un obiettivo militare. Questi attacchi mirano a terrorizzare, ferire l’anima e il corpo delle persone e rendere perversamente impossibile la loro vita nel futuro, demolendo anche le loro case e impedendo di ricostruirle.

Israele insulta la nostra umanità
Vengono utilizzate armi che, è risaputo, causano danni a lungo termine alla salute di tutta la popolazione; in particolare armi a non frammentazione e bombe a testata pesante. Siamo testimoni del fatto che armi di precisione sono usate indiscriminatamente e sui bambini, e vediamo costantemente armi “intelligenti” sbagliare mira, a meno che non siano volutamente usate per distruggere vite innocenti.
Denunciamo il mito propagato da Israele che l’aggressione avviene «preoccupandosi di salvare le vite dei civili e il benessere dei bambini».
Il comportamento di Israele ha insultato la nostra umanità, intelligenza e dignità, così come la nostra etica e sforzi professionali. Anche quelli di noi che vogliono andare e portare aiuto non sono in grado di raggiungere Gaza a causa del blocco.
Questa «aggressione difensiva» di durata, portata e intensità illimitata deve essere fermata.
Inoltre, qualora l’utilizzo di gas fosse confermato, questo costituirebbe inequivocabilmente un crimine di guerra per il quale, prima di ogni altra cosa, dovranno immediatamente essere decretate severe sanzioni contro Israele con la totale cessazione di qualsiasi accordo commerciale e di collaborazione con l’Europa.
Mentre scriviamo, vengono riferiti altri massacri e minacce al personale medico dei servizi di emergenza e il rifiuto di ingresso per convogli umanitari internazionali. Noi, come scienziati e medici non possiamo tacere mentre questo crimine contro l’umanità continua. Invitiamo anche i lettori a non rimanere in silenzio. Gaza intrappolata sotto assedio viene uccisa da uno delle più grandi e più sofisticate moderne macchine militari del mondo. La terra è avvelenata da detriti di armi con conseguenze per le generazioni future. Se quelli di noi in grado di farsi sentire non lo fanno e non prendono posizione contro questo crimine di guerra, sono anch’essi complici della distruzione delle vite e delle case di 1,8 milioni di persone a Gaza.
Prendiamo inoltre atto con disappunto che solo il 5% dei nostri colleghi accademici israeliani hanno firmato un appello al loro governo per fermare l’operazione militare contro Gaza. Siamo tentati di concludere che, con l’eccezione di questo 5%, il resto degli accademici israeliani sono complici nel massacro e la distruzione di Gaza. Ravvisiamo anche la complicità dei nostri paesi in Europa e in Nord America in questo massacro e ancora una volta l’impotenza delle istituzioni e delle organizzazioni internazionali nel fermarlo.

Paola Manduca, Professor of Genetics, University of Genoa, Italy; Sir Iain Chalmers, James Lind Library, Oxford; Mads Gilbert, Professor and Clinical Head, Clinic of Emergency Medicine, University Hospital of North Norway; Derek Summerfield, Institute of Psychiatry, King’s College,London; Ang Swee Chai, Consultant Orthopaedic Surgeon, London; Alastair Hay, Dept of Environmental Toxicology, University of Leeds; Steven Rose, Emeritus Professor of Life Sciences, Open University; Hilary Rose, Professor Emerita, University of Bradford. Angelo Stefanini, MD, Public Health, Bologna, Italy; Andrea Balduzzi, Zoologist, University of Genoa, Italy; Bruno Cigliano, MD, Paediatric Surgeon, University of Naples “Federico II”, Italy; Carmine Pecoraro, MD, Nephrologist, Santobono Children Hospital, Naples, Italy; Emilio Di Maria, MD PhD, Medical Genetics,University of Genoa, Italy; Franco Camandona, MD, Gynaecologist, ASL3, Liguria, Italy; Guido Veronese, MD, Clinical Psychologist, University of Milan-Bicocca, Italy; Luca Ramenghi. MD, Neonatology, Gaslini Childrens’ Hospital, Genoa, Italy; Marina Rui, Chemist, University of Genoa, Italy; Pierina DelCarlo, MD, Paediatrician, Massa, Italy; Sergio D’agostino, MD, Paediatric Surgeon, Hospital Vicenza, Italy; Silvana Russo, MD, Pediatric Surgeon, Santobono Children Hospital, Naples, Italy; Vincenzo Luisi, MD, Paediatric Cardiac surgeon, Massa Hospital, Italy; Stefania Papa, Environmentalist, University of Naples, Italy; Vittorio Agnoletto, MD, University Statale, Milan, Italy; Mariagiulia Agnoletto, Psychiatrist, Milan, Italy.

31 luglio: CI SFRUTTANO, CI AMMAZZANO E CI SPIANO - Bono/Fincantieri: microchip negli scarponi degli operai

"Lo schiavo romano era legato da catene  al suo proprietario, il salariato è legato al suo da fili invisibili..." scrive Marx nel Capitale.
E i padroni se le inventano proprio tutte per affinare lo sfruttamento degli operai in fabbrica e allargare il tempo di lavoro finalizzato all'estrazione di sempre più plusvalore, così come fa l'a.d. della Fincantieri, Bono, che vorrebbe ricorrere a "fili  invisibilmente moderni" come i microchip negli scarponi degli operai. 

Ma i padroni sappiano che "la rivoluzione cui dovremo arrivare" necessariamente è quella con cui la classe operaia spezzerà definitivamente tutte i "fili invisibili" del sistema capitalistico.  
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Un microchip negli scarponi degli operai, l'idea dell'Ad Fincantieri

Trieste, 30 lug. (TMNews) - Microchip negli scarponi dei lavoratori Fincantieri.
L'idea è di Giuseppe Bono, amministratore delegato del gruppo, che ne ha parlato
nell'audizione in Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

"Noi - ha detto Bono, con un pizzico d'ironia, parlando del rapporto con i sindacati
e dell'eccessivo antagonismo in fabbrica - abbiamo già messo le verifiche delle entrate e
delle uscite; non solo, fosse per noi metteremmo microchip negli scarponi
 dei lavoratori per sapere dove sono esattamente, quando lavorano sulle navi,
specie quandoaccadono inconvenienti: sarà una rivoluzione che ci contesteranno,
ma ci dovremo arrivare".


31 luglio: Cronache dalla Sicilia - Eni di Gela: Operai in lotta contro la chiusura


È un'estate di fuoco per tanti operai del paese, le crisi aziendali, causate dalla generale crisi da sovrapproduzione mondiale, oramai non si contano più e vengono tutte scaricate sugli operai che vengono licenziati o messi in cassa integrazione, quando va bene.
La stessa sorte tocca molti operai in Sicilia, dalla Fiat di Termini Imerese all'Eni: gli operai della raffineria Eni di Gela sono in mobilitazione da tempo per lottare contro la possibile chiusura, sarebbe l'ennesima chiusura di un grande stabilimento industriale come quello di Termini Imerese nel solco di quella “desertificazione industriale e umana” di cui parla l'ultimo rapporto Svimez.
E come fu per la Fiat di Termini Imerese, prima della chiusura fu fatto un piano per il rilancio dell'azienda che rimase sulla carta. I responsabili dell'Eni avevano prima fatto un accordo per l'investimento di 700 milioni di euro per far ripartire la produzione della raffineria dopo che una parte era andata a fuoco qualche mese fa, ma adesso si è rimangiata tutto.

La nuova proposta, venuta fuori dall'incontro di ieri al Ministero prevede “investimenti in Sicilia per due miliardi 250 milioni, ma 790 unità da impegnare a fronte delle 1200 attuali ... 1,8 miliardi, secondo fonti sindacali, saranno impiegati per l'aumento della produzione di gas per coprire il 20% del fabbisogno nazionale, per la ricerca di nuovi campi gas e per l'ottimizzazione dei campi offshore … Sono previsti poi altri 250 milioni di investimenti per la riconversione dello stabilimento al biocarburante e altri 200 milioni di investimenti per le bonifiche … dovrebbero essere impiegate 320 unità di personale per il biocarburante, 300 per lo sviluppo Up Stream, 130 per formazione sicurezza e 40 per il risanamento ambientale.” (dal gds 31/7/14).
Questi numeri non sono credibili, come ripetono anche i sindacati confederali (che come sempre alla fine non fanno altro che “accompagnare il morto”!). Se fossero veri porterebbero comunque ad un lento e progressivo ridimensionamento dell'impianto. Nella sostanza l'azienda vuole chiudere la raffinazione perché non più redditizia e tenere in piedi l'estrazione del petrolio (18 mila barili al giorno) e qualche ufficio studi. I numeri per il “risanamento ambientale” sono poi davvero ridicoli. Ciò significa che l'azienda se ne frega di aver inquinato per anni, diffuso e provocato malattie mortali e di fatto distrutto un intero territorio! Solo per le bonifiche si dovrebbero investire tanti più soldi e operai. Per non parlare dei tempi di applicazione di questi “piani di rilancio”! L'esperienza dell'Ilva di Taranto la dice lunga su tutto questo!
E che questo programma non sia credibile lo ricorda perfino il presidente voltagabbana Crocetta (Gela è la sua città natale) che addirittura adesso – riportiamo dalla Repubblica del 29/7 - “... è furente: indossa una maglietta rossa e veste i panni del sindacalista, pronto a sostenere la 'vertenza Gela', ma anche quelli dell'ex dipendente della fabbrica. 'Spesso incontro i genitori dei ragazzi che hanno lavorato in quell'industria – racconta – e ricordo il primo impianto in cui io stesso ho lavorato,' il clorosoda: metà dei miei compagni sono morti, oggi non si sono più. Nessuno osi pensare che si possa abbandonare il territorio dopo averlo distrutto come se nulla fosse”.
Metà dei suoi compagni sono morti ma non ha alzato un dito finora sulla sicurezza sul lavoro!
“Crocetta chiama i lavoratori 'compagni' e a loro si rivolge: 'Non permetteremo che qui si faccia come a Termini Imerese oggi si chiude e domani si penserà al sogno di nuovi investimenti con la green economy. All'Eni sono diventati tutti ambientalisti'. Non usa mezzi termini, il presidente: 'Se volete andare via, allora perché chiedete autorizzazioni per nuovi pozzi e volete il petrolio? Cara Eni, se pensi di raffinare altrove, il petrolio resta nella repubblica di Sicilia dove abbiamo rispetto per il senso di cittadinanza'.”
Come si vede il presidente della Regione straparla (adesso si è inventato la repubblica di Sicilia!) e se ne esce alla fine con un vero e proprio fuoco d'artificio: “conclude dicendo agli operai che quella in atto 'più che una guerra è una guerriglia' e avverte: 'Guai alla rabbia dei giusti. Non siamo i servi di nessuno. Vogliamo il lavoro, gli investimenti e le bonifiche. Non abbiamo paura. Vogliamo continuare a difendere gli interessi delle nuove generazioni'.”

Con queste parole il presidente ha stracciato i sindacalisti presenti, ma proprio come quelle dei sindacalisti si tratta di chiacchiere che servono a tenere buoni innanzi tutto i gelesi e poi l'opinione pubblica, vantandosi probabilmente di aver fatto tutto il possibile, ecc. ecc.
Forse, infatti, Crocetta non ricorda che l'Eni è un'azienda statale e fa profitti. L'Eni risponde del suo operato al governo! non è un privato qualsiasi. Quindi Crocetta, così come i sindacalisti, non possono fare finta di essere impotenti, se vogliono sanno contro chi protestare, con chi se la devono prendere, con la “politica industriale” del loro governo! Che come in tante altre vertenze fa finta di intervenire ma alla fine non risolve mai a favore degli operai.

Gli operai in questi mesi con la lotta hanno portato la vertenza all'attenzione generale e hanno costretto tutti, sindacati e politici a prendere posizione. Dopo l'incontro di ieri stanno imparando a non fidarsi di nessuno, di nessun accordo, di nessun tavolo: solo i fatti contano, quelli che si conquistano con la lotta e la mobilitazione, e questi dipendono dai rapporti di forza, non dalla buona volontà di qualcuno.


31 luglio: ILVA: COME SI MUOVONO CAPITALISTI, GOVERNO, SINDACATI, "AMBIENTALISTI"

Un articolo sull'Ilva mostra come si stanno muovendo: capitalisti, governo, sindacati e "ambientalisti" - degli operai, naturalmente, non si parla direttamente, benchè le vittime comunque dovranno essere loro.
di Paolo Bricco - 26 luglio 2014 
"Nella notte di Taranto il gigante dorme" 
Scrive P. Bricco (voce dell'anima, del sentire del padronato del Sole 24 Ore) - "... A due anni esatti dagli arresti e dal sequestro dell'area a caldo, il maggior organismo industriale italiano... ha ridotto le sue funzioni vitali al minimo... Mercoledì 16 luglio l'impianto ha prodotto la quantità di acciaio minore della sua storia: in quella giornata ha realizzato poco più di 10mila tonnellate... L'equilibrio è a quota 22mila tonnellate. A 22mila tonnellate di acciaio medie prodotte al giorno l'Ilva è a break-even: né perde né guadagna soldi. Con l'effetto moltiplicatore delle grandi fabbriche e dei grandi volumi industriali, se riesci a collocarti al di sopra di questa asticella, allora guadagni molto. Per fare un esempio: nel 2007, ultimo anno prima della crisi, il record assoluto di una media quotidiana di 27,3 mila tonnellate consentì all'Ilva di beneficiare di un margine operativo lordo di poco più di un miliardo di euro....
Ogni mille tonnellate in meno fatte al giorno provoca in proiezione una perdita mensile di 17 milioni di euro. Certo, una perdita puramente "manifatturiera" - circoscritta al perimetro prettamente industriale dell'Ilva - che si può limitare e temperare tagliando, tagliando, tagliando...

"Tagliando, tagliando, tagliando" - questa è l'indicazione e il futuro per l'Ilva previsto comunque - al di là delle soluzioni proprietarie. E cosa taglieranno se non prima di ogni cosa gli operai? Il cui costo, in questo anno soprattutto, è il lamento continuo dei commissari?

Scrive P. Bricco - "Il presidente del Consiglio Renzi aveva promesso, sull'Ilva, un cambio di passo. Bisognerà verificare la destinazione finale di questo nuovo stile di camminata. Ma un cambio di passo, senz'altro, c'è stato...
Gnudi è un grande commercialista... È dotato di un pacchetto di relazioni ampio e trasversale... Gnudi è spesso negli uffici dell'Ilva di Milano e di Roma. Parla con le banche. Delega ad altri la quotidianità produttiva..."

L'attuale commissario Gnudi - ma leggi "governo Renzi" - semplicemente si disinteressa della realtà produttiva interna all'Ilva, dove - a detta degli operai - si lavora a "vista", al "giorno per giorno", in cui la precarietà e l'incertezza è la norma (con tutto quello che significa per gli operai fino alla permanente insicurezza di come si lavora). Non parliamo, poi, del disinteresse per il risanamento degli impianti e delle aree...! 
A Gnudi e governo interessa solo che l'Ilva abbia soldi dalle banche per tirare avanti, giusto il tempo per svenderla agli altri padroni. 

E su questo P. Bricco scrive - "...I franco-indiani di Arcelor Mittal, a Taranto, sono già venuti due volte. «Certo - osserva Fausto Durante, responsabile per l'Europa della Cgil - bisognerebbe vedere quale delle due anime che coesistono nel gruppo franco-indiano prevarrebbe. Arcelor aveva una governance concertativa con i sindacati e i lavoratori negli organi di controllo e di indirizzo, molto interessante per un caso come quello di Taranto. Mittal, invece, è durissima con i sindacati e i governi». 

I nuovi padroni più accreditati in effetti sono gli indiani della Arcelor Mittal (qui parlare di franco-indiani è falso e fuorviante, dato che la Arcelor è stata comprata dalla Mittal indiana e quindi ora è a tutti gli effetti del padrone Mittal; cosa poi abbia comportato per gli operai Arcelor questo passaggio/svendita forniremo in futuro notizie dirette che è bene che sappiano gli operai italiani). Questi hanno due obiettivi prioritari nel comprare l'Ilva: far fuori altri concorrenti sul mercato mondiale; scalare la sua quotazione in borsa, che già è salita per il fatto stesso che è "uscita" la notizia dell'allargamento in Europa della Arcelor-Mittal: fermo restando questo obiettivi, per cui l'Ilva è soprattutto un'operazione finanziario e di occupazione di aree, un'operazione che gli deve costare poco, per cui assisteremo ad una svendita dello stabilimento di taranto come e peggio dei tempi di Riva, "se" gli indiani penseranno di produrre, si terranno solo la parte che loro considereranno produttiva, tagliando tutto il resto.

In questo quadro è veramente oscena e squalificata la posizione della Cgil, che: primo, si preoccupa solo delle relazioni concertative sindacali; secondo, fa apparire una presenza all'interno dell'Arcelor-Mittal di due "anime" padronali, che semplicemente non può esistere. 

Scrive P. Bricco - «L'auspicio - dice Biagio De Marzo, voce dell'ecologismo non radicale e settario di Taranto e dal 1971 in Italsider - è che, chiunque faccia una offerta nei prossimi mesi, comprenda che questa acciaieria vive soltanto se soddisfa il proprio gigantismo: il ciclo integrale sta in piedi con almeno 8,5 milioni di tonnellate all'anno. Il livello standard minimo raggiunto dai Riva. Una punta che ai tempi delle Partecipazioni Statali fu toccata soltanto per un mese nel 1976. Sappiamo bene che volumi più bassi significherebbe una violenta riduzione del personale»...

Della serie: vatti a fidare degli ambientalisti... Prima l'ambiente era tutto, ora negli auspici di De Marzo, la questione ambientale semplicemente è sparita...

Ma la questione ambientale la risolve la Cisl. Conclude infatti P. Bricco, riprendendo la questione inquinamento Tamburi - "...Nelle sere di Taranto, mentre il gigante dorme, non sono mai tranquilli nei loro letti gli abitanti di Tamburi, il rione che si trova a ridosso dei parchi minerali. «Non mi capacito - dice Bruno Manghi, sociologo che qui a Taranto ha diretto fra il 1981 e il 1983 la Scuola del Sud della Cisl - come negli ultimi vent'anni non vi sia mai stato in alcuna agenda, nazionale e locale, lo spostamento degli abitanti. In tutto il mondo si fa così...». 

COME SI VEDE, SONO GLI OPERAI CHE NON POSSONO "DORMIRE" E CHE SI DEVONO QUANTO PRIMA SVEGLIARE!


30 luglio: No Muos ancora repressione! Provvedimento di divieto di dimora nel comune di Niscemi anche per il Coordinatore Prov.le dello Slai Cobas s.c. di Palermo

Comunicato stampa
Palermo, 30 luglio 2014

No Muos: dopo numerose denunce, perquisizioni, fogli di via... ancora repressione!

Denunciamo con forza la nuova tornata repressiva di questo Stato, che diventa sempre più Stato di polizia, che ancora una volta si abbatte contro la lotta del movimento No Muos: 29 provvedimenti di divieto di dimora a Niscemi sono stati emessi dal Tribunale di Gela contro militanti e attivisti di varie parti della Sicilia ma non solo, tra cui quello notificato dalla questura di Palermo al Coordinatore Provinciale dello Slai Cobas per il s.c. di Palermo nonché militante politico del Circolo di Proletari Comunisti.

Il giudice per le indagini preliminari di Gela, Fabrizio Molinari, ha infatti emesso una “Ordinanza di applicazione di misura cautelare personale” che “prescrive ai suddetti indagati di non dimorare nel Comune di Niscemi e di non accedervi senza l'autorizzazione del giudice che procede”.

Lo Stato borghese, che usa la repressione in molteplici forme per salvaguardare i propri interessi di potere, soprattutto in fasi specifiche, è tempestivo nello scagliarla contro chi lotta avendo il chiarissimo obiettivo - all'interno del moderno fascismo che avanza - di attaccare preventivamente i movimenti di lotta come il No Muos in questo caso: ci si avvia infatti vero la nuova manifestazione a Niscemi del 9 agosto, ad un anno dalla grande manifestazione del 9 agosto 2013, in cui migliaia di manifestanti, giovani, lavoratrici e lavoratori, anziani, famiglie con bambini... marciarono fino alla base americana, invadendola per protestare contro l’installazione di questa antenna di morte, per lo smantellamento delle antenne presenti da anni nel terrritorio niscemese, per rivendicare non solo il diritto alla salute di chiunque abiti in Sicilia contro l'inquinamento ambientale e le correlate malattie che questi MUOStri causano alla popolazione, ma per ribadire anche a gran voce che i popoli non vogliono essere complici degli strumenti che governi come quello degli Usa, con il sostegno aperto del governo italiano, dai vertici più alti fino ai responsabili della Regione, come Crocetta, il presidente voltagabbana, utilizzano per le loro guerre imperialiste di rapina e distruzione mirate solo ed esclusivamente a mantenere il controllo di diverse parti del mondo per aumentare il profitto del Capitale.
E ancor di più lo gridiamo in questi giorni, tragicamente segnati dal sangue innocente che il popolo palestinese sta versando a causa dell'azione di vero e proprio sterminio messo in atto dallo Stato nazista di Israele fornito continuamente di strumenti di guerra proprio dagli Usa, ma anche da altri governi come quello italiano.

La reale illegittimità e il “grave ed allarmante pericolo per la sicurezza e l'ordine pubblico”, come recita l'ordinanza, non sono quelli delle masse popolari che lottano contro gli strumenti di morte della guerra imperialista e in difesa delle condizioni generali di vita, ma quelli di questo Stato borghese con i suoi governi di turno in complicità con altri paesi imperialisti come gli USA, che spadroneggiano sulla nostra terra, compreso con l'installazione del Muos!

Governi, sempre più delegittimati perchè sempre più facenti parte di una vera e propria casta criminale con una arroganza senza fine, sono loro il vero pericolo per la convivenza sociale, non chi lotta contro il Muos più che giustamente; così come gli altri movimenti elencati nell'ordinanza: “No-Tav, NO-DAL MOLIN, NO-RADAR Sardegna, NO-DISCARICHE, NO-PONTE, NO-TRIV, Associazione Rita Atria”. La magistratura strumentalmente, anche in questo caso, prova a dividere i manifestanti in cattivi da isolare e buoni da non “sobillare... nella perniciosa direzione di forme di proteste estreme...”.

Chi incarna il vero e allarmante pericolo per la convivenza sociale sono i responsabili della crescente disoccupazione, precarietà, povertà, dei morti sul lavoro, dell'invivibilità generale, sono gli stessi che quando incappano nella "giustizia" vengono trattati invece in guanti gialli, sono questi governi e istituzioni borghesi per i quali la vita delle masse popolari non conta proprio nulla e che per questo devono avere LORO il “divieto di dimora nella società” e non chi lotta per difendere diritti basilari come quelli che permettono condizioni di vita degni di questo nome.


Si illudono se pensano che provvedimenti repressivi come questi possono fermare la lotta, perché ora come sempre la repressione non ferma ma alimenta la giusta e necessaria ribellione!
3408429376 - 3387708110



mercoledì 30 luglio 2014

30 luglio: Memoria Storica e di Classe - Oggi come Ieri la Classe Operaia è antifascista

30 luglio 1970: scontri con i fascisti alla Ignis di Trento

A Trento, durante i primi mesi del 1970 i fascisti iniziarono a rialzare la testa: sempre più numerosi si susseguirono attentati a sedi di partito, scritte fasciste in città, aggressioni a singoli compagni, tentativi di incendio a sedi di Comitati di Quartiere, volantinaggi fuori dalle scuole.
Il 30 luglio i fascisti del Msi avevano indetto un'assemblea della Cisnal presso lo stabilimento della Ignis Gardolo, a circa 5 chilometri da Trento. Si trattava di una riunione che era già stata contestata in partenza, e che i fascisti avevano già tentato di indire in precedenza, ma che era sempre stata impedita grazie alla ferma opposizione degli altri sindacati e dei compagni.
Per questo motivo la Cisnal si era rivolta al pretore di Trento e la magistratura era intervenuta presso la Ignis imponendo che si garantisse loro la libertà di riunione.
Alla notizia di questo provvedimento il Movimento studentesco e Lotta continua avevano indetto per il 30 luglio un pomeriggio di mobilitazione davanti al tribunale; contemporaneamente un gruppo di lavoratori si era riunito spontaneamente davanti alla sala della Ignis per protestare contro l'assemblea.
Improvvisamente arrivarono davanti allo stabilimento alcune macchine, provenienti da tutta la regione, dalle quali erano discesi una trentina di fascisti, che intendevano entrare all'interno della fabbrica: questi,contrastati dagli operai, li aggrediron con catene,roncole e mazze di ferro. Le maestranze, interventue in massa,riuscirono a contrastare l'attacco fascista, ma due operai, Adriano Mattevi, 25 anni e Paolo Tenuta, 19 anni, rimasero a terra, feriti al ventre e in altre parti del corpo con numerose coltellate, mentre un altro venne portato in ospedale con il volto tumefatto.
Poco dopo gli operai riconobbero fuori dalla stessa fabbrica due esponenti del MSI, il consigliere regionale Andrea Mitolo, ex milite repubblichino, e il sindacalista della Cisnal Del Piccolo, che vennero trovati in possesso di un'ascia.
A quel punto, bloccati dagli operai, gli venne imposto di mettere le mani sopra la testa e gli venne appeso al collo un cartello con scrittoo «Siamo fascisti. Oggi abbiamo accoltellato tre operai. Questa è la nostra politica pro operaia», e vennero costretti ad aprire un corteo che si stava incamminando verso la città.
Così gli operai volevano mostrare, a chi ancora non se ne fosse accorto, la vera faccia dei fascisti, sempre pronti a fare il lavoro sporco per il padrone.
Il corteo si mosse per diverse ore e per molti chilometri nel centro di Trento e la polizia, impotente, non potè inizialmente intervenire di fronte alla rabbia degli operai, degli studenti e delle altre persone accorse in piazza dopo la diffusione della notizia.
Solo in tarda serata, con l'arrivo dei rinforzi, le forze dell'ordine riuscirono a bloccare il corteo e a liberare i due missini.

Trenta luglio alla Ignis
Questa mattina, davanti ai cancelli
sono arrivati trenta fascisti:
erano armati di bombe e coltelli,
questi di Borghi son gli squadristi.
Han cominciato tirando sassi
contro i compagni di un capannello;
alle proteste han risposto sparando:
tre ne han feriti con il coltello.
Noi operai gli siam corsi dietro
ma quei vigliacchi sono fuggiti,
approfittando della confusione
mentre portiamo in salvo i feriti.
Subito dopo la vile aggressione
ecco arrivare due capi fascisti;
van con la borsa dal porco padrone
a prender la paga pei loro squadristi.
Li abbiamo presto riconosciuti:
uno è Del Piccolo, quell'assassino,
e l'altro è Mitolo, capo fascista,
torturatore repubblichino.
Dentro la borsa, coi passaporti,
hanno una scure ben affilata:
questa è la prova che i due compari
la sanno lunga su come è andata.
Gli abbiamo fatto alzare le mani,
gli abbiamo messo al collo un cartello
con sopra scritto: « Siamo fascisti,
facciam politica con il coltello ».
E dalla Ignis fino in città,
mentre tremavano per la vergogna,
li abbiam portati in testa al corteo
e tutta Trento li ha messi alla gogna.
E in fin dei conti vi è andata bene,
perché alla fine della passeggiata
quella gran forca che meritate
non ce l'avete ancora trovata.
Cari compagni, quella gran forca
dovremo farla ben resistente,
per impiccarci, assieme ai fascisti,
il padron Borghi porco e fetente.
Cari compagni, quella gran forca
dovremo farla ben resistente
per impiccarci, assieme ai fascisti,
ogni padrone, porco e fetente."