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domenica 19 gennaio 2014

COMUNICATO FINALE DELLA RIUNIONE RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUI POSTI DI LAVORO E TERRITORI – 11.1.2014

COMUNICATO FINALE DELLA RIUNIONE RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUI POSTI DI LAVORO E TERRITORI – 11.1.2014

La Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e territori ha tenuto alla fine del riuscito Convegno sul grande processo di Taranto contro l'Ilva, che si terrà quest'anno, la sua riunione nazionale, presenti tutte le sedi in cui essa è operativa, e ha definito il piano di lavoro nazionale e locale per l'anno in corso.

- La campagna nazionale principale è quella relativa alla mobilitazione, partecipazione del processo Ilva di Taranto. Attività preparatorie in termini di iniziative e assemblee saranno svolte in tutte le sedi, così come importante sarà l'informazione e controinformazione su Taranto attraverso il blog della Rete e la mailing list.

- Una presenza nazionale sarà realizzata a Roma in occasione della udienza della Cassazione per il processo Thyssen, dove esiste il rischio di un azzeramento della sentenza e dei suoi affetti; analoga mobilitazione nazionale verrà realizzata in occasione dell'udienza in Cassazione per il processo Eternit.

- La Rete si attiverà sui territori, in particolare a Ravenna, dove si annunciano i processi amianto e il processo rappresaglia nei confronti degli attivisti della Rete per l'occupazione dell'agenzia interinale Intempo.
A Bergamo e Milano l'attività della Rete sarà riorganizzata tenendo conto che a Milano esiste la sede nazionale dell'Ilva dei Riva come pure un pezzo dell'inchiesta Taranto e che esiste un diffuso problema di sicurezza sul lavoro e devastazione del territorio connesso all'Expo. 
A Marghera sarà promossa un'assemblea della Rete per provare a rilanciarla a partire dal problema dell'estrazione del petrolio in Basilicata che ha evidenti connessioni con la realtà industriale esistente attualmente a Marghera.
In Sicilia la Rete già segue alcune vicende emblematiche dei Cantieri navali.
Nuove realtà della Rete potranno essere attivate in Basilicata, a Napoli nell'università, a Torino in connessione alle udienze in Cassazione Thyssen ed Eternit, ad Alessandria dove è in corso il processo Solvey che stiamo seguendo, a Genova.

La strage degli operai cinesi schiavizzati a Prato verrà rilanciata come denuncia e analisi dalla Rete e una nuova iniziativa nazionale verrà programmata per l'anno in corso. 

Nella riunione è stata segnalata la necessità che la Rete non limiti la sua attività alla presenza e mobilitazione ai processi ma che si assuma l'onere, laddove è possibile, di denunciare e scoperchiare situazioni di fabbriche e di territori di attacco alla sicurezza e salute dei lavoratori e delle popolazioni.
La Rete là dove non esiste una struttura autonoma formata da più realtà, appoggia la sua attività permanente sulle strutture sindacali di base che di essa fanno parte stabilmente, slai cobas sc, Usi, ecc. 

Per concludere, l'appuntamento nazionale di tutta la Rete è il 24 aprile a Roma, dove insieme al presidio in Cassazione sarà tenuta una nuova riunione/assemblea nazionale. 

Taranto 11 gennaio 2014

RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUI POSTI DI LAVORO E TERRITORI

bastamortesullavoro@gmail.com


CONVEGNO DI TARANTO DELLA RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUI POSTI DI LAVORO E TERRITORI DEL 11 GENNAIO 2014.

CONVEGNO DI TARANTO DELLA RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUI POSTI DI LAVORO E TERRITORI DEL 11 GENNAIO 2014.

All'apertura, il Convegno è stato dedicato all'ultimo operaio morto di tumore all'Ilva, Stefano Delli Ponti, leggendo un pezzo di una lettera di un lavoratore dell'Istituto tumori di Milano che l'aveva recentemente conosciuto. Un lungo applauso ha salutato Stefano e la sua famiglia.

Nell'introduzione il compagno responsabile per Taranto della Rete nazionale ha detto che la Rete è nata proprio sulla base delle tragedie delle morti sul lavoro all'Ilva, ricordando poi le iniziative più significative, sia come manifestazioni nazionali (a Torino per la Thyssen, a Taranto per l'Ilva, a Roma, ecc.), sia la presenza attiva della Rete ai processi più importanti, Eternit, Thyssen, ecc.
Questo Convegno oggi a Taranto è a fronte della chiusura delle indagini da parte della magistratura e delle imputazioni alla famiglia Riva e a decine e decine di responsabili, corresponsabili, e ha lo scopo di organizzare la partecipazione popolare a questa fase della lotta contro l'Ilva di padron Riva. Questa città ha bisogno di ottenere giustizia, risarcimenti, cambiamenti reali. 

E' seguito il lungo intervento dell'Avv. Di Torino, Sergio Bonetto. All'inizio ha parlato della complessità della vicenda che si apre con questo processo Ilva, per le potenziali dimensioni del processo (50 imputati + 3 società), per le violazioni che coprono quasi il 50% di tutto il codice penale, per la vasta tipologia dei reati, che mostrano un mondo di illegalità diffusa vissuto per decenni a Taranto. Tutta questa drammatica storia di morti, inquinamento, danni alle persone, è certo difficile trasformarla in un processo, ma questo si prepara ad essere il più grande processo, di rilevanza anche internazionale. 
Nel processo Eternit che vogliamo prendere a riferimento – ha proseguito Bonetto - le proporzioni erano decisamente più piccole, si trattava di soli 2 imputati e un solo agente inquinante, un numero individuato di persone vittime, e quindi un quadro specifico e limitato di reati, la magistratura poi aveva individuato un'area critica precisa intorno alla fabbrica in cui l'inquinamento di amianto aveva fatto malati e morti. Ma già per questo processo vi erano decine di migliaia di atti.
All'Ilva, l'inquinamento ha mille sfaccettature, non è stata individuata una precisa e limitata area critica, c'è anche un vasto profilo corruttivo su tutta la vicenda... Un processo che rischia di incartarsi per le sue dimensioni.
Quindi occorre un ragionamento serio sul processo e questo tipo di assemblee servono a questo. Occorre fare informazione, occorre gente, esperti che ci aiutino.
All'Eternit la sentenza è stata per disastro doloso, cioè di omissione volontaria di misure di sicurezza sul lavoro. Non potendo ricostruire la storia di ogni singola persona, si è affrontato il problema in termini generali. A maggior ragione all'Ilva non si può affrontare caso per caso.
Paradossalmente gli imputati vorrebbero invece che si analizzasse caso per caso per allungare i tempi del processo. Quindi su questo la scelta, la decisione dei giudici è essenziale, e su questo pesa quello che facciamo noi. 
E' necessario poi il coordinamento delle parti civili. Se arrivano centinaia di avvocati, ognuno per rappresentare alcune parti civili, si rischia di affossare il processo. Ognuno non può montarsi la testa. La strada è coordinarsi – anche tra coloro che non la pensa come noi.
All'Eternit nonostante ad un certo punto i giudici abbiano contingentato i tempi di intervento degli avvocati e nonostante la programmazione ravvicinata delle udienze, ci sono voluti 2 anni. 
Quindi, noi dobbiamo incidere sulle modalità di gestione di questo processo. 
Altro aspetto che viene dall'esperienza Eternit. Noi vogliamo che il processo accolga le parti civili anche di lavoratori e abitanti che non si sono ancora ammalati o che non si ammaleranno mai, perchè, come all'Eternit, deve essere contestato il “reato di pericolo”. Lo Stato dice: “nessuno deve mettere a rischio la vita e la salute degli altri”; quindi non deve essere punito solo chi provoca malattia e morte, ma anche chi mette a rischio. Questo principio è stato affermato per la prima volta nel processo Eternit ed è un'opportunità enorme per Taranto per affrontare il processo Ilva. 
Non si tratta solo di una questione di risarcimento per chi è stato colpito ma del fatto che il rischio non ci sia più.
La Procura di Taranto ha fatto un buon lavoro con il sequestro dei soldi. Questo è importante perchè a Torino c'è stata una buona condanna ma i padroni non escono ancora un centesimo e se ne stanno nascosti in Svizzera. Il nostro lavoro deve essere indirizzato affinchè i soldi di Riva siano utilizzati per mettere a norma l'Ilva e bonificare la città per evitare la continuazione del rischio. 
Poi l'avv. Bonetto ha sollecitato a vigilare. Cercare di impedire – ha detto – coloro che puntano solo in maniera avida ai risarcimenti, e tra gli avvocati ci sarà chi solleciterà ad andare in questa direzione; non illudere nessuno sulla questione dei risarcimenti, non può essere questo il nostro unico obiettivo ma il risanamento della fabbrica e della città. 
All'Eternit i padroni sono stati condannati a risarcire tutti, lavoratori morti, malati o sani, familiari, allo stesso modo, con 30mila euro a testa (poi chi ha patologie dimostrate, documentabili può fare la causa civile per il risarcimento di tutte le spese, i danni, ecc.). A Casale Monferrato potenzialmente tutti i 20mila abitanti avevano diritto ai 30mila euro. A Taranto, con circa 250mila abitanti sarebbe enorme dire questo, ma l'impostazione generale deve essere questa. 
Quindi l'avvocato ha chiarito anche la complessità e l'impegno necessario da subito per risolvere gli aspetti tecnici: avere tutti gli atti della Procura (che saranno migliaia e migliaia), studiarli, schedarli, dividerci il lavoro, ecc.
Ma soprattutto Bonetto, in conclusione, ha posto l'accento e ha richiamato l'attenzione sulla assoluta necessità di garantire una forte presenza fisica alle udienze. Non dobbiamo permettere al Tribunale di decidere per conto suo a fronte di una nostra scarsa presenza. Anche qui ha fatto l'esempio delle udienze Eternit in cui ad ogni udienza erano presenti 150/200 persone, grazie ad un lavoro anche pratico di organizzazione pure del trasporto da parte delle associazioni dei familiari. Le presenze servono a fare pressione sull'andamento del processo. 

Dopo questo lungo, articolato intervento dell'Avv. Bonetto, sono iniziati gli interventi (ne ricordiamo alcuni), non prima però che il rappresentante della Rete nazionale per la sicurezza abbia sottolineato con forza che occorre concepire questo processo come una guerra, dove non ci sono solo i Riva indagati ma tutto un sistema industriale/politico. 

Alcuni interventi hanno sottolineato che il processo Ilva deve fare giurisprudenza non solo per il nostro paese ma anche a livello internazionale, e l'importanza della presenza di massa in questo processo e del coordinamento delle forze, come fattori determinanti e elementi di forza.
Attualmente, invece – come ha detto il presidente dell'Ass. “12 Giugno” che il giorno prima aveva partecipato all'udienza di un altro importante processo in corso, quello contro le centinaia di operai Ilva morti per amianto – al Tribunale a questi processi si è in pochi, e gli avvocati possono tranquillamente offendere i morti e ammalati come se gli operai si siano voluti ammalare e morire. A Taranto vi sono solo 200 morti per amianto risarciti dall'Inail mentre ci sono 2000 ammalati. 
Poi, denunciando, i tempi lunghissimi di questi processi, ha ribadito che ci vogliono “corsie preferenziali”, l'eliminazione della prescrizione per questi reati, ma su questo l'impegno assunto dal parlamento è rimasto incompiuto, nonostante vi siano dei disegni di legge. Ha concluso facendo un appello a che con l'apertura di questo processo contro l'Ilva ci sia quella mobilitazione che finora non si è riusciti a fare. 
Anche altri interventi hanno denunciato come le Istituzioni sia nazionali che locali si siano dimenticati di Taranto, mentre il governo sforna l'ennesimo decreto “salva Riva” e ora”salva Bondi”. Un esponente di “Cittadinanza attiva” poi entrando nel merito dell'utilizzo dei fondi che si riuscirà a far pagare ai Riva ha detto che devono essere destinati per la rinascita della città, del mar piccolo... alternativa alla produzione d'acciaio. 
L'operaio dell'Ilva, Battista, anche in rappresentanza dei lavoratori del comitato liberi e pensanti, ha denunciato come proprio lo Stato stia cercando di impedire che Riva paghi, citando la recente sentenza della Cassazione che ha restituito ai Riva i soldi sequestrati dalla magistratura di Taranto; anche questo processo che si apre vedrà tanti avvoltoi pronti a bloccare, speculare. Quindi ha fatto una dura denuncia di quanto sta accadendo dentro l'Ilva, in termini di continuazione delle violazioni alla sicurezza e salute; nell'area a caldo invece che bloccare gli impianti inquinanti c'è un aumento della produzione con conseguenti recenti incidenti, anche nelle altre aree vi sono impianti obsoleti che dovrebbero essere immediatamente chiusi. Non si tratta solo dell'area a caldo ma dovrebbe essere chiuso tutto lo stabilimento. Ora siamo “sotto controllo dello Stato” per tre anni ma all'Ilva si continua ad inquinare nello stesso modo e lo Stato è direttamente responsabile di quanto sta accadendo in questa città. Sulle indagini di “ambiente svenduto” ha detto che dovevano essere molto più estese: come mai non c'è un sindacalista, un giornalista indagato? Ma ha anche sottolineato l'assenza di una forte risposta della gente a fronte dei decreti salva-Ilva. Poi parlando del processo ha detto che questo sarà molto difficile, i sindacati, in particolare la Fiom, si costituiranno parte civile, speculando sui morti.  
Sul problema del processo, delle indagini è reintervenuto l'Avv. Bonetto sollecitando a non dire che “il problema è un altro”, perchè in questo modo non affrontiamo mai il problema presente. Ora il processo si fa. C'è una parte della gente che vuole impegnarsi e contribuire a portare un pezzo di verità processuale. Noi dobbiamo lavorare affinchè ci si avvicini alla verità storica il più possibile.
Ora non ci incartiamo sul fatto se l'Ilva deve o non deve chiudere. Non è questo il tema di questa fase processuale. Rispetto agli “avvoltoi”, si combattono spiegando innanzitutto alla gente, agli operai, agli abitanti dei Tamburi. Occorre fiducia nella gente, gli avvocati da soli non ce la possono fare. Se da questo processo Riva ne esce che non conta niente già è un buon risultato. Vediamo questo processo come opportunità per cambiare le cose; non sappiamo ora che futuro avrà Taranto, ma occorre provarci. 
Il rappresentante dell'Associazione Esposti Amianto e di Medicina Democratica – venuto con altri da Matera – dopo aver raccontato la loro esperienza allo stabilimento Enichem di Pisticci, alla multifibre di Acerra, dove grazie alla denuncia di familiari di operai morti di amianto (307 su 2000) si è aperta un indagine epidemiologica, ha fatto una cruda analisi delle conseguenze mortali dell'uso dell'amianto, denunciando come le forze sociali che dovrebbero tutelare i lavoratori se ne stanno da parte. Anche da questo emerge la necessità della creazione di associazioni e di creare “eventi”. Parlando della loro esperienza, ha raccontato che si sono rivolti ai medici di base perchè vadano a fondo alle condizioni di vita e di lavoro dei propri pazienti, non facendolo questi medici sono passibili di denunce. Su questo vanno sensibilizzati anche i medici di Taranto, chiedere uno studio epidemiologico sui cittadini dei Tamburi, sorveglianza sanitaria. 
Quindi sulla necessità della partecipazione ha sollecitato a fare “corpo unico”. Infine, nel fare un confronto tra i dati Ilva prima e dopo Riva, ha detto che è l'industria di Stato che deve tornare, perchè nel mondo moderno non possiamo dire che senza industria si può andare avanti. 
Caliolo, moglie di uno degli operai, Mingolla, morto nel 2006 all'Ilva ha fatto un intervento emozionante,  ricordando i momenti difficili vissuti durante il processo per la morte del marito, ma nello stesso tempo ricordando il suo percorso e il suo impegno nella Rete nazionale per la sicurezza, un impegno che le ha dato forza e ha colmato il vuoto che viene dopo una tragica perdita. Parlando dei processi, ha detto che i familiari sono soli, non vengono sostenuti, alle udienze, a parte rappresentanti della Rete e dell'Ass. “12 Giugno”, non c'era nessuno, a fronte di una politica di avvocati dell'azienda, dell'azione dei magistrati che uccide una seconda volta. Questa situazione ha portato anche lei a momenti di crisi, di distacco dall'impegno della Rete, ma poi ha ripreso con forza. Ha deciso di andare fino in fondo al processo, benchè tanti le dicessero di abbandonare il processo penale e puntare solo ai risarcimenti. Concludendo, ha lanciato un forte appello: c'è una realtà di Taranto che non si rassegna, e la partecipazione è essenziale per dare messaggi diversi. Non possiamo rassegnarci che mai nulla cambierà. Non possiamo far finta di niente. Dobbiamo provarci.
A questo intervento si è legato il rappresentante della Rete per ribadire che il processo contro Riva e soci è una guerra ed è a questa guerra che bisogna partecipare, partendo dal fatto che “Taranto non è morta” e questo è testimoniato dai vari momenti di manifestazione/proteste che vi sono stati, dal 2 agosto del 2012 ad altre manifestazioni di massa, anche ad alcune, benchè poche, iniziative di protesta all'Ilva. Non dare battaglia è come se abbiamo già perso in partenza. 
Qui ha riportato gli esempi in positivo delle vittorie processuali già ottenute dallo Slai cobas per il sindacato di classe contro Riva, in particolare nel processo ex Nuova Siet dove Riva ha avuto la più alta condanna, benchè poi per l'azione anche di corruzione dei giudici di appello buona parte dei reati siano andati in prescrizione, ma è comunque rimasto il risarcimento agli operai.
Rispetto alla partecipazione al processo, ha detto che non basta un appello, occorre trovare le forme organizzate per far partecipare operai, familiari, cittadini; ha ripreso l'esperienza positiva dell'Associazione 12 Giugno che per anni ha fatto diventare i processi degli eventi. 
Anche in questo processo del 2014 dimostreremo che non è vero che Taranto è assente. Questo lavoro – ha detto – è una strada obbligata: non possiamo denunciare tutto e poi non vincere alcune battaglie. L'Avv. Bonetto è qui perchè abbiamo bisogno di una esperienza vincente. Nel processo Ilva dobbiamo affermare un principio di giustizia e di risarcimento. A questo serve l'associazione di parte civile in forma coordinata. Le tappe dopo questa assemblea sono per unirsi su questa via.
Il processo a Riva è un processo storico al sistema capitalista. Per noi, finchè non c'è un sindacalista in questa inchiesta questo processo non può finire (e qui ha ricordato il processo in corso per la morte dell'operaio Di Leo che per la prima volta, frutto della denuncia/testimonianza dello Slai cobas, sono inquisiti anche 3 RLS); ma ora questo processo deve cominciare. 
Il processo certo non è una manifestazione ma una forma specifica della battaglia, le cose dette sulla difficoltà della partecipazione della gente, non devono però diventare per noi un ostacolo. 
La rappresentante dello Slai cobas di Taranto ha aggiunto che la questione delle parti civili è importante in termini politici, necessaria anche per contrastare l'azione dello Stato: la magistratura fa una cosa buona a Taranto ma poi la Cassazione la smonta... questo “gioco” deve trovare la giusta risposta; la costituzione di parte civile significa mettere non un passo ma centinaia di pesanti passi in questa battaglia. Dobbiamo, poi, noi unire al fatto tecnico-legale e alla presenza fisica alle udienze, la nostra azione forte di denuncia, di lotta generale contro Riva ma anche contro governi, Stato, sindacati confederali chiaramente corresponsabili di aver fatto arrivare a questa situazione; noi dobbiamo cercare di impedire l'oscenità di sindacati, anche di una Fiom, che si presentano come parte civile al processo. Per questo nel processo è necessario che si senta la voce degli operai, la voce della classe che viene sfruttata e uccisa.
Altro aspetto importante è la questione del coordinamento delle forze. A Taranto vi sono varie realtà che portano avanti aspetti di questa battaglia, ma ci sono momenti, come questo del processo, in cui queste realtà si devono unire, questo costituisce un arricchimento non un rinunciare alle proprie battaglie. Mettiamo fine ai protagonismi. Il coordinamento, la formazione di un coordinamento ad hoc per la costituzione di parte civile (es. a Torino, Legami d'acciaio), è un messaggio politico, di fiducia, di cambiamento, di fine dei personalismi anche in fabbrica.
Anche l'Avv. Bonetto ha ribadito la necessità del coordinamento, perchè, ha detto, tante parti civili ognuna per conto proprio costituiscono un pericolo per i difensori, e verrebbe usato dagli avocati degli imputati per ostacolare l'andamento del processo.

Il Convegno si è concluso ribadendo:
l'avvio della costituzione di parte civile di operai Ilva, lavoratori degli appalti, lavoratori delle aziende vicine area Ilva (Cimitero, Pasquinelli...), abitati dei Tamburi e altri quartieri inquinati;
risarcimento per tutti, sia malati che sani; 
coordinamento sulle linee espresse dall'Avv. Bonetto, prima raccogliendo le adesioni e poi formalizzando la forma associata; 
l'organizzazione di parte civile è di massa e gratuita – stabiliremo solo una quota associativa; all'avvocato/i daremo solo il rimborso spese;
dobbiamo tener conto dei tempi, per presentare le parti civili alla udienza preliminare;
dobbiamo trovare e costruire un gruppo di esperti/tecnici. 

Durante tutto il Convegno si sono compilate le schede (indicate dall'Avv. Bonetto) per la costituzione di parte civile – raccogliendo già un centinaio di adesioni, tra operai Ilva, operai cimiteriali, pasquinelli, abitanti dei tamburi, ecc. 
Taranto - 11 gennaio 2014

IL SIGNIFICATO POLITICO DEL PROCESSO ILVA Il lavoro generale della Rete nazionale in questo anno.

IL SIGNIFICATO POLITICO DEL PROCESSO ILVA
Il lavoro generale della Rete nazionale in questo anno.

Il Convegno tenutosi oggi riguarda il più grande processo che ci sia mai stato nel nostro paese e riguarda la più grande fabbrica nel nostro paese, tra l'altro una fabbrica ancora in attività, con una classe operaia ancora tutta al lavoro. 
Questo processo si fa in una città abbastanza grande, non “morta” ma viva, sede anche della Base Nato nel Mediterraneo e di tante altre fabbriche.
Esso sarà di fatto la “madre” di tutti i processi; somiglia a quelli dell'Eternit, della Thyssen, di Marghera, ma è qualcosa di più.
Si tratterà quindi di una battaglia nazionale, strategica nella guerra di classe contro il capitale, che colpisce al cuore il suo sistema, a partire dalla condizione operaia.
La Rete è il centro di proiezione nazionale di questa battaglia e agisce da fronte di tutte le forze che si possono unire contro il capitalismo che uccide, tramite la Rete possiamo unire esperienze molto importanti. Le energie che vogliamo attivare sono quelle che ci sono sul campo, non contano chi sono ma la funzione che svolgono e che ci troviamo sulla stessa strada. 

La sicurezza e la salute del lavoro è l'anello debole del sistema imperialista a livello mondiale, vediamo anche l'esplosione che c'è stata in Giappone, gli scontri in Vietnam in cui 8 operai che lottavano per la sicurezza sono morti, ciò che succede in Bangladesh, in Pakistan, ecc. 
E nella crisi le condizioni di sicurezza possono solo peggiorare. Nella fase di crisi è proprio sulla condizione operaia e sulla sicurezza sui posti di lavoro che il capitalismo mostra tutta la sua irriformabilità, e la sicurezza diventa nervo scoperto del sistema capitalista. Il capitalismo che uccide rappresenta il cuore di questo sistema che deve essere abbattuto.

Il processo contro l'Ilva per i morti sul lavoro e per il profitto ha come obiettivo la “rivolta”, dimostrare che il Tribunale va attaccato. E questo gli operai e le masse lo vedranno con la loro esperienza: questo processo non darà nulla. Anche altri processi hanno già dimostrato che si può ammazzare e non pagare nulla.
Vogliamo forti sanzioni in questo processo ma per noi la vera sanzione è la rivolta.
Solo la rivoluzione può risolvere il problema. La Rete lo rivendica apertamente e usa anche i processi per dimostrarlo. Vogliamo il processo contro padron Riva non per seminare illusioni, ma per maturare questa consapevolezza attraverso l'esperienza diretta.
In questa società o c'è il primato del padrone o il primato degli operai. Ogni cosa in questo sistema di classe è legato ai rapporti di forza.  
Vogliamo impegnarci a fondo nei processi non per illuderci di avere giustizia, ma per dimostrare la legittimità di un'altra giustizia e la necessità della conquista del potere politico per imporla.
Tutti i soggetti e associazioni che si trovano su questa strada diventano interlocutori di questo percorso, e la Rete è lo strumento per unire tutte le forze necessarie in questa battaglia.  
Il Convegno di oggi è un buonissimo segnale: per la partecipazione di forze locali che prima ci hanno osteggiato; perchè ha portato la linea chiara della giustizia e risarcimenti per tutti; perchè ha affermato la strada del “processo popolare” che vive nella forma della costituzione di parte civile, non a recuperare soldi, ma per agire come “giuria popolare in nome del popolo italiano” per una giustizia reale.
La giustizia reale è contraria alla giustizia formale.
Dobbiamo portare un “reparto” selezionato in Tribunale come tipologia dei settori di lavoratori, di masse popolari uccise e ammalate.

Noi non siamo perchè si costituiscano parte civile i sindacato confederali, la Fiom, che da corresponsabili della situazione a cui si è arrivati vorrebbero passare per “vittime”.
Ma riteniamo che anche i sindacati di base, come l'Usb, non abbiamo diritto a costituirsi come parte civile, perchè non c'erano in fabbrica e non hanno svolto negli anni all'Ilva un ruolo di lotta contro l'attacco alla sicurezza e alla salute di padron Riva.

Se noi riusciamo, se faremo questo processo con uno stile di combattimento, il processo Ilva farà epoca e avrà una proiezione anche internazionale. Ma per questo la bandiera rossa del proletariato deve apparire. 
Le sedute del processo vedranno calare a Taranto tutte le televisioni, giornali. Ci saranno vari momenti in cui dovremo sfruttare questa situazione per fare iniziative nazionali. 
Si tratta di un programma di lavoro dei prossimi 3 anni, perchè la previsione minima che si fa anche in tribunale. Va preparata una campagna politica di spiegazione, di informazione, di organizzazione di forze. 

Vi sono state nella storia delle Rete altre vicende esemplari, e anche oggi dobbiamo vedere quali battaglie sostenere, indipendentemente se la Rete è presente in quelle realtà. Alla Thyssen noi non c'eravamo eppure abbiamo costruito una manifestazione tutta organizzata da Taranto e ha contribuito fortemente alla nascita dell'associazione “Legami d'acciaio”. E' chiaro che ci vuole una forza sul territorio, ma è importante l'azione d'avanguardia della Rete. 
Prato per esempio oggi è la nostra battaglia! Prato non è meno importante dell'Ilva perchè è un flash chiaro di ciò che il sistema capitalista è e quali sono le sue caratteristiche di fondo.
Noi dobbiamo fare una manifestazione a Prato e dobbiamo trovare lì degli interlocutori. Noi non abbiamo il problema di stabilire un rapporto con la comunità cinese, che copre e convive con questa realtà; noi difendiamo gli operai cinesi dentro la comunità cinese che è divisa in classi. 

Sintonizzati col processo di Taranto sono le vicende della Thyssen e dell'Eternit, che abbiamo portato ad esempio, per il tipo di condanna, per la partecipazione, per la linea portata degli operai e familiari, per la presenza dei gruppi rivoluzionari che è bene che ci siano perchè la borghesia deve avere paura - la Rete non è per le brave persone ma per creare nelle situazioni di parte civile una situazione rivoltosa; i processi vanno avanti se i padroni si prendono paura (vedi Thyssen). 
Questi due processi hanno influenza sul processo Ilva. Il 24 aprile il verdetto sarà rovesciato sulla Thyssen, sostenendo che la colpa è quasi esclusivamente degli operai. Questo avrà conseguenza sul processo di Taranto. Anche per Eternit si persegue un ridimensionamento tappa dopo tappa. 
La Rete sarà presente a Roma il 24 aprile, come in occasione del processo Eternit. 

Stiamo seguendo altri processi (Solvay, processo a Ravenna contro l'occupazione dell'agenzia Intempo, ecc.). 
Il resto del lavoro della Rete è quello di prima. 
I governi hanno proceduto nella linea di smantellamento dei vincoli di sicurezza nelle fabbriche (vedi, decreto “mille proroghe”, quello sulle “semplificazioni”, ecc.). Quindi la lotta contro il governo resta la nostra parola d'ordine. 

In fabbrica la situazione è andata nettamente indietro, degli Rls non si sente parlare più, ma dove vi sono le forze occorre fare battaglie su questo, stabilendo un rapporto tra battaglia locale e nazionale. Quando la Rete affronta un problema in un posto di lavoro, serve per affrontare il problema della sicurezza in quello come nelle grandi fabbriche come l'Ilva, e oggi dobbiamo utilizzare le piccole battaglie locali per parlare dell'Ilva, perchè è sulle battaglie importanti ed emblematiche che vive la Rete. 
In alcune città la Rete ci deve stare per forza; in altre zone in cui non ci siamo ma ci sono altre realtà, la Rete non deve sostituirsi ma appoggiare le altre realtà; in alcune città come Napoli realtà di compagni, collettivi universitari si sono mobilitate per la Rete, e a Napoli porteremo il processo Taranto come battaglia del secolo...

Quindi, quest'anno la Rete deve: 
lanciare il processo di Taranto, 
seguire i processi Thyssen ed Eternit,
intervenire sulla vicenda Prato. 

Il Convegno di oggi ci dà lo stimolo necessario. Quest'anno la battaglia Ilva è al processo non ai cancelli. Gli operai dell'Ilva contano qualcosa se entrano nel processo, perchè qui si giocano le sorti dell'Ilva. 

RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUI POSTI DI LAVORO E SUI TERRITORI

bastamortesullavoro@gmail.com

11.1.2014






RIUNIONE COORDINAMENTO NAZIONALE SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE – TARANTO 11.1.2014

RIUNIONE COORDINAMENTO NAZIONALE SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE – TARANTO 11.1.2014

Marghera – Siamo di fronte ad una situazione abbastanza tragica, 600 iscritti ma neanche 50 persone da portare a Roma. Quest'anno faccio la tessera a chi ha senso che la abbia. 
Come slai cobas non possiamo seguire tutte le cause legali, dobbiamo trovare un'altra forma, perchè ci portano via troppo tempo. 
Le vertenze più importanti sono state:
Sui Cantieri navali a Marghera, dove con una sentenza siamo riusciti a dimostrare la responsabilità solidale dell'appaltante, per mancati pagamenti salari, ecc.
A Stazzara (Treviso) abbiamo fatto assumere 4 persone che stavano con un contratto irregolare, dimostrando che erano comandati dalla ditta primaria. Su questo Paolo Dorigo si era beccato una denuncia per diffamazione ma è stata archiviata. 
Lo Slai cobas è un po' stagnante, c'è un riflusso però è attivo e vi sono aspetti positivi in diversi campi. 
Abbiamo messo in piedi la Fao che è cresciuta molto nel 2013 con vertenze nazionali. E' un campo difficile per organizzare i lavoratori, ma il responsabile della Fao sta facendo un buon lavoro, e ora si tratta di vedere di costruire qualcosa di robusto per Fao-slai cobas in tutt'Italia. 
Ho sentore che entro i prossimi mesi capiterà qualcosa sia alla Eni di Taranto che di Mantova, si andrà verso una fermata degli impianti. Il petrochimico non esiste quasi più, con relativo dimezzamento degli operai. 
Ci siamo allargati in Friuli. A Marghera andiamo verso un ridimensionamento del tesseramento perchè si capisca meglio cos'è un sindacato di classe.
Siamo stati convocati dal Ministero del lavoro
Sul fronte sicurezza, recentemente abbiamo affrontato come Slai cobas un caso di intossicazione da cloro per una lavoratrice. Notiamo che la crisi porta i lavoratori a non denunciare a non parlare. 
In riferimento al documento sull'estrazione del greggio in Basilicata, pensiamo di farlo anche a Marghera, rilanciando in questo modo la Rete, parlando di Eternit, di Ilva. La Rete non deve dimenticare che uno dei suoi punti focali è scoperchiare ciò che gli altri non vogliono scoperchiare, vanno bene i processi sulle realtà più importanti ma non dobbiamo perdere di vista il fatto di togliere il coperchio a situazioni di cui nessuno parla (vedi Basilicata). Quindi, mantenere la Rete su un doppio binario, processi perchè i padroni paghino, ma mettere in evidenza altre questioni nazionali.

Bergamo – Ci stiamo allargando nelle cooperative della logistica, grazie al tam tam tra i lavoratori. Si tratta di lavoratori che operano in supermercato, che devono passare ad altra cooperativa, e sono in prevalenza, pakistani, arabi, indiani, ecc. e ci sono anche questioni di superlavoro, orari, discriminazioni. 
Altra cosa nuova è la Bonduel, di cui ci eravamo occupati per un incendio anni fa, qui c'è il problema di un cambio peggiorativo di contratto per cui i sindacati non hanno fatto niente, vogliono passare con noi perchè non si sengono tutelati dai sindacati confederali. 
Vi è stato un buon risultato per i ricorsi su licenziamenti alla Tecnymont, sono stati vinti e gli operai risarciti, ma l'azienda intanto li tiene fuori pur pagandoli in attesa del ricorso che gli permette alla “legge fornero”. 
Vi sono poi altre realtà dormienti, la Bayer, la Tryumph in cui l'azienda fa quello che vuole senza opposizione sindacale, altre lavoratrici hanno accettato il licenziamento ma stanno abbastanza male.
Altre realtà della logistica a Vignate e Capriate, in quest'ultima, dove già i lavoratori avevano fatto una battaglia per riconoscimento dei diritti sindacali, stiamo facendo una battaglia per affermare questi diritti nel cambio cooperativa, qui ora siamo diventati il 50% partendo da 4 lavoratrici.
Altra questione dove siamo stati molto impegnati è alla logistica della SMA di Brescia, dove vi sono state da parte della ditta delle ritorsioni dopo la partecipazione allo sciopero del 18 ottobre, qui noi abbiamo fatto sciopero, occupazione. 
A Brignano, dove vi è stato il primo cobas della logistica abbiamo mantenuto la forza, ma ora siamo di fronte alla proposta della Coop. ai lavoratori di entrare nel consiglio di amministrazione. Noi abbiamo detto No però un ns iscritto aveva detto Si a diventare presidente della Cooperativa. 
Alla Tenaris Dalmine, sulla sicurezza c'è da ripartire con un'inchiesta, stanno entrando centinaia di lavoratori apprendisti e c'è un deterioramento della sicurezza (pochi giorni fa vi è stato il crollo di un parango di una gru che la Dalmine ha cercato di scaricare sulla ditta di manutenzione). 
Nella prossima settimana apriremo una vertenza su questo e vedremo di riaprire un'attività sindacale  a partire dalla questione della sicurezza. 
A Bergamo è attiva la tendenza di sinistra sindacale (vedi sciopero delle lavoratrici del 25 nov.) che va seguita.

Palermo – abbiamo chiuso e riaperto l'anno con la novità degli operai Fiat di Termini Imerese che è chiusa da 2 anni e gli operai sono stati in parte mandati a casa con accordi col governo (tipo esodati); sono rimasti in 800, a cui hanno promesso 6 mesi di cig in deroga fino a giugno. Ma la garanzia certa non c'è, per ora hanno la copertura fino ad aprile. Nel frattempo l'indotto viene smantellato, vedi Lear 174 operai. . 
Gli operai sono venuti da noi e abbiamo cominciato a organizzare gli operai Fiat. E' complicato perchè sono operai di diversi livelli (capi, operai sulla linea), quando stanno nella ns sede sono un corpo unico, ma fuori ognuno prende la sua strada, alcuni sono ancora iscritti alla Fiom. Abbiamo impostato una linea: riapriamo la fabbrica e basta con la cig. Questo ha scatenato l'inferno, perchè i sindacati tengono lontano gli operai dalla fabbrica e al massimo dicono di rivolgersi alle istituzioni. La ns azione ha costretto la Fiom a muoversi, si è arrivati ad una lite fisica davanti alla Regione tra ns operai e quelli della fiom; poi c'è stato l'intervento del sindacato a TI che ha detto che si rischiava chiusura della fabbrica, allora è venuta la polizia e la fiom ha fatto un gazebo e iscritti fiom si sono messi davanti ai cancelli della fabbrica per non farla occupare dagli operai. Noi abbiamo risposto: tempo ne abbiamo. La Fiom per far vedere che c'era ha occupato l'autostrada e le FF.SS di TI e hanno ottenuto l'incontro in prefettura e con Zanonato. Ma di fatto è grazie alla nostra azione che la Fiom ha ottenuto l'incontro con Zanonato. 
La situazione è complessa, noi non abbiamo la forza sufficiente, i sindacati sono tornati in ballo, in un contesto di desertificazione industriale: lic. Ansaldo Breda, 200, sta chiudendo la Keller di Carini, ecc., vertenze che verranno risolte al massimo con cig o più probabile mobilità.
Noi stiamo seguendo bene l'evoluzione della Fiat non dando niente di scontato del piano Fiat, certo se avessimo al forza operaia... 
Una partita nuova può nascere alla Fincantieri che ha avuto una commessa che può durare due anni, e quindi si può aprire una migliore possibilità di ns intervento.
Altre vertenze che seguiamo, coop sociale sempre sotto minaccia di licenziamento, che ogni volta sventiamo con una lotta accanita costringendo la controparte a tornare sui suoi passi, l' ultima proroga fino al 27 gennaio. Questa vertenza ha mantenuto la rotta con un gruppo di lavoratrici molto determinate e si è mantenuta la linea ferma e le condizioni, per es. sul pagamento regolare dello stipendio.
Altra vertenza, il policlinico, con responsabile Rsu che tra le “merde” fa una battaglia a 360°, dalle questioni salariali alla sicurezza, con risultati che non riusciamo a valorizzare appieno (alcune persone grazie a questa battaglie si salvano la vita). La sanità in Sicilia è un terreno di scontro tra Stato/mafia (Cuffaro), Crocetta: larghe intese. Quindi la lotta al policlinico è interna ad una battaglia più vasta sulla sanità . 
Anche a PA, poi, si avvicinano gruppi di operai, per es. Bagheria, tutte donne della sanità, che non vengono pagate da un anno; lavoratori precari ditte pulizie, ecc. 

Tornando sulla Fiat, c'è un altro discorso complesso: gli operai stando per tanto tempo fuori dalla fabbrica si guastano la testa, gli operai cominciano ad assumere atteggiamenti da disoccupati, parassitari. C'è una sorta di guerra civile tra gli operai, si sono presi a legnate, tra ns operai e operai fiom, e anche tra i palermitani e i termitani, attaccando noi come “terroristi”. Quando siamo stati alla Regione si è visto il gioco sporco che fa la fiom di divisione sul campo, Mastrosimone minacciava gli operai a non avvicinarsi a noi, anche quando c'è stato il blocco.
Alcune cose ci sono state in reazione a noi.
Gli operai che ci frequentano hanno l'esigenza di sentire qualcosa di diverso, vengono in sede e chiedono di parlare della situazione generale.
Sulle coop sociali c'eravamo posto l'obiettivo che non me ne occupassi io direttamente, l'obiettivo è stato raggiunto. 

Taranto – Fiorella è protagonista riconosciuta e caratterizzante di una battaglia seria, quella delle lavoratrici delle pulizie nelle scuole statali, di cui con i comunicati abbiamo dato ampio resoconto. Ci aspettiamo molto da questa lotta. E' bastata l'azione coerente combattiva di una nostra compagna per essere la controparte effettiva e unica dei sindacati confederali, è come se i lavoratori si sentono rappresentati da noi. Fiorella si è dimostrata un buon quadro intermedio, e avremmo bisogno di tanti altri quadri intermedi. 
La vertenza pulizie scuole ha un valore nazionale, se si riesce a conquistare un credito poi ci può essere un tam tam tra i lavoratori che può portare novità. 
All'Ilva abbiamo perso una battaglia sindacale, quella delle Rsu. La dinamica Ilva ha prodotto una ribellione verso i sindacati confederali che ha trovato il canale dell'Usb che è riuscita a vincere in una realtà in cui è crollata la Fiom, diventando il 2° sindacato tra gli operai. Se è una vittoria tra i lavoratori, noi abbiamo perso, perchè non siamo stati noi a raccogliere questa ribellione, siamo stati scippati dall'attivismo locale e nazionale del Usb. Indirettamente questa situazione ci ha favorito nel rapporto con i Liberi e Pensanti, che prima erano ostile a noi, mentre ora abbiamo ricostruito un rapporto di sintonia sul giudizio negativo sul sindacalismo in fabbrica e di autonomia sulle dinamiche delle elezioni. Questa dinamica vuol dire che noi abbiamo perso sindacalmente ma non moralmente, perchè una parte del voto Usb è frutto delle nostre battaglie, anche se noi non siamo riusciti a coagulare un gruppo di attivisti.
Ma la battaglia non è finita, è solo una fase, ma la credibilità dello slai cobas non è finita. Noi abbiamo lanciato la sfida dei 100 giorni, e su questo far riflettere i lavoratori, e riprendere realmente il ns peso in fabbrica. Abbiamo carte sindacali consistenti da giocarci – vedi cambio tuta, che ora deve essere messo in discussione come accordo, c'è il problema del decreto operaio, l'Ilva ora è gestita direttamente dai governi che diventano pertanto diretta controparte, c'è in questo la questione esuberi, come affrontare questo in termini di tutela legislativa, la questione dei passaggi automatici dei livello, la specificità siderurgica... Lo slai cobas su questo ha le carte in regola, non è così per gli altri. 
Dall'Ilva dipende il peso nazionale dello slai cobas per il sindacato di classe. 
Fuori dall'Ilva non ci sono particolari sviluppi: Eni, appalto Alenia, Effer, porto, sono in sonno; gli operai stanno sperimentando che si fanno accordi per mandarli a casa (Vestas. Marcegaglia, ecc.); in queste realtà potremo in futuro entrare dalla porta principale, dato attualmente per il monopolio della rappresentanza da parte dei sindacati confederali. 
Dove siamo presenti da tempo abbiamo il monopolio della rappresentanza, cimitero, pasquinelli, quasi tra i forestali. 
I Disoccupati Organizzati attraversano una fase di passaggio, tutti i DO che erano rimasti attivi sono stati assunti su indicazione ns, ne sono rimasti 3, 4. Si è come chiusa questa prima fase, simboleggiata anche dalla morte di Antonietta. Vi sono nuovi disoccupati che vengono per es. dallo sciopero delle donne, ma nell'opinione pubblica abbiamo un credito. C'è potenzialità di ripresa, ma i DO sono imprevedibili. 

Milano – Siamo presenti alla Sironi, casa di riposo, e in altre due ditte che fanno lavori metalmeccanici, MAR, RVP.
Sulla Sironi, stiamo cercando di dare in mano alle lavoratrici la gestione del cobas, con il 18 e lo sciopero delle donne. Si è deciso di fare una sorta di triumvirato. Cominciare ad avere un incontro in cui si discutano i temi dello sciopero del 25 nov. 
Per le ditte metalmeccaniche, alla RVP i lavoratori sono stati messi in regola, ma la ditta ha avuto le sanzioni dall'Inps e quindi le lavoratrici hanno deciso di non chiedere per ora il recupero dei soldi.
Sulla MAR, riusciti siamo riusciti ad ottenere recupero soldi e DPI, le pause. 
All'Ist. Tumori e nella sanità, anche a Milano come a Palermo c'è una situazione in cui il deterioramento ha creato una guerra tra i lavoratori. Stiamo facendo due battaglie: tempo tuta e questione salute e sicurezza, non saranno solo vertenze legali ma battaglie con iniziative concrete. Su cambio tuta i sindacati hanno fatto un accordo contro. 
Nel coordinamento 3 ottobre ci sta lavorando Giovanna, qui vi è l'effetto del lavoro mfpr.

Ravenna – Vi sono 2 questioni. L'apertura dell'udienza per i 22 dirigenti del petrolchimico, con 75 ammalati, di cui 35 morti. E' un terreno importante per le dimensioni del processo e perchè gli operai che non hanno avuto risposta dai sindacati confederali, sono venuti da noi anni fa per questa battaglia. Abbiamo quindi il dovere di dare continuità.
L'altra è il processo per l'occupazione dell'agenzia interinale, dopo i morti di giovani operai al Porto, il 28 febbraio vi sarà la 1° udienza. Come Rete dobbiamo continuare l'attività. 
A Roma con i compagni dell'Usi mi sono messo in contatto ma attualmente nessuna riunione ancora. Lavoreremo per questa scadenza del 24 aprile. 

Coordinamento nazionale – Dobbiamo mettere ordine come coordinamento nazionale e guardare ad alcune problematiche particolari.
La linea generale dello slai cobas per il sindacato di classe si misura con un parlamento e un governo entrambi governati da tre destre: Alfano, Grillo, Berlusconi. Queste tre destre se la giocano nella fase elettorale per il centro. Ma tutte e tre sono per scaricare la crisi sui lavoratori, modificare in peggio le leggi sul lavoro, sui servizi sociali, rastrellare dalle tasche dei lavoratori i soldi per i padroni.
I lavoratori e lo slai cobas si considerano all'opposizione di tutti i partiti presenti in parlamento e vorrebbero che tutte le organizzazioni sindacali di rappresentanza dei lavoratori si schierassero contro il governo e il parlamento. Lo slai cobas vuole l'unità dei sindacati di base perchè i lavoratori devono trovare degli strumenti unitari per fronteggiare il nemico comune, rispetto al job act, art. 18, riduzione dei salari nei PI, riduzione di case, servizi sociali, ampliamento disoccupazione, no salario garantito, ecc. 
Ma questa unità non avviene perchè i sindacati di base non sono chiari sull'opposizione a tutti i partiti in parlamento, civettano con alcuni, vogliono essere 4° sindacato e non alternativo. 
Per questo non possiamo scioglierci negli altri sindacati, ma noi abbiamo fatto lo slai cobas per necessità. Si deve creare la condizione di un sindacato unico di classe e di base, finchè questo non avviene dobbiamo rafforzarci, anche in concorrenza con i sindacati di base. 
In questo cammino, noi appoggiamo ogni passo in avanti, vedi 18 ottobre. Noi in linea di massima partecipiamo a tutti gli scioperi generali indetti dall'Usb, anche se vorremmo un diverso modo di fare il sindacalismo di base. 
Questo non siamo riusciti ad evidenziarlo nella manifestazione del 18 (vedi assenza di Marghera), per i numeri, per non aver parlato dal palco. Ci vale come lezione per quest'anno. Se siamo di più possiamo contestarli come facevamo con i confederali. 
Noi non possiamo pensare di rafforzare il sindacalismo di base se non si sgretola il sindacalismo confederale. Lo sgretolamento è della Cgil, perchè è il centro di conciliazione tra padroni/sindacati reazionari e lavoratori. Noi salutiamo positivamente la nuova componente dentro la cgil “il sindacato è un'altra cosa”. Noi non pensiamo che questi possano ottenere un risultato, saranno cacciati, e noi li aspettiamo, ma ora dobbiamo sostenere le denunce che fanno, anche degli accordi sui territori, dell'antidemocraticità come sistema della cgil, come elementi di apertura verso le ns istanze. Noi prendiamo dai loro testi le cose giuste, proponiamo loro alcune iniziative, li invitiamo alle nostre. 
Noi dobbiamo disgregare la cgil e la fiom che con la svolta renziana di Landini ha messo fine alla sua “anomalia”. L'anomalia della fiom deve, quindi, trovare altri canali e noi li sapremo apprezzare, sapendo che la ns presenza “accende”, vedi Termini Imerese, dove hanno livore perchè sono con il “culo scoperto”.
Quindi: SI a “sindacato è un'altra cosa”, SI agli scioperi generali del Usb, speranza che l'altro slai cobas ci dia la possibilità di aprire un dialogo.
Altre due realtà: Si.cobas, questo è forte nella logistica, fa un sindacalismo combattivo, ma diretto da gente iperpoliticizzata, sono contro di noi e antidemocratici. Questa forza ingloba energie che noi possiamo mettere in crisi – vedi Milano. Ma se vengono da noi devono sapere che devono cambiare, che lo Slai cobas ha un preciso progetto, non siamo un sindacato di movimento per il movimento, siamo un sindacato che si è guadagnato la sua presenza attraverso lotte, denunce. Far sindacalismo di classe in modo diverso. Con l'Usi ci stiamo bene insieme quando c'è necessità.
Ma noi stiamo facendo cose nuove: la Rete; lo sciopero delle donne che ha chiamato allo sciopero diverse lavoratrici appartenenti ai sindacati confederali - dobbiamo mantenere il filo rosso dello sciopero delle donne senza avere il problema di inglobarle; la Fao, federata allo Slai cobas, nata sulla base di una specificità di condizione, ora si è espansa, è presente in città in cui non ci siamo, dobbiamo costruire un modo perchè il rapporto fao/slai cobas sia tranquillo, il coordinamento nazionale dello slai cobas deve affrontare questa anomalia: nel coordinamento nazionale dello Slai cobas ci deve stare un rappresentante della Fao, nel coordinamento Fao ci deve stare uno dello slai cobas. 
Si tratta di tre strumenti per l'estensione nazionale dello Slai cobas, ma da omogeneizzare, che vuol dire costruire una forza numerica che ci permetta di pesare di più. 

Forma organizzativa: se siamo presenti anche in provincia, non è sbagliato stabilire punti di riferimento regionale.
Sistemi di comunicazione non sono sufficienti per far capire chi siamo, facciamo un Bollettino nazionale per riprodurre tutta l'attività che facciamo. 
A Roma la presenza attualmente di un nostro compagno deve permetterci di svolgere una funzione di coordinamento nazionale. 
Quest'anno di transizione e di organizzazione deve essere rappresentativo, facciamo la tessera con la foto della nostra bandiera, poi dobbiamo affrontare meglio il problema bandiere, dei legali. 


11.1.14

venerdì 17 gennaio 2014

LETTA, DI GIROLAMO ECC:..

dal blog
proletaricomunisti.blogspot.com

pc 14 gennaio - via il governo Letta e i suoi impresentabili ministri!
Ora tocca alla donnetta traffichina Di Girolamo, che per il tramite
Alfano-Boccia era passata inopinatamente da servetta di corte di Berlusconi
a Ministro dell'Agricoltura - in effetti di braccia tolte all'agricoltura si
tratta,
essere nel mirino dello sputtanamento e passare di fronte al solito rituale
in Parlamento, dove uno a uno passano i ministri e restano nel governo.
Siamo passati dalla corte da basso impero in disfacimento di Berlusconi a
una corte di miracolati che sono diventati ministri sotto la benedizione di
Napolitano.
Una situazione che se non fosse tragica supera ampiamente la farsa..
Ma le masse proletarie e popolari quelle vere - non l'ignobile drappello
strombazzato fascio-forcone di dicembre - fanno fatica a far emergere la
loro rabbia e ribellione, così come a dare vita a un movimento organizzato
che abbia la forza per spazzare via tutto questo marciume.
Pesano su questo le costanti illusioni parlamentari ed elettorali che,
nonostante tante grida di antipolitica, restano l'orizzonte auspicato e
praticato di un possibile cambiamento.
Come si vede c'è tanto da lavorare per noi proletari comunisti e per tutte
le forze autenticamente proletarie e rivoluzionarie. Il 2014 deve produrre
un fatto nuovo e un cambio di rotta visibile e noi dobbiamo fare tutta la
nostra parte.

Proletari comunisti - PCm Italia
14 gennaio 2014

pc 17 gennaio - il governo letta e tutti i suoi ministri se ne debbono
andare! ma una reale opposizione politica e sociale stenta ad emergere e
avanzare.
La catena di ministri traffichini e corrotti di questo governo, che ora ha
al centro la ignobile moglie di uno dei pezzi forti di Letta, Francesco
Boccia non può essere spezzata da un parlamento che è composto in larga
parte di persone della stessa specie e anche di peggio..
Sebbene divisi dalla lotta per le poltrone e gli affari, sono tutti uniti
alla ricerca di soluzioni migliori per dare un governo migliore a
padroni,banche e finanza e nell'azzannare quotidianamente le condizioni di
vita e di lavoro dei proletari e delle masse popolari.
Non esiste opposizione reale in Parlamento e resta debole e impotente quella
fuori del Parlamento.
Il 18-19 ottobre qualcosa si è visto, ma poi è giunta la confusione
fascio-forconi e la sponda che alcuni del movimento hanno dato a questo
movimento reazionario.. ora riprendere come se niente fosse non è possibile.
La rivolta proletaria e popolare necessaria, ha bisogno di solidi ancoraggi
organizzativi e politici che sono tutt'ora tutti da costruire nelle
fabbriche e nei territori.
Intensificare lavoro e lotta curando organizzazione e piattaforma è
decisivo, per noi come per tutti

proletari comunisti - PCm Italia
17 gennaio 2014

#Ribaltiamol’austerity: dall’incontro di Firenze verso la settimana di mobilitazione 15-22G

sostenere le scadenze con iniziative autonome locali
in particolare 22 febbraio notav

per conoscenza :report incontro nazionale del 12gennaio a Firenze di "
Abitare nella crisi"

       #Ribaltiamol’austerity: dall’incontro di Firenze verso la settimana
di mobilitazione 15-22Gennaio 2014





           Il
12 gennaio nell’occupazione fiorentina di via Aldini 4, la rete Abitare
nella crisi è tornata ad incontrarsi dopo la due giorni di Torino e
Cosenza dello scorso dicembre. Dieci le città presenti: Torino, Milano,
Bologna, Viareggio, Pisa, Modena, Roma, Napoli, Palermo e ovviamente
Firenze. Altre città non presenti fisicamente quali Brescia, Cremona,
Bergamo, Cosenza, Benevento, Cassino, Salerno si mantengono fortemente
in connessione. Il confronto come sempre è stato molto ricco e si è
incardinato su numerose questioni.
Al centro della discussione la settimana di mobilitazione dal 15 al 22
gennaio, con la ripresa degli sfratti
dopo le festività natalizie e l’inconsistenza dei provvedimenti
governativi che rendono necessario un aumento della conflittualità in
ogni città, attraverso pratiche di riappropriazione e di
generalizzazione del conflitto. In questo senso viene indicata, per il 20
gennaio prossimo, una giornata nazionale dislocata di blocco delle strade e
dei flussi produttivi.

CONTRO L'AGGRESSIONE IN STILE MAFIOSO SUBITA DA FABIO PER IL RILANCIO E LA CONTINUAZIONE DELLE LOTTE



leggi e diffondi!

16/1/2014


Assemblea nazionale del SI Cobas
aperta a tutti i sostenitori della lotta degli operai immigrati della
logistica

domenica 19 gennaio, alle ore 11, presso il CSA Vittoria di Milano



La necessità di dare una risposta al pestaggio di Fabio Zerbini, non deve
neanche per un momento distogliere l'attenzione dagli obiettivi sindacali e
politici fondamentali, lavorando con convinzione per preparare uno sciopero
nazionale compatto, unica risposta efficace alla reazione padronale che
cerca di arginare, con gli unici vigliacchi strumenti a disposizione, un
movimento di lotta operaia capace finalmente di fronteggiare effettivamente
la crisi capitalista attuale e offrire una prospettiva all'insieme del
proletariato.

(CSA Vittoria, via Friuli angolo via Muratori, Milano. Dalla stazione
centrale di Milano MM linea 3 (gialla) fermata LODI TIBB. Oppure linee
circolari 90-91 Viale Umbria angolo via Muratori)


Un agguato in stile mafioso ad un compagno dirigente del S.I. Cobas


Oggi pomeriggio il compagno Fabio Zerbini è stato attirato in una specie
d'imboscata e pestato a sangue. Con la scusa di un incontro per risarcire i
danni di un incidente automobilistico (uno specchietto rotto) avvenuto a
fine dicembre, è stato attirato in zona Affori. Appena sceso dall'auto, è
stato assalito a tradimento e pestato a sangue. Gli aggressori si sono
quindi allontanati promettendogli una brutta fine se si occuperà ancora
dell'organizzazione delle lotte operaie. Questo pestaggio è la continuazione
della strategia repressiva che combina l'intervento delle forze del
disordine, con quelle dell'ordine di mafia, n'drangheta e camorra di cui
hanno fatto le spese i nostri militanti sindacali , con minacce, processi,
pestaggi, incendi d'auto ecc...

lo slai cobas per il sindacato di classe partecipa alla campagna di solidarietà e lotta e alla giornata internazionale del 25 gennaio

Cari compagni
come forse già sapete il 25 gennaio prossimo si tiene una grande giornata
mondiale di sostegno ai prigionieri politici indiani.
Essa è dentro il sostegno alla guerra popolare in india, dentro la campagna
contro green hunt, dentro l'appello e l' azione dei compagni del PCIm , e il
sostegno alle grandi campagne e iniziative del FDR india e del Comito per la
liberazione dei prigionieri politici
Essa è anche una risposta e una sfida all'imperialismo e al regime indiano,
che recentemente è sceso in campo contro la conferenza internazionale di
amburgo 24 novembre, contro il Comitato Internazionale, contro tutte le
forze che sostengono la lotta di liberazione delle masse indiane in armi, e
la guerra popolare diretta dal PCIm
Siamo certi compagni, che qualunque sia la vostra opinione , riteniate

mercoledì 15 gennaio 2014

giù le mani dalle lotte della logistica

IL COORDINAMANTO DEI LAVORATORI DELLA LOGISTICA DELLO SLAI COBAS S.C. ESPRIME LA MASSIMA SOLIDARIETA' AL COMPAGNO FABIO DEL SI.COBAS OGGETTO DEL VILE PESTAGGIO  PER LA SUA ATTIVITA' NELL'ORGANIZZAZIONE DELLA LOTTA DEI LAVORATORI DELLA LOGISTICA.

SAPPIAMO BENISSIMO GLI INTERESSI CHE STANNO DIETRO ALLO SFRUTTAMENTO SCHIAVISTICO DELLE COOPERATIVE NEGLI APPALTI DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE, NON SOLO PERCHE' ABBIAMO SUBITO DIRETTAMENTE MANGANELLATE, ATTENTATI A MANO ARMATA, COME AVVENUTO NELL'APRILE 2012 AD UN NOSTRO DELEGATO, MA SOPRATUTTO PERCHE' OGNI GIORNO CONTINUANO I TENTATIVI DEI VARI PADRONI DELLA LOGISTICA PER CERCARE DI DISTRUGGERE LA FORZA E L'UNITA' SUI POSTI DI LAVORO CHE I  LAVORATORI HANNO OTTENUTO CON LA LOTTA.

RITENIAMO CHE LA MIGLIOR RISPOSTA SIA INTENSIFICARE E COORDINARE QUESTO SETTORE, DOVE GLI OPERAI IN PREVALENZA IMMIGRATI HANNO DECISO DI RIALZARE LA TESTA E DIFENDERE I LORO DIRITTI, COME PARTE DELLA LOTTA DELLA CLASSE OPERAIA PER FARLA FINITA CON IL SISTEMA DEI PADRONI.

per lo slai cobas per il sindacato di classe
Lamera sebastiano
sede Dalmine viale Marconi 1 (BG)



Un agguato in stile mafioso ad un compagno dirigente del S.I.Cobas
 pomeriggio il compagno Fabio Zerbini è stato attirato in una specie d'imboscata e pestato a sangue. Con la scusa di un incontro per risarcire i danni di un incidente automobilistico(uno specchietto rotto) avvenuto a fine dicembre,è stato attirato in zona Affori.Appena sceso dall'auto, è stato assalito a tradimento e pestato a sangue. Gli aggressori si sono quindi allontanati promettendogli una brutta fine se si occuperà ancora dell'organizzazione delle lotte operaie. Questo pestaggio è la continuazione della strategia repressiva che combina l'intervento delle forze del disordine, con quelle dell'ordine di mafia, n'drangheta e camorra di cui hanno fatto le spese i nostri militanti sindacali , con minacce, processi, pestaggi, incendi d'auto ecc...
Più lo scontro politico si accentua, più si intrecceranno queste azioni atte ad intimidire la lotta dei lavoratori della logistica, ma solo l'estensione di questa, l'organizzazione di essa e dei COBAS potrà garantire una maggior difesa agli attacchi posti in atto dal padronato e dai loro sgherri, contro i sindacalisti attivi.
Non ci faremo intimidire! Un caloroso saluto e una pronta guarigione va a Fabio, uno dei nostri compagni più in vista nelle lotte portate avanti tra gli operai della logistica.
Il S.I. COBAS nazionale 


Bernareggio - Colpo di pistola sparato contro un sindacalista

di Marco Dozio da il Giorno
L’AGGRESSORE lo aspetta sotto casa, all’alba, con la pistola nella tasca del giubbino e il passamontagna a coprire il volto. C’è una colluttazione. Poi parte un colpo che buca la portiera dell’auto. Paura. Il proiettile sibila pochi centimetri più in là, la vittima si salva quasi per miracolo.
È UN SINDACALISTA, un romeno di 35 anni che vive a Bernareggio: fa il delegato in una cooperativa della Bergamasca che opera nel settore della logistica, in cui da circa un anno è in piedi una vertenza. Ed è proprio la pista dell’attività sindacale quella privilegiata dai carabinieri della Compagnia di Vimercate, intervenuti pochi istanti dopo l’agguato, avvenuto nel cortile di un caseggiato di via Dante, non lontano dalle scuole.
I MILITARI del Capitano Marco D’Aleo hanno recuperato a terra un’ogiva, la parte anteriore del proiettile, posta sotto sequestro. Da qui si riparte per capire i motivi di un’aggressione che ha sconvolto il paese. Lui, la vittima, preferisce non dire nulla: «È molto spaventato», spiega Sebastiano Lamera, il suo referente nel sindacato, segretario provinciale a Bergamo dello Slai Cobas. Ha appena parlato col ragazzo al telefono: «Siamo tutti scioccati, ci sentiamo colpiti: noi lottiamo ogni giorno per migliorare le condizioni di lavoro in un settore difficile come quello della logistica. Non resteremo in silenzio dopo quello che è successo».
LO STESSO Lamera è scosso: «Attendiamo di capire come si evolveranno le indagini, non possiamo avere la certezza assoluta che l’attentato sia collegato all’attività che svolge nel sindacato, ma di certo siamo molto preoccupati». Il 35enne è sposato. «Nessun problema con lui», sussurrano i vicini. Un ragazzo all’apparenza ben integrato, tanto da ricevere la fiducia dei colleghi di lavoro che gli hanno affidato la delega sindacale. Ieri mattina sembrava una giornata come tante. Sveglia all’alba e trasferimento in macchina verso Bergamo. Il sindacalista è appena salito sull’auto quando all’improvviso sbuca un uomo a volto coperto.
SONO LE 5.10. L’aggressore tenta di aprire la portiera, ma il romeno resiste, mette in moto e fa marcia indietro. Il delinquente però resta aggrappato allo specchietto per pochi attimi. A quel punto, accidentalmente, parte un colpo di pistola che perfora la carrozzeria senza colpire il giovane romeno. Che riesce a premere sull’acceleratore e a scappare. Afferra il cellulare e chiama subito il 112. Arrivano immediatamente i carabinieri di Vimercate, da subito al lavoro per fare luce su un atto intimidatorio che presenta molti lati oscuri. Si indaga soprattutto sulla sfera lavorativa, ma non solo. Tutte le piste restano aperte. 

*“Sugli scatti, tutti vincitori; sui precari, nessuna battaglia!”*



Comunicato stampa

*“Sugli scatti, tutti vincitori; sui precari, nessuna battaglia!”*

*“PD e Confederali “scattano” sugli scatti e mandano i diritti dei precari…
in ferie!”*


Il ritiro del surreale e umiliante provvedimento del governo (cioè del MEF)
relativo al recupero “in comode rate mensili” degli scatti stipendiali già
legittimamente erogati ai docenti di ruolo, ha generato trionfalismi
ridicoli da parte *del PD e dei sindacati confederali, CGIL, CISL e UIL,*
che
si sono contesi il merito di aver salvaguardato interessi e dignità dei
docenti, una categoria da anni diffamata (concorsone-truffa), sfruttata
(proposta di aumento unilaterale dell’orario di lavoro a 24 ore),
depauperata (tagli, dimensionamenti e blocco degli stipendi) e vessata
(valutazione INVALSI, imposta da Confindustria).

I docenti precari ritengono offensivi, stucchevoli e paradossali i toni di
esultanza assunti *dalle succitate forze politiche e sindacali*, che hanno
favorito ovvero non hanno *per nulla* osteggiato, finora, i ripetuti
tentativi di liquidare la Scuola pubblica profilata dalla Costituzione, e
trovano gravissimo che il tentativo di mettere le mani in tasca ai docenti
sia stato comunque ritenuto plausibile e verosimile, perché ciò denota
profondo disprezzo per gli insegnanti e per la Scuola, evidentemente
percepita come comparto “sacrificabile”.

martedì 14 gennaio 2014

nuova opposizione interna alla Cgil

Il coordinamento nazionale del documento alternativo "Il sindacato è
un'altra cosa" si è riunito il 23 /12 e ha definito le seguenti valutazioni
politiche e scelte organizzative.

1) Sul piano della valutazione politica si è espresso un giudizio positivo
sull'avvio della mobilitazione a favore del documento. Le riunioni
preparatorie hanno avuto un buon risultato di partecipazione e una ottima
rispondenza come impegno concreto di compagne e compagni. Nonostante tutte
le difficoltà e tutti gli ostacoli si sta organizzando un forza in CGIL e
questo non era scontato. La campagna congressuale dovrà avere al centro il
tema della assoluta inefficacia della CGIL di oggi nella tutela dei
lavoratori e dei pensionati, uomini e donne, e dovrà provare a dare voce
alla profonda insoddisfazione del mondo del lavoro, combattendo la
rassegnazione.
Il taglio della campagna dovrà essere rivolto verso le scelte sbagliate del
gruppo dirigente confederale, contrapponendo le scelte giuste  che dovrebbe
fare un sindacato indipendente da partiti governi e padroni. Questo a
maggior ragione  se la campagna coinciderà con il nuovo attacco all'art18
del PD di Renzi, a cui si dovrà rispondere anche denunciando la commistione
PD, gruppi dirigenti CGIL, FIOM compresa.
Bisogna rivendicare una svolta vera, che non è quella proposta dagli 

Policlinico manifestazione di protesta alla Prefettura

Dal Giornale di Sicilia di oggi
... Il sindacato Slai Cobas, vicino ai manifestanti, vuole avere chiarimenti sulla situazione contrattuale dei 1600 lavoratori del Policlinico e sull'emergenza igienico-sanitaria. "Aspettiamo ancora un incontro con il commissario straordinario, Renato Li Donni - ha dichiarato Domenica Sciortino di Slai Cobas - per questo chiediamo la mediazione del prefetto. Vogliamo sapere cosa prevede il nuovo bando, non ancora espletato, che affiderà il servizio di igiene a una nuova società". Attualmente sono 90 le persone addette alla pulizia dei reparti contro i 150 di un anno fa...
***
Comunicato stampa
Emergenza igienico-sanitaria, sistematica negazione dei diritti dei lavoratori del Comparto, violazione delle norme in materia di salute e sicurezza, supersfruttamento del personale addetto all’assistenza, massimo degrado del nosocomio

Queste, essenzialmente, le ragioni del sit-in che ieri pomeriggio è stato organizzato dai lavoratori dello SLAI Cobas per il sindacato di classe, a cui hanno preso parte anche gli ex pulizieri del Policlinico che aspettano di essere riassunti dalla ditta che subentrerà con la nuova gara d’appalto.

Dopo una breve attesa, una delegazione dei lavoratori e degli ex pulizieri del suddetto ospedale è stata ricevuta dalla dottoressa Baratta, dell’Ufficio di gabinetto del prefetto, per essere ascoltati sulla vertenza in corso.

Alla fine della riunione, la Dottoressa Baratta ha assicurato che la prefettura sarebbe intervenuta quanto prima, per sollecitare l’incontro con i vertici del Policlinico.

Subito dopo è stata tenuta un’assemblea all’aperto, dove i manifestanti hanno deciso che qualora la direzione strategica aziendale continuasse a fare orecchi da mercante, la lotta subirà un inasprimento.


Pa, 14.01.14


SLAI Cobas per il sindacato di classe -Policlinico
 
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lunedì 13 gennaio 2014

*COMUNICATO FINALE DELLA RIUNIONE RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUI POSTI DI LAVORO E TERRITORI -- 11.1.2014*


La Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e
territori ha tenuto alla fine del riuscito Convegno sul grande processo
di Taranto contro l'Ilva, che si terrà quest'anno (di cui stiamo per
pubblicare resoconto e valutazione), la sua riunione nazionale, presenti
tutte le sedi in cui essa è operativa, e ha definito il piano di lavoro
nazionale e locale per l'anno in corso.


- La campagna nazionale principale è quella relativa alla mobilitazione,
partecipazione del processo*Ilva di Taranto*. Attività preparatorie in
termini di iniziative e assemblee saranno svolte in tutte le sedi, così
come importante sarà l'informazione e controinformazione su Taranto
attraverso il blog della Rete e la mailing list.


- Una presenza nazionale sarà realizzata a*Roma*in occasione della
udienza della Cassazione per il processo Thyssen, dove esiste il rischio
di un azzeramento della sentenza e dei suoi affetti; analoga
mobilitazione nazionale verrà realizzata in occasione dell'udienza in
Cassazione per il processo Eternit.


- La Rete si attiverà sui territori, in particolare a*Ravenna*, dove si
annunciano i processi amianto e il processo rappresaglia nei confronti
degli attivisti della Rete per l'occupazione dell'agenzia interinale
Intempo.

A*Bergamo e Milano*l'attività della Rete sarà riorganizzata tenendo
conto che a Milano esiste la sede nazionale dell'Ilva dei Riva come pure
un pezzo dell'inchiesta Taranto e che esiste un diffuso problema di
sicurezza sul lavoro e devastazione del territorio connesso all'Expo.

A*Marghera*sarà promossa un'assemblea della Rete per provare a
rilanciarla a partire dal problema dell'estrazione del petrolio in
Basilicata che ha evidenti connessioni con la realtà industriale
esistente attualmente a Marghera.

In*Sicilia*la Rete già segue alcune vicende emblematiche dei Cantieri
navali.

Nuove realtà della Rete potranno essere attivate in Basilicata, a Napoli
nell'università, a Torino in connessione alle udienze in Cassazione
Thyssen ed Eternit, ad Alessandria dove è in corso il processo Solvey
che stiamo seguendo, a Genova.


*La strage degli operai cinesi schiavizzati a**Prato*verrà rilanciata
come denuncia e analisi dalla Rete e una nuova iniziativa nazionale
verrà programmata per l'anno in corso.


Nella riunione è stata segnalata la necessità che la Rete non limiti la
sua attività alla presenza e mobilitazione ai processi ma che si assuma
l'onere, laddove è possibile, di denunciare e scoperchiare situazioni di
fabbriche e di territori di attacco alla sicurezza e salute dei
lavoratori e delle popolazioni.

La Rete là dove non esiste una struttura autonoma formata da più realtà,
appoggia la sua attività permanente sulle strutture sindacali di base
che di essa fanno parte stabilmente, slai cobas sc, Usi, ecc.


Per concludere,*l'appuntamento nazionale di tutta la Rete è il 24 aprile
a Roma, dove insieme al presidio in Cassazione sarà tenuta una nuova
riunione/assemblea nazionale.*


Taranto 11 gennaio 2014


*RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUI POSTI DI LAVORO E
TERRITORI*


bastamortesullavoro@gmail.com




Napoli Donne disoccupate nella sede del Pd

 
Hanno trascorso la notte nella sede provinciale del Partito democratico di
Napoli le disoccupate che sono in presidio nella sede politica chiedendo la
convocazione urgente di un tavolo interistituzionale per la soluzione delle
loro istanze e l'inserimento, dopo anni di corsi di formazione, in progetti
lavorativi.

Le occupanti, tutte donne, non hanno accettato l'invito dei responsabili del
partito ad abbandonare decidendo di trascorrere la notte negli uffici di via
Toledo.

Le manifestanti, appartenenti ai movimenti di lotta per il lavoro Banchi
Nuovi e Mda Acerra, lamentano di essere vittime di un gioco a scarica barile
e spiegano di aver deciso di non abbandonare la protesta fino a quando tutte
le parti in causa, Governo, partiti ed istituzioni locali, non si siederanno
attorno ad un tavolo per varare veri e duraturi progetti lavorativi. Altri
manifestanti, aderenti alle stesse liste di lotta, hanno trascorso la notte
in strada davanti all'edificio che ospita la sede del Pd.

Stamattina, inoltre, sempre un gruppo di disoccupati ha occupato una Chiesa
nella centrale Piazza del Gesù per evidenziare gli intollerabili ritardi
circa la convocazione a Roma del Tavolo Interistituzionale che deve
affrontare la storica Vertenza BROS.

Appello alla mobilitazione: ci vediamo il 12G a Firenze verso la settimana di lotta 15-22G


   Martedì, 07 Gennaio 2014 10:25
   Abitare nella crisi
   123

Appello alla mobilitazione: ci vediamo il 12G a Firenze verso la settimana
di lotta 15-22G

Vediamoci il 12 gennaio tutt* a Firenze

Prepariamo la settimana di lotta dal 15 al 22 gennaio

Il decreto milleproroghe, oltre ad aumentare il prelievo dalle tasche di
ogni abitante attraverso aumenti d'imposta e delle tariffe, ha varato anche
il rinvio degli sfratti per finita locazione (mettendo una toppa al decreto
che andava in scadenza proprio con la fine di Dicembre). Una sospensione di
sei mesi per quelle famiglie che rientrano nei requisiti delle cosiddette
categorie protette. Parliamo di nuclei con un reddito lordo annuo di 21mila
euro con figli a carico, ultrasessantacinquenni, diversamente abili con
invalidità superiore al 66% o malati terminali.

Quante famiglie vengono salvate da questo provvedimento? Forse un migliaio,
a fronte di oltre 260mila sfratti per morosità già esecutivi. Un inutile
intervento di pelosa salvaguardia, funzionale a coprire l'assenza del
previsto decreto sulla casa annunciato dal ministro Lupi in pompa magna ad
Ottobre. Anche gli appelli dei sindaci e dell'Anci sono rimasti lettera
morta, la dottrina Lupi quindi sta per produrre altra emergenza e ulteriore
precarietà abitativa.

Altro che ripresa dunque, qui milioni di persone non sapranno come
affrontare i prossimi mesi e la crisi sembra destinata ad appesantire ancora
di più la già difficile esistenza di tant*. La settimana di mobilitazione
dal 15 al 22 gennaio, lanciata da "Abitare nella crisi" nella due giorni di
Torino e Cosenza, assume ora una più rilevante importanza e l'appuntamento
per prepararla proposto a Firenze il 12 Gennaio va organizzato con cura.

L'ipotesi predominante nella definizione dei decreti legge del governo Letta
sta nell'utilizzo delle risorse economiche da destinare alle banche, così da
rimettere in moto finanziamenti utili alle grandi opere, ai grandi eventi,
all'erogazione di mutui, al sostegno delle imprese. Un'idea tutta interna
all'attuale modello di sviluppo e che produrrà ulteriore consumo di suolo e
grande precarietà. Le sortite di Renzi e le attenzioni di Landini ci
raccontano uno scenario dove le condizioni di reddito e la difesa dei
diritti vengono messi in secondo piano rispetto all'affermazione di nuovi
poteri e nuovi potentati, con le lobbies che combattono tra loro per
spuntare qualche soldo e garantirsi rendite di posizione e poltrone.

Anche sul fronte dei migranti abbiamo ascoltato tante parole e assistito a
colpi di teatro. Ora dobbiamo muoverci per impedire che questi giochi
vengano fatti sulla pelle di chi arriva in Italia e fa i conti con un'accoglienza
dai tratti criminali. Questo non è più accettabile e il protagonismo dei
rifugiati e dei migranti sta saldandosi sempre più con le lotte con la
precarietà e per il reddito, intrecciando vecchi e nuovi diritti.

Nella settimana di mobilitazione dal 15 al 22 gennaio si possono connettere
le lotte. Dal diritto alla casa al trasporto pubblico, alla salute, allo
studio, al reddito, alla difesa dell'ambiente e del patrimonio pubblico, all'accoglienza
e alla libertà di movimento. Un diritto all'abitare dunque declinato dentro
una diversa qualità della vita e un diverso modello di sviluppo, in aperto
contrasto con le direttive europee e i diktat imposti ed eseguiti dal
governo Letta, sostenuto in primis dal Partito Democratico.

Il corteo nazionale sul trasporto pubblico e contro le privatizzazioni che
il 20 gennaio attraverserà Roma segnala una sofferenza e un disagio
profondi, sentimenti che riempiono le giornate di molt*, come diviene sempre
più insopportabile la condizione di precarietà che pesa sulle nostre vite.
Trasformiamo questa giornata nel giorno della rabbia metropolitana e dei
territori, liberiamo le energie che quotidianamente impieghiamo nei
picchetti antisfratto e della logistica, negli scioperi e nell'invasione di
aree in difesa del suolo contro grandi opere ed eventi, nel blocco della
produzione e nel rifiuto del ricatto del lavoro precario, nella richiesta di
assunzioni e di reddito garantito, nel riconoscimento dei diritti di
cittadinanza, allo studio, alla salute, alla dignità.

Le reti e i movimenti che hanno costruito la sollevazione del 18 e del 19
Ottobre si assumono la responsabilità di rilanciare, nello spirito dell'assedio
e dell'acampada di Porta Pia, una mobilitazione generale che deve saper
valorizzare le differenze e tutte le energie disponibili verso l'esondazione
di primavera, in occasione del vertice sulla disoccupazione giovanile
annunciato dal presidente del consiglio Letta e previsto per aprile 2014.

Fonte: http://www.abitarenellacrisi.org