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sabato 27 luglio 2013

TARANTOCONTRO

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giovedì 25 luglio 2013

Lavoratori Turchi incontrano lo Slai Cobas s.c.


DOMENICA 21 LUGLIO 2013

pc 21 luglio .- l'autorganizzazione proletaria attraversa i confini. Una delegazione di ATIK incontra lo Slaicobas per il sindacato di classe

Sabato 20 e domenica 21 una delegazione della ATIK (confederazione dei lavoratori di Turchia in Europa) in visita nel nostro paese ha incontrato a Dalmine il direttivo regionale e i lavoratori dello Slai cobas per il sindacato di classe.
Una visita breve ma intensa e interessante.
Due giorni di riunioni in cui sono state scambiate e approfondite informazioni, analisi e progetti sulla situazione politica generale, sullo stato movimento operaio e popolare, sulle lotte più significative nei rispettivi paesi.
E' stata un'occasione preziosa per approfondire la conoscenza sullo stato del movimento operaio in Turchia che, da una parte, subisce gli attacchi del regime fascista islamico di Erdogan e le sue politiche di privatizzazione, negazione dei diritti sindacali, incentivi per attrarre investimenti europei, ma, dall'altra, nonostante spesso sia priva di organizzazione sindacale, vive comunque una stagione di crescita di proteste, scioperi e resistenza.
E' stata anche l'occasione per  rivedere il percorso della ricostruzione del sindacato di classe in Italia sulle macerie del fallimento dei sindacati collaborazionisti che oggi sotto i colpi del fascismo padronale li ha cooptati.
E' stata l'opportunità per rivivere dalle parole di testimoni diretti i fatti della grande battaglia di resistenza popolare di Taksim Gezi Park che il mese scorso ha scosso Istanbul e l'intera Turchia.
Infine, nell'incontro di domenica, i lavoratori della logistica, tutti immigrati, organizzati con lo slacobas per il sindacato di classe, hanno avuto modo di raccontare come negli scorsi mesi si sono conquistato con la lotta il diritto a scegliere e costruire la loro organizzazione sindacale e, prendendo nelle loro mani il cobas sui loro posti di lavoro, sono riusciti a strappare risultati in termini di condizioni di lavoro e salario che per anni di pacifica coesistenza avevano atteso invano.
E' stato un momento vivo di unità e solidarietà di classe internazionale.
All'incontro erano presenti anche alcuni abitanti di Zingonia, centro vicino Dalmine abitato in massima parte da immigrati oggetto di un progetto che ne prevede l'evacuazione e demolizone per costruirvi un centro commerciale. Questi hanno ascoltato con grande interesse le parole dei compagni turchi che raccontavano la loro esperienza in un quartiere ghetto di Duisburg,  e che dimostravano la ghettizzazione degli immigati in areee via via private dei servizi, deliberatamente abbandonate al degrado, e che poi, in nome della stessa lotta al degrado, vengono forzatamente svuotate e "riqualificate" a vantaggio della speculazione, non è un fatto episodico o locale ma parte di una politica generale presente in tutta Europa.
Ci si è lasciati con l'impegno a proseguire e intenficare i rapporti per un sostegno reciproco nelle lotte che si conducono, a partire dalla prossima campagna di solidarietà coi prigionieri politici incarcerati per aver partecipato alla rivolta di Taksim Gezi Park, che sarà lanciata a livello europeo il prossimo 1 agosto.
Una delegazione dello slaicobas per il sindacato di classe è stata inoltre invitata a restituire la visita in Turchia, viaggiando per il paese per incontrare alcune significative realtà di lotte operaie.

commissione parlamentare per conto ilva/governo

La commissione parlamentare sull'Ilva arrivata a Taranto per due giorni ha
ulteriormente aggravato la situazione, perchè è stata assolutamente inutile
per quanto riguarda la verifica della vera realtà all'interno della fabbrica
e in città; assolutamente inutile nell'ascolto delle legittime rimostranze e
indicazioni che hanno fatto le associazioni ambientaliste e rappresentanze
di lavoratori e cittadini.
Ma non solo è stata inutile, perchè quelli che sono venuti a Taranto sono
apparsi come dei messi imperiali mandati direttamente da Riva e dal governo
e guidati da un uomo da sempre espressione dell'industria e del grande
capitale, Muchetti, prima come giornalista e poi come parlamentare PD. Hanno
difeso le ragioni di Riva meglio di Riva stesso, e le ragioni di Bondi
meglio di Bondi stesso.
Hanno raccontato la favola di una scelta che in pochi anni ci farà diventare
un'isola felice.
Questo è avvenuto perchè ormai, come le dichiarazioni di Bondi nei giorni
passati avevano dimostrato, Taranto è diventata la città dove si possono
raccontare le barzellette e offendere la memoria dei morti, dei malati, la
dignità dei lavoratori, dei cittadini, i magistrati impegnati in questa
importante inchiesta, senza che nessuno li cacci come meriterebbero.
Se l'indignazione in città è percepita, essa non si riesce tuttora a
trasformare in un'effettiva forza di lotta e di ribellione. Abbiamo da un
lato Istituzioni – vedi il Sindaco - che l'unica cosa che riesce a blaterale
è di assumere qualcun altro all'Arpa, Vendola che parla ma solo per i
giornali o per le future campagne elettorali e altri, unici che stanno
zitti, ma solo perchè sono agli arresti.
Ma chiaramente per questa situazione non bisogna soltanto dare la colpa agli
altri.
Pesano altre situazioni: Operai, in parte all'ombra di sindacalisti al
servizio di azienda e governo, in larga maggioranza in attesa non si sa di
che - tranne poche eccezioni; dall'altra una parte di ambientalisti e
'Liberi e pensanti' impegnati in iniziative ad effetto mediatico che gli
danno molta pubblicità ma che non portano nessun risultato concreto agli
operai, ai lavoratori del cimitero, agli abitanti del quartiere Tamburi,
ecc.
Con Bondi, Mucchetti e le iniziative puramente mediatiche, la città sta
scivolando dalla tragedia alla farsa. Chi non ci sta a questo gioco deve
dichiararlo e agire di conseguenza.
Lo Slai cobas per il sindacato di classe, che pure crede con forza che si
possa salvare la fabbrica e i lavoratori, tutelare sicurezza e salute in
fabbrica e nei quartieri, ottenere giustizia e risarcimenti, non ha mai
nascosto la verità: che questo è possibile solo ed esclusivamente se si
sceglierà la via dello scontro, della rivolta operaia e sociale, del blocco
della fabbrica e della città, della risposta ad una guerra che finora
padroni, Stato e governo hanno fatto e che ha provocato morti e feriti solo
dalla nostra parte.

A metà settembre, con una iniziativa anche di rilievo nazionale, faremo la
nostra parte per chiamare tutti in questa guerra. Ma sin da ora bisogna
accumulare forze e unità non per fare quello che è stato già fatto, a volte
anche con grandi numeri, ma che non ha portato a risultati reali, ma per
fare quello che NON E' STATO FATTO, e che è invece urgente e necessario, non
solo per difendere lavoro e salute, ma anche dignità, giustizia per i morti
e malati, interesse e futuro della città.

SLAI COBAS per il sindacato di classe

24.7.13

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sentenza anti FIAT della Consulta... ma la sentenza vale e varrà solo per la FIOM ? o per tutti i sindacati di classe e di base che da sempre vengono discriminati con la complicità della FIOM ?

La Consulta sul caso Fiom:
"Fiat ha limitato la libertà dei sindacati"
Consentendo la rappresentanza sindacale ai soli firmatari del contratto
applicato in azienda, l'art.19 dello statuto dei lavoratori contrasta coi
"valori del pluralismo e libertà di azione della organizzazione sindacale".
Così la Consulta nella sentenza sul giudizio di illegittimità dell'art. 19
comma 1 dello Statuto. Violati tre articoli della Costituzione. La Fiat
pronta a rivedere la sua strategia in Italia
Lo leggo dopo
La Consulta sul caso Fiom: "Fiat ha limitato la libertà dei sindacati"
Sergio Marchionne e il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato
allo stabilimento di Grugliasco (To)

ROMA - Un "vulnus" all'articolo 39 della Costituzione, "per il contrasto
che, sul piano negoziale, ne deriva ai valori del pluralismo e della libertà
di azione della organizzazione sindacale". Così la Corte Costituzionale
spiega perché, il 3 luglio scorso, decise di dichiarare l'illegittimità
dell'articolo 19, primo comma, dello Statuto dei lavoratori, questione
sollevata dai tribunali di Modena, Vercelli e Torino, nelle cause che vedono
contrapposte la Fiat e la Fiom.

Ma non solo. "Nel momento in cui viene meno alla sua funzione di selezione
dei soggetti in ragione della loro rappresentatività" e "si trasforma invece
in meccanismo di esclusione di un soggetto maggiormente rappresentativo a
livello aziendale o comunque significativamente rappresentativo, sì da non
potersene giustificare la stessa esclusione dalle trattative, il criterio
della sottoscrizione dell'accordo applicato in azienda viene inevitabilmente
in collisione con i precetti di cui agli articoli 2, 3 e 39 della
Costituzione". Lo scrive la Consulta nella sentenza in cui motiva il
giudizio di illegittimità costituzionale dell'art. 19, comma 1, dello
Statuto dei lavoratori. L'art. 2 della Costituzione garantisce "i diritti
inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali";
l'art. 3 tutela l'uguaglianza dei cittadini; l'art. 39 la libertà di
organizzazione sindacale.

"La sentenza della Corte Costituzionale, depositata oggi, stabilisce
l'illegittimità dell'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori nella parte in
cui prevede che il criterio per la rappresentatività sindacale consista
nella sottoscrizione di contratti collettivi di lavoro applicati in azienda.
Secondo la Corte, la rappresentatività deve essere riconosciuta anche a quei
sindacati che, pur non firmatari dei contratti, abbiamo comunque partecipato
attivamente alle trattative". E' la risposta della Fiat, secondo cui
"l'interpretazione della norma finora seguita è stata riconosciuta non solo
come corretta ma come l'unica possibile". L'azienda è pronta anche a
rivedere la propria strategia in Italia.

La Corte Costituzionale, il 3 luglio scorso, aveva dichiarato
l'illegittimità dell'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori nella parte in
cui "non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale possa essere
costituita anche nell'ambito di associazioni sindacali che, pur non
firmatarie dei contratti collettivi applicati nell'unità produttiva, abbiano
comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali
rappresentanti dei lavoratori dell'azienda". La violazione del principio di
uguaglianza rilevata dalla Consulta sta nel fatto che i sindacati,
"nell'esercizio della loro funzione di autotutela dell'interesse collettivo,
sarebbero privilegiati o discriminati sulla base non già del loro rapporto
con i lavoratori, che rimanda al dato oggettivo (e valoriale) della loro
rappresentatività - si legge nella sentenza - e, quindi, giustifica la
stessa partecipazione alla trattativa, bensì del rapporto con l'azienda, per
il rilievo condizionante attribuito al dato contingente di avere prestato il
proprio consenso alla conclusione di un contratto con la stessa".

La Corte, poi, parla di una "forma impropria di sanzione del dissenso", in
violazione dell'articolo 39 della Costituzione "che innegabilmente incide,
condizionandola, sulla libertà del sindacato in ordine alla scelta delle
forme di tutela ritenute più appropriate per i suoi rappresentati, mentre,
per l'altro verso, sconta il rischio di raggiungere un punto di equilibrio
attraverso un illegittimo accordo 'ad excludendum'".

L'intervento operato dalla Consulta con la sua decisione, si sottolinea
nella sentenza, non "individua, e non potrebbe farlo, un criterio selettivo
della rappresentatività sindacale ai fini della tutela privilegiata di cui
al titolo Terzo dello Statuto dei lavoratori in azienda nel caso di mancanza
di un contratto collettivo applicato nell'unità produttiva per carenza di
attività negoziale ovvero per impossibilità di pervenire ad un accordo
aziendale". A una tale evenienza, rilevano i 'giudici delle leggi', si può
dare risposta con "una molteplicità di soluzioni", tra cui la
"valorizzazione dell'indice di rappresentatività costituito dal numero degli
iscritti", l'"introduzione di un obbligo a trattare con le organizzazioni
sindacali che superino una determinata soglia di sbarramento",
"l'attribuzione al requisito previsto dall'articolo 19 dello Statuto dei
lavoratori del carattere di rinvio generale al sistema contrattuale e non al
singolo contratto collettivo applicato nell'unità produttiva vigente",
oppure il "riconoscimento del diritto di ciascun lavoratore ad eleggere
rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro". L'opzione "tra queste od
altre soluzioni", conclude la Corte, "compete al legislatore".

La Fiat, comunque, "si riserva di valutare se e in che misura il nuovo
criterio di rappresentatività, nell'interpretazione che ne daranno i giudici
di merito, potrà modificare l'attuale assetto delle proprie relazioni
sindacali e, in prospettiva, le sue strategie industriali in Italia.
Certamente è necessario che, come anche la Corte suggerisce, il legislatore
affronti rapidamente il generale problema della rappresentanza sindacale
garantendo la certezza del diritto e l'uniformità dell'interpretazione
normativa. L'Azienda sottolinea comunque che l'interpretazione della norma
finora seguita è stata riconosciuta non solo come corretta ma come l'unica
possibile. La Corte, ritenendo infatti che l'articolo 19 non consentiva
'l'applicazione di criteri estranei alla sua formulazione letteralè, ha
dimostrato l'infondatezza di tutte le accuse, a cominciare da quella
infamante di violazione della Costituzione, che sono state rivolte da più
parti alla Fiat, la quale", conclude la nota, "ha soltanto applicato la
legge".
(23 luglio 2013)

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l'EXPO diventa occasione per un nuovo attacco ai lavoratori e ai diritti e


l'EXPO diventa occasione per un nuovo attacco ai lavoratori e ai diritti e
a sostegno della precarietà senza limiti, Letta esalta l'accordo .. la
ignobile CGIl della camusso firma come sempre
Expo, intesa su 800 contratti flessibili.
Letta: "Un laboratorio per l'economia"
L'ad sala ha firmato l'accordo con i sindacati per l'Esposizione universale
del 2015 a Milano: l'evento metterà in campo anche 18.500 volontari. Il
presidente del consiglio: "Un volano per l'economia del Paese"

   Expo 2015, Sala: "Accordo con i sindacati può essere modello nazionale"

In gioco ci sono oltre 800 posti dedicati soprattutto ai giovani e 18.500
volontari. Sono le occasioni di lavoro che la società Expo offrirà per i sei
mesi di manifestazione. E saranno loro che nel 2015 troveranno occupazione
all'interno del sito espositivo a Rho-Pero. Lo faranno in base a un accordo
che la spa guidata da Giuseppe Sala ha firmato con i sindacati (Cgil, Cisl,
Uil, ma anche Filcmas Cgil, Fisascat Cisl, Uil-Tucs) per cercare una
maggiore flessibilità, ma anche un modello che possa essere replicato per i
grandi eventi in ambito nazionale. Un accordo che viene celebrato, non a
caso, dal premier Enrico Letta: "Un'ottima intesa. L'Expo si conferma un
laboratorio per il Paese e un volano per la nostra economia". E dal ministro
Enrico Giovannini: "È un primo passo".

È un tema caldo, quella della flessibilità del lavoro in chiave Expo. Dopo
aver ritirato una prima ipotesi di decreto, il governo ha aperto un tavolo
con i sindacati. Che su questo tema avevano sollevato polemiche e
perplessità. A Milano, però, una strada è già stata trovata. Grazie a forme
innovative (sono state individuate anche nuove figure professionali, come
l'operatore di grandi eventi) e soluzioni concrete per assumere il maggior
numero di persone per una manifestazione a tempo come Expo. Degli 800 nuovi
lavoratori del 2015, 340 saranno apprendisti e dovranno avere meno di 29
anni. Altri 300 saranno contratti a tempo determinato e una parte degli
impieghi sarà riservata a disoccupati e persone
in mobilità.

Sul fronte degli stage, invece, saranno 195 le posizioni da coprire, con
rimborsi da 516 euro al mese. A questi si aggiungeranno circa 18.500
volontari, destinati principalmente all'accoglienza dei visitatori: potranno
alternarsi su turni di cinque ore al giorno, con un impiego massimo di due
settimane ciascuno, per un fabbisogno giornaliero di 475 persone. Con questi
"si chiude il fabbisogno per la società - ha spiegato Sala - ma non le
opportunità che offrirà l'Esposizione".
(23 luglio 2013)

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Vibo Valentia, operai sul silos in sciopero della fame e sete


Continua la protesta dei lavoratori dell'Italcementi di Vibo Valentia, ormai
da 22 giorni sul silos per protestare contro i licenziamenti previsti per la
chiusura da fabbrica. Intenzionati a non scendere, gli operai intendono
resistere il più a lungo possibile, praticando forme di lotta diverse, come
quella dello sciopero della fame e della sete iniziato ieri.  A rischio ci
sono 80 maestranze dell'azienda, in cassa integrazione da oltre un anno, e
un indotto che dà complessivamente lavoro a altre 400 persone. Il motivo
della chiusura lo esprime ufficialmente l'azienda di cementi che afferma lo
stop della produzione data da una crisi nel mercato del cemento. Una
versione che però non convince i lavoratori. A ben vedere infatti, tutte le
altre fabbriche del gruppo sono state riconvertite, mentre la Italcementi
sta per investire 150milioni di euro per trasformare anche lo stabilimento
di Rezzato (Brescia).

Alla vicenda dei lavoratori, sembra essersene accuratamente interessato
anche Fassina che ha deciso di fare la sua apparizione da politicante nello
stabilimento di Vibo, non determinando nulla di fatto, come è classico di
chi punta sull'interesse dell'immagine piuttosto che sugli interessi dei
lavoratori.

La stessa fotografia ce la restituiscono i sindacati confederali- Cgil, Cisl
e Uil- che da qualche giorno hanno espresso la loro contrarietà a portare
avanti la protesta sui silos. Una resa senza esclusione di colpi, quello che
vorrebbero i sindacatini gialli, che nella giornata di oggi hanno emesso un
comunicato dissociandosi dalla protesta e esprimendo preoccupazioni per la
salute dei lavoratori sui silos. Niente di più ridicolo, mentre ancora una
volta le sigle sindacali -peraltro completamente assenti in fabbrica-
mostrano il loro vero volto, ancora una volta non girato verso i lavoratori
ma dalla parte opposta.

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rete 28 aprile ancora opposizione nella Cgil?

la Cgil della camusso è ben interna al fascismo neocorporativo sindacale al
servizio del fascismo padronale
che ci sia chi contesti questa linea è un bene
ma si tratta di una strada patetica e perdente che da sempre indebolisce la
costruzione della alternativa sindacale  di classe
cio' vale anche per la sindacalista dei carc espulsa recentemente a napoli

slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
21 luglio 2013

Congresso Cgil. Uniamo tutte le opposizioni nel documento alternativo
"La Rete28aprile fa appello a tutte le compagne i compagni che non accettano
questo stato della CGIL, per costruire un documento e una battaglia
congressuale comune".

Dopo lo svolgimento del direttivo nazionale CGIL, lo scorso 11 luglio, che
ha dato il via al percorso congressuale eleggendo le commissioni,
l'esecutivo nazionale CGIL avvia la costruzione del documento alternativo,
come deciso dall'ultima assemblea della Rete. L'ultimo direttivo ha
confermato che i gruppi dirigenti della vecchia minoranza de "La CGIL che
vogliamo" e la maggioranza della FIOM parteciperanno al congresso con lo
stesso documento della segreteria confederale, pur rivendicando differenze
da esprimere con emendamenti. (...)
D'altra parte le ultime scelte e decisioni della CGIL, in particolare il
gravissimo accordo del 31 maggio che lega la rappresentanza sindacale alla
rinuncia al conflitto, avevano già visto un accordo di fondo tra i gruppi
dirigenti delle vecchie componenti di minoranza e la segreteria confederale.
Si è creata di fatto una nuova maggioranza che, seppure tra polemiche e
conflitti di potere, condivide le scelte di fondo.
Solo la Rete ed alcuni compagni della ex minoranza hanno mantenuto il
dissenso e la opposizione alla deriva di una CGIL, il cui gruppo dirigente
ha scelto di non lottare contro le politiche di austerità e di ricostruire a
tutti i costi l'unità con CISL e UIL assieme alla concertazione con la
Confindustria.
La manifesta caduta di autonomia della CGIL verso i governi sostenuti dal PD
ha costituito un ulteriore elemento di crisi sindacale, che il lavoratori
hanno duramente pagato.
Per queste ragioni la Rete28aprile fa appello a tutte le compagne i compagni
che non accettano questo stato della CGIL, per costruire un documento e una
battaglia congressuale comune.
La condizione terribile del mondo del lavoro, destinata solo ad aggravarsi
perché continuano le politiche di austerità, deve essere affrontata da un
sindacato confederale e da una Cgil completamente diversi, per linea
politica e gruppi dirigenti, da quello che sono oggi. Non è più accettabile
che nel momento peggiore da decine e decine di anni, le lavoratrici e i
lavoratori, i precari e i disoccupati, i pensionati, siano rappresentati
dalla peggiore direzione sindacale.
A tutto questo bisogna reagire e non rassegnarsi.
La Rete fa appello per una battaglia congressuale che serva a rilanciare il
conflitto e a rovesciare le politiche di austerità e tutte le complicità e
subalternità verso di esse, questa sarà la funzione del documento
alternativo alla nuova maggioranza.
Il percorso congressuale preparatorio impegna tutti i primi mesi
dell'autunno, quindi c'è tutto il tempo per far sì che esso nasca attraverso
al partecipazione diffusa degli iscritti e dei delegati.
La Rete 28 aprile da appuntamento indicativamente per la fine di ottobre per
una grande assemblea di tutte le opposizioni in CGIL che vari il documento
congressuale alternativo. Prima di quella scadenza in tutti territori e
nelle categorie dovrà essere concretamente organizzata l'opposizione già a
partire da settembre e per allora l'esecutivo produrrà una prima traccia di
temi e rivendicazioni.
La battaglia congressuale consegna alle compagne e ai compagni della Rete
una grande responsabilità, quella di dare voce all'enorme malessere e
dissenso che sicuramente c è in CGIL, ma che oggi rifluisce nella
rassegnazione e nella sfiducia anche perché le vecchie minoranze ora sono
schierate con la maggioranza. Questa battaglia è resa più difficile a causa
dei gravi fenomeni di autoritarismo e di intolleranza  verso il dissenso che
percorrono la CGIL e di cui l'ultimo episodio è quello di Napoli.
Ma nonostante tutte queste difficoltà la battaglia è necessaria prima di
tutto per gli interessi del mondo del lavoro, e la Rete deve assumerla con
rigore e orgoglio.
Sono necessari un grande e generoso impegno militante, una forte unità, una
grande solidarietà tra tutte le compagne e i compagni per affrontare questo
difficile, ma esaltante impegno.
Diamoci da fare tutte e tutti.

Esecutivo Rete 28 Aprile.
16   Luglio  2013

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Bridgestone, proposta shock agli operai "Quindici euro di multa se vi ammalate" - gli operai devono sapere che se al padrone dai una mano , quello si prende tutto il braccio

pc 21 luglio - Bridgestone, proposta shock agli operai "Quindici euro di
multa se vi ammalate" - gli operai devono sapere che se al padrone dai una
mano , quello si prende tutto il braccio

Bridgestone, proposta shock agli operai "Quindici euro di multa se vi
ammalate"li
vertenza Bridgestone. Dopo i tagli alle retribuzioni di 400 euro al mese
annunciati nei giorni scorsi, i manager della multinazionale si sono
presentati al nuovo incontro con i sindacati annunciando di voler tagliare
gli stipendi dei lavoratori di altre 150 euro. In questa maniera lo
stipendio medio si ridurrebbe a circa 1000 euro al mese. Ma non è finita qui
perché l'azienda avrebbe studiato il modo di far pagare ai lavoratori ogni
"perdita" di orario lavorato: "Ti ammali per un giorno? Ti sottraggono 15
euro lordi dallo stipendio. La malattia dura 10 giorni? Allora pagherai 150
euro  -  conferma Filippo Lupelli della Uiltec Uil Bari  -  la tassa
all'azienda sarà pagata anche per partecipare a lutti in famiglia. l'azienda
vuole sottrarre ai lavoratori diritti conquistati con le lotte dalle
generazioni precedenti". La franchigia di 15 euro lordi vale anche per
permessi di studio e per partecipare alle elezioni. A quanto pare la
Bridgestone vuole far pagare dazio anche a chi partecipa alle assemblee dei
lavoratori. In quel caso saranno sottratti tanti euro per quante ore di
lavoro andranno "perse" in assemblea. "La penalizzazione di 15 euro vale
addirittura anche per chi va in maternità e per chi prende un congedo
matrimoniale ". Proposte irricevibili per tutti i sindacati che si sono
riservati di confrontarsi con i 900 lavoratori nell'assemblea di martedì.

vedremo
i sindacati e sindacalisti confederali sono ipocriti, gli operai ricattati
ma anche ridotti a poveri senza diritti e coscienza di classe

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no al regime Fiat


La settimana scorsa è stato licenziato un nostro collega, ormai da vent’anni
in forze nello Stabilimento. Dopo un periodo di pressioni e numerose
contestazioni, mentre scontava tre giorni di sospensione della contestazione
immediatamente precedente, si è visto recapitare la lettera di licenziamento
nella quale è scritto che è stato seguito per giorni su incarico della FIAT
da un investigatore privato, entrato in ogni momento della vita del
lavoratore e della sua famiglia, che avrebbe fornito a Fiat informazioni
utilizzate ai fini del licenziamento.Questo procedimento, che contesta la
fruizione di “giornate per assistenza” a vario titolo (anche quelle non
retribuite), non è nuovo nel nostro Gruppo: in Sevel, proprio in questi
giorni, sono state vinte le prime cause per il reintegro di diversi
lavoratori ingiustamente licenziati, anche loro accusati di “uso improprio
dei permessi per assistenza 104 e 53/2000”. Perché, quindi, a Fiat
converrebbe pagare la salatissima parcella di un investigatore, se
difficilmente otterrà ragione in tribunale? Beh!... nessuno di noi, interni
allo stabilimento, ha bisogno di farsi raccontare “quanto costa la
flessibilità”… non abbiamo più giornate a disposizione perché assorbite
dalla CIG, e quando le abbiamo, difficilmente ci vengono accordate.
Stabilendo soglie massime di assenteismo bassissime (4,5% nel 2012 da
abbassare al 3% nel 2013) abbiamo perso il diritto alla retribuzione dei
primi due giorni di malattia. Gli ex 103 euro del 2012 non vengono erogati
più nelle giornate di assenza per malattie ed assistenze di vario genere….
senza voler in questo momento affrontare le questioni riguardanti gli
aumentati ritmi di lavoro che espongono a problemi la nostra salute e la
nostra sicurezza! “Il peso” di questi e altri temi che condizionano
drasticamente le condizioni di vita e di lavoro è percezione di tutti, e
diventa sempre più pressante… e così… attraverso un atto di “terrorismo
psicologico”, Fiat opera la cancellazione, non sulla carta ma nella
sostanza, di quel poco di welfare che in Italia stanno gradualmente
smantellando... Questi sono tagli al sociale, totalmente a nostro carico,
che erodono conquiste e tutele ottenuti attraverso anni di lotte che
andavano nella direzione della costruzione di un modello di paese evoluto.
La minaccia di un licenziamento costituisce il termine di ricatto che
disincentiva/impedisce l’accesso ad istituti quali, per esempio, la malattia
di un figlio. Se a tutto questo aggiungiamo il clima di generale “tensione”,
creato dall'azienda, che ormai si relaziona al minimo con le persone e si
accanisce verso il singolo…. comprendiamo che il problema è collettivo, e la
volontà è quella di colpirne uno per educarne 1000! Certo è… che intanto che
ragioniamo sul perché e per chi, c’è un padre di famiglia (e speriamo sia il
solo e non il primo come in Sevel!) che a Termoli ha perso il lavoro.
Crediamo pertanto necessario che ognuno di noi si assuma l’onere della
soluzione di questi problemi comuni, invitando ad un atto di responsabilità
tutti i delegati di fabbrica ed i lavoratori, affinchè si apra una
discussione congiunta in una assemblea che affronti il peggioramento
progressivo ed inarrestabile delle condizioni di vita e di lavoro di noi
tutti, nella totale assenza di prospettive per il futuro…i Delegati di
Fabbrica Fiom Termoli, 16 luglio 2013Prima di tutto vennero a prendere gli
zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli
ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere
gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a
prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un
giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare.”Bertolt
Brecht












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ENI

COMUNICATO STAMPA

Lo Slai cobas esprime il suo netto dissenso rispetto alla sospensione dello
sciopero e dei presidi all'ENI decisa questa mattina dai sindacati
confederali. Ieri Cgil, Cisl e Uil avevano annunciato in assemblea che la
lotta continuava fino a risultati, oggi senza che si sia ottenuto finora
alcun risultato di tutela reale di posti di lavoro e dei diritti, si fa
marcia indietro.
Ora più che mai è necessario che i lavoratori ragionino con la loro testa e
si liberino dalla cappa e dal controllo di direzioni sindacali che finora
non hanno saputo tutelare il posto di lavoro e che poco fa avevano chiuso
l'altra fase della lotta con un accordo sbagliato (assunzione graduale da un
bacino a discrezione delle ditte) che si è anche poi rivelato un bluff da
parte delle Ditte.
Sospendendo lo sciopero si ripete lo stesso copione delle scorse settimane
di incontri inconcludenti con aziende e in prefettura.

I lavoratori devono autorganizzare la loro forza se vogliono realmente
ottenere il rispetto della clausola sociale di salvaguardia e la
conservazione del posto di lavoro e dei diritti.
Prefetto, aziende, Eni e sindacati confederali vogliono tenere fuori lo Slai
cobas dalle trattative, con motivi pretestuosi e illegittimi, perchè sanno
che con la presenza dello Slai cobas i giochi sulla testa dei lavoratori
finiscono ed è più difficile per tutti negare diritti ai lavoratori.
Questo ha detto chiaro l'RSA slai cobas della Rendelin nell'assemblea di
questa mattina.

Lo Slai cobas, quindi, conferma lo stato di agitazione fino a martedì 23
luglio.
TA. 18.7.13

SLAI COBAS per il sindacato di classe –  TARANTO
RSA Rendelin Galasso Salvatore 3403249863

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NO! A lla rappresentanza dei padroni !!


Le organizzazioni sindacali Cgil ,Cisl e Uil con la Confindustria, benedette
dal presidente della repubblica, il “compagno” Napolitano, come tra amici si
sono accordati per irrigidire ancora di più le regole che hanno permesso ai
lavorato ri italiani di contare in questi ultimi anni nelle trattative
sindacali autorganizzandosi.
La sera del 31 maggio 2013 , questi signori, hanno siglato l’accordo su
rappresentanza e diritti sindacali.
Ministri e sindacalisti si augurano che all’accordo seguano norme e regole
di legge che recepiscono le sue condizioni ma soprattutto che infliggano ai
sindacati (di base e i lavoratori) che ostacolano le future norme
sottoscritte dalle segreterie nazionali,
con scioperi o altre forme di lotta, le giuste sanzioni economiche.
L’hanno chiamato “un accordo storico”, purtroppo di avvenimenti storici così
negli ultimi tempi ne abbiamoregistrando parecchi. Sono molti i segnali che
vanno nella stessa direzione :i lavoratori italiani devono essere
incaprettati si fronte alle necessità del sistema di risparmiare e cercare
di uscire dalla crisi; nello stesso tempo
che politici e amministratori pubblici e padroni di ogni risma continuano a
far profitti o attingono a piene manisoldi dalla collettività anche quando
le loro aziende sono in crisi.
Il governo Letta segue le linee di quelli passati : 50 miliardi di euro per
i prossimi tre anni verranno stanziati da questi politici per finanziare il
“fondo centrale di garanzia
” che si occupa di aiutare le aziende in crisi di liquidità, in barba alla
povertà e alla disoccupazione che aumenta in Italia e in Europa.
Serve ricordare ai lavoratori che leggono che sono state già cambiate norme
e regole che hanno ridotto le nostre difese legali oltre alla perdita di
stipendio; nel pubblico impiego abbiamo perso dai 3000 ai 4000 euro all’anno
tutto senza eccessivi clamori; per i lavoratori del privato oltre al
contenimento del salario, si sono
ridotte le norme di tutela, sono aumentati i contratti atipici è aumentata
la paura di perdere il posto di lavoro,mentre altri migliaia lo hanno già
perso o lo stanno perdendo.
Così mentre il governo prepara norme e leggi per sgravare dalle tasse ai
padroni, aumentano le ore di cassaintegrazione, chiudano le fabbriche
,coloro ( i sindacati confederali) che vivono anche delle iscrizioni dei
lavoratori e utilizzando la loro forza per mantenere i loro privilegi, si
accordano per togliere alla classe operaia
ogni possibilità di difesa.
Quest'accordo infame prevede che
Gli accordi nazionali di categoria potranno essere convalidati dalle OO.SS.
che rappresentano il 50 %+1. In questo modo vengono esclusi tutti i
sindacati di base che non hanno quelle percentuali. Potranno essere ammesse
al tavolo delle trattative,le sigle sindacali che abbiano almeno il 5% di
iscritti ma saranno riconosciute solo se firmano gli accordi capestro che
vogliono i padroni come è successo con la Fiat.
Anche sulle rappresentanza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, si sono
accordati con i padroni in modo tale che ai fini della misurazione del voto
espresso nella elezione delle R.S.U., varranno esclusivamente i voti
assoluti espressi per ogni Organizzazione Sindacale aderente al patto
scellerato suddetto
Da questo si deduce che chi non accetterà la politica dei padroni non può
rappresentare i lavoratori,e gli stessi lavoratori potranno contare solo se
iscritti a Cgil, Cisl e Uil, Ugl. La Fiat ha fatto scuola con poca o scarsa
opposizione, lo Slai Cobas a Pomigliano ha denunciato e si è battuto contro
questa deriva ma pervincere una battaglia del genere bisogna
avere un vero esercito operaio che attualmente è organizzato da questi
signori.
Se dovessero passare per legge queste norme la dittatura sindacale è
servita. Nessun lavoratore potrà dissentire dagli accordi che verranno
siglati per i bisogni dell’economia nazionale e per gli interessi dei
padroni, i lavoratori italiani si troveranno a mantenere gli apparati
burocratici delle organizzazioni sindacali che si
accorderanno con i padroni come meglio ridurre lo stipendio, aumentare i
carichi di lavoro, licenziare gli esuberi, intruppando ogni singolo
individuo
nella difesa della patria dei padroni, della produttività aziendale,nella
fregatura del proprio dovere.
Finita la spinta propulsiva degli anni 70, dove la classe operaia italiana
aveva conquistato non solo potere economico ma aveva inciso profondamente
nel corpo politico di questo sistema, costruendo le sue avanguardie,
avvicinandosi alla teoria rivoluzionaria e anticapitalista, unica strada che
può portare alla vittoria il proletariato italiano e mondiale, oggi si trova
in balia della politica concertativa e di salvezza nazionale, come in un
terremoto tutti uniti contro il disastro, solo che come sempre chi paga sono
i giovani, i lavoratori, i pensionati e le ricchezze prodotte si accumulano
sempre dalla stessa parte.
L’infame accordo sulla rappresentanza è la continuazione del patto di non
aggressione stipulato dalla triplice con i padroni costringe tutti i
lavoratori italiani a sentirsi colpevoli della crisi e essere solidali con i
propripadroni. Vogliono che continuiamo a produrre ricchezza senza
chiederein cambio quello che ci spetta
come reagire a tutto questo ? quale strategia possiamo proporre ? Dobbiamo
dire subito ai lavoratori che se non ci organizzano pagheremo tutto fino in
fondo e non solo con il
contenimento dello stipendio e di posti di lavoro che diventano sempre più
precari senza contare chi lo sta perdendo, ma l’annullamento della nostra
identità di classe.
La fase di crisi irreversibile attuale non permette opposizioni alle scelte
del governo dettate dai padroni si può solo ubbidire non è più consentito
dissentire, tento meno organizzarsi contro la politica che ne consegue.
Queste sono le aspettative dei padroni, questo vogliono le organizzazioni
sindacali che hanno sottoscritto l’infame accordo, noi non crediamo che una
proposta di legge che migliori in pochino le cose possa risolvere il
problema, ne che è una questione di percentuali e numeri, ai lavoratori ai
militanti della nostra organizzazione e del sindacalismo di base, ai
compagni che lottano per l’emancipazione politica di classe,diciamo che l’opposizione
a questo accordo nasce dalla generalizzazione della lotta in ogni settore ed
ogni
categoria, dobbiamo insieme lavorare per questo, cominciando ad individuare
le organizzazioni sindacale e politiche che utilizzano da sempre la lotta
dei lavoratori per i propri usi e consumi, per mantenere i propri privilegi
e consolidare il proprio peso
L’unità della lotta dal basso contro questa deriva ha bisogno di queste
chiarificazioni, oggi non si tratta solo di difesa economica ma di scelte
politiche, perciò dobbiamo batterci contro il sistema e le sue leggi
soprattutto se sponsorizzate dal sindacato confederale o di base
intrallazzone.

RIGETTIAMO L’ACCORDO SULLA RAPPRESENTANZA SINDACALE,FIRMATO DALLA
CONFINDUSTRIA E DA CGIL, CISL e UIL.

L’UNICA LEGGE CHE POSSIAMO ACCETTARE E QUELLA CHE PREVEDE I LAVORATORI TUTTI
ELETTORI TUTTI ELEGGIBILI, CHE POSSANO CONTARE NELLE SCELTE
ECONOMICHE ORGANIZZANDO SCIOPERI DI RESISTENZA E DI RIVEDICAZIONI SENZA
LACCI E LACCIUOLI, CHE POSSANO AUTORGANIZZARSI SENZA MUSERUALE.

RIDUZIONE DELL’ORAIRO A PARITA’ DI SALARIO,AUMENTI DI SALARIO CHE RECUPERINO
L’INFLAZIONE.

LAVORARE PER COSTRUIRE IL SINDACATO DI CLASSE, PER CREARE L’UNICO STRUMENTO
POLICO NECESSARIO AI LAVCORATORI IN QUESTA FASE.

Milano 15luglio 2013
SLAICobasProvinciale Milano

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18 ottobre

lo slai cobas per il sindacato di classe - a parte il fatto che uno sciopero
generale è necessario e che i temi di esso sono comuni
non condivide nulla di questo comunicato

il coordinamento nazionale in settembre deciderà se e come aderirvi e
partecipare

slai cobas per il sindacato di classe
18 luglio 2013


Italia. Sciopero generale il 18 ottobre
di  Usb

L'autunno sarà caldo. Contro le politiche di austerità, per il rinnovo dei
contratti, l’aumento di salari e pensioni i sindacati conflittuali (Usb,
Cobas, Cub)chiamano allo sciopero generale il prossimo 18 ottobre.


L’ampliamento della flessibilità, annunciato dal governo con l’alibi dell’Expò
2015, insieme alla riprogrammazione dei fondi europei hanno la chiara
finalità di aumentare la ricattabilità dei lavoratori e la libertà di agire
delle imprese. La pressione fiscale, in particolare quella operata dagli
enti locali, è arrivata oltre ogni limite ed ha posto l’Italia al top in
Europa per livelli di tassazione diretta ed indiretta.

Il governo sostenuto dal Presidente Napolitano conferma l’acquisto degli
F35, costosissimi cacciabombardieri da guerra mentre sottrae fiumi di denaro
alla scuola e alla ricerca pubblica, alla sanità, alla previdenza.

La disoccupazione non scenderà, né quella giovanile né quella generale, e
cresceranno invece l'indignazione e il desiderio di rivolta.

Contro queste politiche la Confederazione USB, la Confederazione Cobas e la
CUB proclamano lo sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e
private per l’intera giornata del 18 ottobre 2013.

Lo sciopero generale è indetto: per il rinnovo dei contratti, l'aumento di
salari e pensioni e la riduzione dell'orario di lavoro; contro le politiche
di austerità in Italia ed in Europa e contro il governo italiano delle
larghe intese che quelle politiche gestisce; per la scuola e l'istruzione
pubbliche, per la sanità e i beni comuni pubblici e per la costruzione di un
diverso modello sociale e ambientale; per la nazionalizzazione di imprese in
difficoltà o di interesse strategico per il Paese; per il diritto ad una
vera democrazia fondata sulla partecipazione, che rifiuti deleghe
autoritarie nei luoghi di lavoro e per una legge democratica sui diritti dei
lavoratori e sulla rappresentanza sindacale.

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lo slai cobas per il sindacato di classe si associa allo sciopero usb ilva}


UNIONE
SINDACALE DI BASELAVORO
PRIVATOCoordinamento
TarantoDALLA
“MINCHIATA” DI FABIO RIVA A “QUELLA” DI ENRICO BONDI…90
morti all’anno, 650 ricoveri ogni 12 mesi per patologie cardio-respiratorie,
un
numero elevato di tumori in età pediatrica, mentre gli ex operai Ilva
impegnano
la pensione in cure mediche inutilmente perché destinati a morire nel giro
di
pochi anni. I quartieri a ridosso della fabbrica contribuiscono all’aumento
statistico di malattie e decessi a causa delle emissioni nocive dell’Ilva.
Questo è quanto si afferma nelle perizie in possesso della magistratura
tarantina. Di questa strage dovranno rispondere in molti che, direttamente o
per
favoreggiamento, sono accusati di disastro ambientale.Il
contenuto della consulenza Bondi in sintesi: “
le sigarette hanno avvelenato, portando alla morte, uomini, donne, bambini,
pecore e cozze”. L’Ilva non c’entrerebbe, secondo il commissario. L’Ilva è
innocente. La USB rimane indignata di fronte alle dichiarazioni di questo
“signore”, esprime la propria vicinanza alle famiglie vittime del disastro
causato da “Stato-Riva-Complici”, si batte in fabbrica e fuori per la salute
innanzitutto. Avevamo
già espresso forti perplessità sul mandato di governo attribuito ad un uomo
dell’asse Monti- Riva, già supervisore della “spending review” e
selezionatore
della lista dei candidati del partito Scelta Civica. Quello che deve
indignare
gli italiani e, soprattutto, i tarantini, sono le manovre e le scelte di un
governo PD-PDL e dei suoi parlamentari, pronti ad abbassare le
“saracinesche” a
Montecitorio, bloccandone i lavori, per servire il condannato Berlusconi.
Siamo
indignati da un PD tarantino i cui parlamentari, Pelillo in testa, hanno
appoggiato la scelta infame del commissario (Bondi) pur sapendo che si
trattava
di un nemico dei loro stessi concittadini. Siamo indignati dal
silenzio-assenso
dei sindacati “gialli”, felici di eseguire gli ordini impartiti dal padrone,
perenni complici di azioni contro i Lavoratori, sostenitori di politiche che
portano al precipizio il territorio, la sua economia e i suoi abitanti.
Siamo
indignati dai ritardi sulle attività di bonifica e dalle bugie di chi in
Ilva
sostiene che tali lavori per il risanamento e la messa a norma siano in fase
avanzata.Siamo
indignati dalla rassegnazione di tanti lavoratori, da cui ci aspettiamo una
scelta di campo decorosa, a cui va detto che non tocca ad altri la difesa
della
salute e del lavoro ma ad ognuno. Non ci sono più alibi e l’unica speranza
di
risalire la china è nelle mani dei Lavoratori. Essi devono scegliere se
continuare a “vivere” nell’angoscia, agonizzando o se impugnare le armi
dell’orgoglio, della dignità per lottare contro un unico nemico: il sistema
di
potere.L’USB
dubita che le sabbie del Sahara si abbattano sul quartiere Tamburi e sulle
strade della città di Taranto ed è convinta che le sigarette si fumano anche
a
Melbourne, una delle città più vivibile al Mondo, senza procurare
necessariamente disastri ambientali . Con
tale performance, Bondi si rimette in corsa per il premio “LA MINCHIATA DEL
SECOLO”, insidiando il leader della classifica Fabio Riva, detto “O
LATITANT”.Il
premio, offerto gentilmente dalla USB, consiste nella meritata proclamazione
di
SCIOPERO DI 24 ORE PER LA GIORNATA DI VENERDI 19 LUGLIO 2013.Nel
frattempo inviteremmo il commissario Bondi a farsi una bella abbuffata di
cozze
tarantine coltivate nel primo seno di mar piccolo, accompagnata da ottimo
formaggio proveniente dall’allevamento Fornaro e, infine, a godersi un
ottimo
sigaro di marca E 312…BONDI…CAMIN
VATTINNNNN!!!!D
I M E T T I T I !!!!Taranto,16.07.2013COORDINAMENTO
USB-ILVA-TARANTO TARANTO-Talsano
- Piazza Lojucco, 8 Tel e fax
0997716525 -www.puglia.usb.it –taranto.ilva@usb.it






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Condanne di primo grado per il processo a Torino sul crack Agile. Un mese fa l’udienza lunga 8 ore del ramo del processo ad Arezzo, sul fallimento di Eutelia.


Venerdì 12 luglio: una data da ricordare, e non solo per i lavoratori Agile
ex Eutelia, ma per tutte le migliaia di lavoratori truffati di cui è pieno
il nostro paese. Il Tribunale di Roma ha emesso le sentenze  di primo grado
per la bancarotta fraudolenta di Agile, totale 23 anni di carcere. I giudici
si sono pronunciati: 9 anni ad Antonangelo Liori, ex direttore dell’Unione
Sarda, figura principale del gruppo Omega. Lui, che in un’intercettazione
dice: “Se fallisce Eutelia io continuo ad avere la mia macchina, il mio
autista, il mio elicottero, la mia villa… tutto uguale, e loro non hanno più
un lavoro. Questa è la storia!”. 8 anni per Claudio Marcello Massa,
amministratore di fatto di Agile ed Omega, e 6 anni ad Isacco Landi,
amministratore di Eutelia. Per tutti interdizione perpetua dai pubblici
uffici e interdizione per 10 anni da attività imprenditoriali.Alla lettura
della sentenza è partito un applauso liberatorio dai lavoratori presenti in
aula, in rappresentanza degli oltre mille lavoratori e lavoratrici di Agile
costituiti parte civile nel processo. “Con questa sentenza – affermano
Roberta Turi e Fabrizio Potetti della Fiom – si sancisce il principio
secondo cui è del tutto illegittima la condotta di chi, giunto al vertice di
un’impresa, non opera per il suo sviluppo ma agisce allo scopo di
depredarla, distruggendo la sua capacità di produrre valore e finendo per
mettere sul lastrico migliaia di dipendenti”. Un processo storico, questo di
Agile perché come ricorda la nota sindacale della Fiom è stata: “La prima
volta che un tribunale italiano ha accettato la costituzione di parte civile
dei dipendenti in un processo per la bancarotta fraudolenta di un’azienda”.Erano
otto nel luglio 2010 le ordinanze di custodia cautelare in carcere contro i
responsabili del crack Agile. Tre sono stati condannati venerdì scorso,
quattro avevano patteggiato pene inferiori ai due anni con i benefici della
sospensione della pena: Leonardo Pizzichi (presidente del cda di Eutelia,
uomo Monte dei Paschi di Siena), Pio Piccini (amministratore di Omega e poi
di Agile), Marco Fenu (dirigente di Agile e tesoriere del gruppo Omega),
Salvatore Cammalleri (amministratore unico e procuratore di Agile). Fanno
sette… manca l’ottavo, la “mente”, come dimostra anche il processo di Arezzo
sul crack Eutelia: Samuele Landi, fuggito negli Emirati Arabi al primo
tintinnio lontano di manette. Capitan Uncino, come amava farsi chiamare,
sarà processato separatamente. La sua posizione fu stralciata dal processo
principale per non bloccare l’intero dibattimento, dato che c’era stato nei
suoi confronti un difetto di notifica.Il latitante di Dubai aveva chiesto il
rito abbreviato ma il giudice l’ha dichiarato contumace e ha già fissato
cinque udienze tra settembre e dicembre. Entro l’anno arriverà quindi anche
la condanna per Samuele Landi e non potrà essere minore di quella inflitta a
Massa e Liori perché la sua responsabilità è almeno pari alla loro. Si è
arrivati a questo processo a seguito delle denunce dei lavoratori, la
Guardia di Finanza scoprì che: “Attraverso un articolato sistema di frode i
manager Eutelia-Agile avevano portato Agile ad una situazione di gravissimo
dissesto economico-finanziario e di insolvenza per milioni di Euro, anche
nei confronti di migliaia di lavoratori”. Gli indagati, infatti: “Hanno
acquistato numerose società con alcune migliaia di dipendenti ed hanno posto
in essere unacolossale operazione dolosa volta tra l’altro a cagionare il
fallimento della società Agile al file di spogliarla dei suoi asset e di
sottrarre la garanzia ai creditori più importanti, i circa 2000 dipendenti“,
spiegava in una nota la GdF.Queste condanne dicono tante cose, prima fra
tutte che davanti ad un ingiustizia non si deve mai stare zitti, anche se il
nemico è potente. Si è scoperchiata una colossale truffa, molto in uso nel
nostro paese bisogna dire, ai danni di migliaia di lavoratori e dello Stato.
Ma è proprio lo Stato – col governo e il ministero dello sviluppo economico
che nel 2009 diede il via libera alla cessione fra Eutelia ed Omega di
Agile – il primo responsabile, perché quando avvenne la cessione erano già
in corso le indagini del Tribunale di Arezzo sui Landi, per irregolarità e
distrazione capitali da Eutelia, e Massa e Liori avevano già un lungo
curriculum di fallimenti alle spalle. La cessione era quindi quanto mai
sospetta. Ma il ministro Claudio Scajola, a sua insaputa naturalmente,
firmò. Ora i lavoratori di Agile possono dire: “Avevamo ragione e ci è stato
riconosciuto!”, ma è un’amara soddisfazione perché il lavoro distrutto non
verrà mai restituito e non vi sarà risarcimento che potrà sanare il grande
danno e dramma subito. Inoltre è solo un primo grado, che può cambiare in
appello. Ma che questa sentenza serva come monito ad altri falsi
imprenditori ed ai lavoratori: chi lotta può perdere, chi non lotta ha già
perso.

di Cadigia Perini | @cadigiaperini








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pubblichiamo da pc13 luglio - ENI TARANTO un gas che avvelena la città, con la complicità istituzioni e sindacati



La catena di episodi gravissimi verificatesi per responsabilità dell'ENI di
Taranto negli ultimi giorni hanno creato gravi disagi e preoccupazione a
tutta la popolazione. La soglia è stata superata e il verificarsi di questi
avvenimenti chiarisce senza ombra di dubbio che l'ENI non è in grado di
assicurare la sicurezza e la salute in città, che gli organi di controllo
non hanno funzionato e non sono stati in grado di prevenire questi eventi,
che l'AIA concessa all'Eni è una truffa conclamata e che il carico
inquinante sulla città ha superato ogni limite e che, quindi, esso va
contenuto con la battaglia per la messa a norma dell'Ilva e con il blocco di
ogni fonte nociva che possa aumentare il carico inquinante fuori dall'Ilva.
Lo Slai cobas per il sindacato di classe invita, quindi, tutte le forze, a
partire da quelle già attive ad una mobilitazione delle dimensioni di quella
realizzatesi in tutto quest'anno nei confronti dell'Ilva, per ottenere il
risultato concreto del blocco del carico inquinante di matrice Eni.
Ma lo Slai cobas per il sindacato di classe va oltre. Intende denunciare
direttamente il Direttore dell'Eni di Taranto che negando l'evidenza, con
arroganza e mancanza di senso di responsabilità, ha preso in giro
apertamente il Comune, la Commissione comunale che lo hanno incontrato e
pretende in maniera indegna di ritenersi in regola. L'azienda e questo
signore in particolare non possono attentare alla salute e prenderci pure in
giro. Con il suo atteggiamento, questo Direttore, si assume la
responsabilità di non dare altra alternativa che la chiusura dell'Eni.
Quindi noi chiediamo alla stessa azienda Eni di rimuovere immediatamente
questo signore e alle Istituzioni locali, sindaco in testa, di smetterla con
la politica delle parole e delle lettere e di emettere invece atti
amministrativi pienamente nelle loro competenze che rappresentino realmente
i cittadini e mettano fine a questo scempio Eni.

Durante tutto quest'anno è stato ripetutamente sollevata la questione:
perchè tutti contro l'Ilva di Riva – giustamente – e poco o niente nei
confronti dell'Eni?
Noi a questa domanda abbiamo sempre risposto sollevando, sin da tempi non
sospetti e documentabile, la questione Eni su cui pende un esposto in
Procura fatto da alcuni anni. Ma pensiamo che questa domanda sia legittima e
getti un ombra oscura sui legami esistenti tra Eni, organi di controllo,
Istituzioni, e forse qualcos'altro.
Quindi, chiediamo che la Procura faccia luce, come dice di stare facendo, su
tutta questa vicenda. Ma siccome lo Slai cobas non è abituato a lanciare
pietre e a nascondere la mano, noi denunciamo con assoluta certezza, oltre
che le responsabilità del Direttore Eni di Taranto, quella dei sindacati
Cgil, Cisl, Uil, Ugl dell'Eni, i cui dirigenti provinciali di settori e
parte dei delegati Rsu sono apertamente collusi con l'azienda Eni, ne
coprono le responsabilità in materia inquinante e ne ricavano benefici e
privilegi. Nell'esposto aggiuntivo alla Procura saranno contenuti i nomi e
cognomi esatti di questi signori.
Anche a coloro che nel malinteso senso di tutela del lavoro pensano che
questo lavoro si possa tutelare lasciando l'Eni di Taranto così com'è,
diciamo che si sbagliano, perchè proprio questa Eni se resta così com'è
rischia la chiusura certa.

Con assoluta chiarezza, inoltre, dobbiamo dire che non ci hanno convinto
assolutamente le dichiarazioni del Direttore dell'Arpa, Assennato, che da un
lato ammette che nove volte su dieci la causa è l'Eni, ma basandosi su dei
“dovrebbe”, pretende di dire che i gas emessi sono senza conseguenze sulla
salute immediata e futura dei cittadini. A parte che numerose persone sono
già andate in ospedale – e sia sicuro il Dr. Assennato che di fronte ad un
ripetersi di un episodio come quello dei giorni scorsi, saranno in tanti ad
andarci - come fa Assennato a dire che non c'è danno per la salute? Lo venga
a dire per esempio ai lavoratori del cimitero di Taranto.
Ma ancora più sconcertante è la soluzione che il Dr. Assennato propone: “Un
dispositivo messo a punto dal Prof. Gianluigi De Gennaro dell'Università di
Bari basato sulle telefonate dei cittadini e sull'intensità dell'odore
avvertito in una scala da 1 a 5... il sistema si attiverà in presenza di un
certo numero di telefonate che segnalino un odore intenso... a quel punto
automaticamente si attiverà la centralina e partirà il campionamento”. Ma
siamo su “scherzi a parte”? Assennato prosegue l'opera del direttore dell'
Eni di prenderci in giro?
Queste dichiarazioni di Assennato ci preoccupano doppiamente perchè
confermano che nei rapporti Eni-Enti di controllo c'è qualcosa che non
funziona.
Ci auguriamo che la Procura intervenga, ma certamente come sempre invitiamo
lavoratori e cittadini a non delegare ai giudici la tutela della propria
salute.
slai cobas per il sindacato di classe taranto
slaicobasta@gmail.com
347-5301704

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comunicato stampa

su bondi dobbiamo tutti dire parole nette e chiare e agire di conseguenza
Le TV locali e la maggior parte della stampa locale ha censurato il primo
comunicato in assoluto uscito sulle dichiarazioni di Bondi, che è stato il
nostro.

Pensiamo questo sia avvenuto per il linguaggio e per i contenuti del
comunicato stesso,
ma evidentemente stampa e tv non stanno tra gli operai, tra gli abitanti del
quartiere tamburi, tra i cittadini tutti, altrimenti si renderebbero conto
che le espressioni usate nel nostro comunicato sono quelle più
corrispondenti ai sentimenti di indignazione e rabbia che ci sono.
Per questo invitiamo stampa e tv a fare un eccezione e pubblicare col
virgolettato le dichiarazioni anche
nostre così come sono.
Non esiste il monopolio delle parolacce e delle frasi forti dei vari Grillo,
Bossi e gente simile...
peraltro queste parole usciranno in un manifesto cittadino largamente
affisso nei prossimi giorni.

Ma c'è un altro punto che vogliamo sottolineare che forse non viene ancora
inteso nel senso giusto,
noi abbiamo inviato il nostro comunicato non solo alla stampa ma anche agli
esponenti di tutte le istituzioni, compreso Procura, Prefettura e Questura,
perchè in esso vi sono precise indicazioni che vorremmo fossero
prese questa volta sul serio.
La presenza di Bondi a Taranto in nessuna veste è tollerabile.
E questo  è anche un problema di decoro e di ordine pubblico.
Noi e pensiamo tanti come noi, per quanto ci riguarda faremo tutto quello
che in nostro potere perchè ciò si realizzi. Riteniamo che a fronte di certe
cose 'è giusto ribellarsi' e non ci sono leggi che tengano.
Tutti coloro, Istituzioni comprese, che si assumeranno la responsabilità di
permettere la presenza di Bondi
a Taranto, si fanno responsabili di quello che può succedere.
Per questo tutti sono tenuti ad adoperarsi affinchè Bondi si dimetta e a
nessun titolo possa mettere piede in città e in fabbrica,

slai cobas per il sindacato di classe
taranto
slaicobasta@gmail.com
347- 5301704
347-1102638
16 luglio 2013

Comunicato dello Slai cobas per il sindacato di classe

Le ignobili e gravissimi atti, testi e dichiarazioni del commissario Bondi
sono un insulto agli operai, ai cittadini, ai morti, ai malati. Sono un
aperto e irridente attacco ai magistrati, agli organi di controllo. Una
messa in luce di quanta ipocrisia si celi dietro le dichiarazioni e le leggi
Bisogna reagire subito!
Il commissario Bondi se ne deve andare e deve essere immediatamente rimosso!
Tutte le istituzioni locali hanno il dovere di avere un sussulto di dignità!
La magistratura deve verificare tutte le ipotesi di reato che si possono
celare dietro l'azione di questo ignobile, lurido, spregevole gran commis di
padron Riva, lautamente pagato ora anche dai noi cittadini.
Ma naturalmente facciamo appello agli operai e ai cittadini con le loro
organizzazioni sindacali e comitati perchè reagiscano subito e duramente.
Noi da parte nostra diciamo chiaro anche agli organi di polizia che la
presenza di Bondi è incompatibile con questa città e con questa fabbrica e
metteremo in atto tutte le azioni possibili per rendere pratico questo
bando.

Slai cobas per il sindacato di classe ILVA Taranto
slaicobasta@gmail.com3475301704
14 luglio 2013
Comunicato dello Slai cobas per il sindacato di classe Ilva taranto
347-5301704

Le ignobili e gravissimi atti, testi e dichiarazioni del commissario Bondi
sono un insulto agli operai, ai cittadini, ai morti, ai malati. Sono un
aperto e irridente attacco ai magistrati, agli organi di controllo. Una
messa in luce di quanta ipocrisia si celi dietro le dichiarazioni e le leggi

Bisogna reagire subito!
Il commissario Bondi se ne deve andare e deve essere immediatamente rimosso!
Tutte le istituzioni locali hanno il dovere di avere un sussulto di dignità!
La magistratura deve verificare tutte le ipotesi di reato che si possono
celare dietro l'azione di questo ignobile, lurido, spregevole gran commis di
padron Riva, lautamente pagato ora anche dai noi cittadini.
Ma naturalmente facciamo appello agli operai e ai cittadini con le loro
organizzazioni sindacali e comitati perchè reagiscano subito e duramente.
Noi da parte nostra diciamo chiaro anche agli organi di polizia che la
presenza di Bondi è incompatibile con questa città e con questa fabbrica e
metteremo in atto tutte le azioni possibili per rendere pratico questo
bando.

Slai cobas per il sindacato di classe ILVA Taranto

ILVA TARANTO - Bondi un cinico bastardo gran commis del capitale al servizio
di RIVA - ora Basta ! Giustizia vuole che persone come Bondi debbano morire
"Tumori per le sigarette", bufera su Bondi
In un documento inviato alla Regione contesta il collegamento tra
inquinamento del siderurgico e malattie.

"E' noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in
passato piu alta rispetto ad altre aree del Sud Italia dove per ragioni
economiche il fumo di sigaretta era ridotto fino agli anni '70". Hanno
subito creato una bufera polemica le affermazioni contenute in una lettera
che il commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, ha inviato al presidente della
Regione Puglia, Nichi Vendola, nonché all'Arpa Puglia, all'Ares Puglia e
all'Asl di Taranto, con la quale contesta sia il collegamento fra
inquinamento del siderurgico e casi di tumore a Taranto - relazione
evidenziata nelle relazioni consegnate dai periti alla magistratura - sia
l'introduzione della Valutazione del danno sanitario nell'Aia,
l'autorizzazione integrata ambientale dell'Ilva.

Il Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando avrebbe già convocato il
commissario dell'Ilva Bondi per un chiarimento immediato. Il ministro ha
anche provveduto a scegliere i tre esperti che contribuiranno a redigere il
piano di risanamento e riqualificazione dello stabilimento Ilva di Taranto.
Si tratta di Marco Lupo, commissario all'emergenza rifiuti della regione
siciliana e già dirigente del ministero dell'Ambiente; Giuseppe Genon,
docente di ingegneria dell'ambiente al Politecnico di Torino; e Lucia
Bisceglia, medico epidemiologo, dirigente dell'Arpa Puglia.

Gli "argomenti di Bondi sono inaccettabili",

tuona il governatore Nichi Vendola dopo aver letto del legame causa effetto
ipotizzato con il contrabbando. "I dati dell'Arpa sui danni salute sono
chiari e precisi. Si confermano  - aggiunge - tutti i miei dubbi
sull'affidare il ruolo di commissario all'amministratore delegato
dell'azienda. Mi sarei aspettato dal commissario una più netta presa di
distanza dall'approccio negazionista che l'Ilva ha tenuto negli ultimi
vent'anni". Bondi nella sua lettera sposa le contestazioni portate avanti in
passato dalla famiglia Riva e demolisce le conclusioni cui nel tempo sono
arrivati gli studi sull'impatto delle emissioni compiuti dall'Arpa, dai
consulenti del tribunale di Taranto e dagli esperti del ministero della
Salute. Per il commissario straordinario nominato dal governo Letta - si
legge nel contenuto del documento riportato da alcuni giornali - "i criteri
adottati e Ia procedura valutativa seguita dall'Arpa e dalla Regione Puglia
nel rapporto sulla valutazione del danno sanitario dello stabilimento Ilva
di Taranto presentano numerosi profili critici, sia sotto il profilo
dell'attendibilita scientifica, sia sotto il profilo delle conclusioni
raggiunte".

"Siamo abituati - lamenta l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo
Nicastro - a un atteggiamento aziendale che non accetta controllo e che è
insofferente a qualunque meccanismo di garanzia rispetto a tutela
dell'ambiente e della salute dei tarantini. E' grave, tuttavia, che lo
stesso atteggiamento del privato e della proprietà si riverberino oggi nelle
parole e nelle azioni di un manager nominato dal governo che, nei fatti, ha
una mandato pubblico volto a dirimere una questione di importanza nazionale,
sulla cui urgenza non ci sono dubbi".

La strage silenziosa dell'Ilva
in tredici anni 386 i morti
E' del gennaio 2012 la relazione degli esperti nominati dal tribunale che ha
stabilito una connessione tra i decessi, le malattie e le emissioni
dell'acciaieria

TARANTO - Trent' anni fa la prima inchiesta partì grazie a una casalinga:
esasperata dalla polvere rosa che ogni giorno era costretta a raccogliere
sul suo balcone in una casa popolare del quartiere Tamburi, il quartiere
degli operai, chiese alla Pretura chi e perché faceva arrivare in quelle
case tutto quel minerale. Vent' anni dopo si è scoperto che dietro quella
polvere non si nascondevano solo fastidio o sporcizia. Ma una strage.

In 13 anni (dal 1998 al 2010) sono morte a Taranto 386 persone per colpa
delle emissioni industriali. Negli ultimi sette anni 174 soltanto per colpa
del Pm 10. I bambini si sono ammalati più di quanto avrebbero dovuto. Sono
morti. Gli operai hanno avuto tumori allo stomaco o all'ulcera, i cittadini
di serie B, quelli che abitavano i quartieri popolari a ridosso dello
stabilimento siderurgico, condannati a vite brevi dalla geografia.

I dati sono contenuti nella relazione che tre epidemiologi di fama (i
professori Annibale Biggeri, Maria Triassi e Francesco Forastiere) hanno
consegnato a gennaio 2012 al giudice per le indagini preliminari del
tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, che ha sul suo tavolo gli atti di
un'inchiesta a carico dei dirigenti dello stabilimento siderurgico Ilva.
Poco prima era stata depositata una perizia chimica che raccontava come gran
parte dell'inquinamento industriale di Taranto fosse riconducibile all'Ilva.
Così i medici per la prima volta hanno stabilito una connessione tra le
malattie, le morti causate da tumori e l'inquinamento prodotto dalle
emissioni

dagli impianti industriali.

I periti scrivono che "nei 13 anni di osservazione sono attribuibili alle
emissioni industriali 386 decessi totali (30 per anno). Negli ultimi sette
anni 178 sono stati sono stati i morti soltanto per colpa del pm 10.
Novantuno abitavano i quartieri Borgo e Tamburi, quelli più vicini allo
stabilimento siderurgico Ilva insieme con il Paolo VI. Proprio in questa
zona è stato riscontrato un più 27 per cento di mortalità rispetto alle
stime effettuate sui dati messi a disposizione dell'Organizzazione mondiale
della Sanità con un incremento nella popolazione maschile del 42 per cento
per i tumori maligni e del 64, addirittura, per le malattie dell'apparato
respiratorio.

Al Tamburi invece si ammalano particolarmente le donne (+ 46) di malattie
ischemiche del cuore e +24 di malattie cardiache. I più colpiti sono stati i
dipendenti dell'Ilva. Novantotto le morti da inquinamento in 10 anni. Gli
operai che hanno lavorato negli anni ' 70-' 90 hanno mostrato, si legge
nella relazione , "un eccesso di mortalità per patologia tumorale (+11%) in
particolare per tumore dello stomaco (+107%), della pleura (+71%), della
prostata (+50%) e della vescica (+69%). Tra le malattie non tumorali sono
risultate in eccesso le malattie neurologiche (+64%) e quelle cardiache
(+14%)".

Non soltanto gli operai. "I lavoratori con la qualifica di impiegato hanno
presentato eccessi di mortalità per tumore della pleura (+153%) e
dell'encefalo (+111%)". "Ci troviamo di fronte - scrivono i periti nelle
conclusioni della loro relazione - a un effetto statisticamente
significativo per i ricoveri ospedalieri per cause respiratorie e un effetto
al limite della significatività statistica per i tumori in età pediatrica".

(14 luglio 2013) © Riproduzione riservata

slaicobasta@gmail.com3475301704

14 luglio 2013

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continuazione sciopero e presidi all'appalto ENI


Al SIG. PREFETTO DI TARANTO

ALLA DITTA RENDELIN SPA

ALLA DIREZIONE RAFFINERIA ENI DI TARANTO


Continua oggi, lunedì 15 luglio, lo sciopero di 8 ore di tutte le ditte
dell'appalto ENI, con presidi ai varchi delle portinerie.

Sollecitiamo il Sig. Prefetto a convocare il Tavolo richiesto al fine di
dare immediata garanzia di lavoro e salario agli operai, in sciopero e lotta
da tanto tempo, e pretendere da Eni e Ditte il rispetto di norme e
contratti.

SLAI COBAS per il sindacato di classe
Calderazzi Margherita

RSA Slai cobas Rendelin spa
Galasso Salvatore

PS. Chiediamo alla Rendelin notizie circa il riscontro alla vostra richiesta
di incontro alla Provincia, per procedura L.223/91.



PER CONTATTI/COMUNICAZIONI:

slaicobasta@gmail.com - T/F 0994792086 - 3475301704

RSA SLAI COBAS RENDELIN, GALASSO SALVATORE: 3403249863






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ignobili e gravissimi atti, testi e dichiarazioni del commissario Bondi

comunicato

ignobili e gravissimi atti, testi e dichiarazioni del commissario Bondi
un insulto agli operai, ai cittadini, ai morti, ai malati
un aperto e irridente attacco ai magistrati , agli organi di controllo
una scoperta messa in luce di quanta ipocrisia si celi dietro le
dichiarazioni e le leggi

bisogna reagire subito

il commissario bondi se ne deve andare e deve essere immediatamente rimosso
tutte le istituzioni locali hanno il dovere di avere un sussulto di dignità
la magistratura deve verificare tutte le ipotesi di reato che si possono
celare dietro l'azione di questo ignobile, lurido, spregevole
gran commis di padron Riva, lautamente pagato ora anche dai noi cittadini

ma naturalmente facciamo appello agli operai e ai cittadini con le loro
organizzazioni sindacali e comitati perchè reagiscano subito e duramente

noi da parte nostra diciamo chiaro anche agli organi di polizia che la
presenza di Bondi è incompatibile con questa città e con questa fabbrica
e metteremo in atto tutte le azioni possibili per rendere pratico questo
bando

slai cobas per il sindacato di classe taranto
slaicobasta@gmail.com
347-5301704

14 luglio 2013


dalla gazzetta del mezzogiorno di oggi a firma di emilio mazza

Enrico Bondi come Emilio Riva. Cambiano le governance all'Ilva, sotto la
spinta di provvedimenti della magistratura e decreti del governo, ma non
muta l'approccio al nocciolo della questione, ovvero il disastro ambientale
a Taranto provocato per anni e anni da impianti ritenuti fonti di malattie e
morte per operai e cittadini. Ieri i consulenti del patron Emilio Riva, agli
arresti domiciliari dal 26 luglio scorso, definivano Taranto una delle città
meno inquinate d'Italia, oggi il commissario straordinario nominato dal
governo Letta mette nero su bianco che «i criteri adottati e Ia procedura
valutativa seguita dall'Arpa e dalla Regione Puglia nel rapporto sulla
valutazione del danno sanitario dello stabilimento Ilva di Taranto
presentino numerosi profili critici, sia sotto il profilo dell'attendibilita
scientifica, sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte».

La lettera, della quale la Gazzetta è venuta in possesso, è stata inviata da
Bondi all'Arpa, all'Ares, all'Asl di Taranto e al presidente Vendola alla
fine di giugno e contiene un vero e proprio ultimatum alla Giunta regionale.
Bondi chiede che «tali profili critici siano compiutamente e
specificatamente esaminati e considerati, prima della sottoposizione del
rapporto alla Giunta regionale prima della presa d'atto».
Ma non solo. Il commissario straordinario, contro la cui nomina il
presidente Vendola si è peraltro speso ben prima della lettera in questione,
segnala inoltre che «il rapporto di valutazione del danno sanitario si
sovrappone ad altre valutazioni nella stessa materia, attribuite ad autorità
di vigilanza nazionali, previste dalla Iegge statale, sia in sede di
disciplina generale, sia in relazione alle norme recentemente dettate
specificatamente per lo stabilimento Ilva di Taranto. Questa sovrapposizione
e duplicazione, che inevitabilmente crea incertezza e non consente un
ordinato e corretto svolgimento dell'attivita dell'impresa, sarà oggetto di
apposita segnalazione al Ministero dell'ambiente per le opportune
valutazioni e determinazioni».

Bondi ha allegato alla sua lettera un dossier di 44 pagine, firmato dai
consulenti Ilva Paolo Boffetta, Carlo La Vecchia, Marcello Lotti e Angelo
Moretti, con il quale vengono demoliti gli studi scientifici sull'impatto
delle emissioni dell'Ilva compiuti dall'Ar pa, dai consulenti del gip
Patrizia Todisco e dagli esperti del Ministero della Salute autori dello
studio «Sentieri». I consulenti di Bondi ripescano tesi già utilizzate in
passato dall'Ilva e dalla famiglia Riva, la più singolare - e che però fa
capire bene quale sia il livello dello scontro - riguarda la diffusione del
tumore al polmone tra i tarantini. Diffusione, secondo gli esperti di parte,
non dovuta agli effetti dei fumi prodotti dall'acciaieria più grande
d'Europa
ma agli stili di vita dei tarantini perché «è noto che a Taranto, città
portuale, la disponibilità di sigarette era in passato piu alta rispetto ad
altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta
era ridotto fino agli anni '70». Conclusioni che lasciano davvero senza
parole. La Regione cosa farà? Le armi sembrano spuntate, visto che nella
conversione in legge del decreto Letta è stato stabilito che nemmeno la
Valutazione del danno sanitario potrà modificare le prescrizioni Aia e che
la Regione potrà al limite chiedere il riesame della stessa Aia. Ma una
risposta a Bondi, oltre che ai tarantini e ai funzionari dell'Arpa così
duramente criticati, è d'o bbl i g o.

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Ilva Taranto - Bondi il commissario di Riva e del governo- peggio di Riva e del governo


bisogna reagire subito


Ilva Taranto - Bondi il commissario di Riva e del governo- peggio di Riva e
del governo
Bondi scrive a Vendola
«Sbagliati i dati sull'Ilva  I tumori ...per le sigarette



Enrico Bondi come Emilio Riva. Cambiano le governance all'Ilva, sotto la
spinta di provvedimenti della magistratura e decreti del governo, ma non
muta l'approccio al nocciolo della questione, ovvero il disastro ambientale
a Taranto provocato per anni e anni da impianti ritenuti fonti di malattie e
morte per operai e cittadini. Ieri i consulenti del patron Emilio Riva, agli
arresti domiciliari dal 26 luglio scorso, definivano Taranto una delle città
meno inquinate d'Italia, oggi il commissario straordinario nominato dal
governo Letta mette nero su bianco che «i criteri adottati e Ia procedura
valutativa seguita dall'Arpa e dalla Regione Puglia nel rapporto sulla
valutazione del danno sanitario dello stabilimento Ilva di Taranto
presentino numerosi profili critici, sia sotto il profilo dell'attendibilita
scientifica, sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte».

La lettera, della quale la Gazzetta è venuta in possesso, è stata inviata da
Bondi all'Arpa, all'Ares, all'Asl di Taranto e al presidente Vendola alla
fine di giugno e contiene un vero e proprio ultimatum alla Giunta regionale.
Bondi chiede che «tali profili critici siano compiutamente e
specificatamente esaminati e considerati, prima della sottoposizione del
rapporto alla Giunta regionale prima della presa d'atto».
Ma non solo. Il commissario straordinario, contro la cui nomina il
presidente Vendola si è peraltro speso ben prima della lettera in questione,
segnala inoltre che «il rapporto di valutazione del danno sanitario si
sovrappone ad altre valutazioni nella stessa materia, attribuite ad autorità
di vigilanza nazionali, previste dalla Iegge statale, sia in sede di
disciplina generale, sia in relazione alle norme recentemente dettate
specificatamente per lo stabilimento Ilva di Taranto. Questa sovrapposizione
e duplicazione, che inevitabilmente crea incertezza e non consente un
ordinato e corretto svolgimento dell'attivita dell'impresa, sarà oggetto di
apposita segnalazione al Ministero dell'ambiente per le opportune
valutazioni e determinazioni».

Bondi ha allegato alla sua lettera un dossier di 44 pagine, firmato dai
consulenti Ilva Paolo Boffetta, Carlo La Vecchia, Marcello Lotti e Angelo
Moretti, con il quale vengono demoliti gli studi scientifici sull'impatto
delle emissioni dell'Ilva compiuti dall'Ar pa, dai consulenti del gip
Patrizia Todisco e dagli esperti del Ministero della Salute autori dello
studio «Sentieri». I consulenti di Bondi ripescano tesi già utilizzate in
passato dall'Ilva e dalla famiglia Riva, la più singolare - e che però fa
capire bene quale sia il livello dello scontro - riguarda la diffusione del
tumore al polmone tra i tarantini. Diffusione, secondo gli esperti di parte,
non dovuta agli effetti dei fumi prodotti dall'acciaieria più grande d'Europa
ma agli stili di vita dei tarantini perché «è noto che a Taranto, città
portuale, la disponibilità di sigarette era in passato piu alta rispetto ad
altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta
era ridotto fino agli anni '70». Conclusioni che lasciano davvero senza
parole. La Regione cosa farà? Le armi sembrano spuntate, visto che nella
conversione in legge del decreto Letta è stato stabilito che nemmeno la
Valutazione del danno sanitario potrà modificare le prescrizioni Aia e che
la Regione potrà al limite chiedere il riesame della stessa Aia. Ma una
risposta a Bondi, oltre che ai tarantini e ai funzionari dell'Arpa così
duramente criticati, è d'o bbl i g o.

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La Cgil espelle i dissidenti. A Napoli fuori Elena Muffato


Un altro atto di autoritarismo è stato compiuto dalla Cgil – questa volta a
Napoli – contro una voce dissenziente alla linea politica collaborazionista
incarnata dall’organizzazione di Susanna Camusso.

a Maria Elena Muffato, attivista della Rete 28 Aprile, è stata recapitata
una lettera di espulsione dalla Fisac/Cgil con l’accusa di essere una
militante dei Carc.

Attraverso un laconico e burocratico comunicato, firmato dai dirigenti
regionali della categoria e dal segretario confederale campano, Franco
Tavella,  si è conclusa una vera e propria fase di persecuzione politica che
da alcuni mesi attanagliava e condizionava la quotidiana azione sindacale
della Muffato

Il lavorio di autentica criminalizzazione di Maria Elena si è scatenato all’indomani
dello scorso Primo Maggio quando un corteo di lavoratori, precari ed
attivisti di centri sociali e comitati contestò il comizio farsa di Cgil,
Cisl e Uil richiedendo, a gran voce, che venisse data la parola dal palco ai
delegati dei cassaintegrati di Pomigliano d’Arco e ai rappresentanti dei
comitati che si battono contro la devastazione ambientale di Bagnoli e dell’intera
area flegrea.

Da quella contestazione - oltre alle 15 denunce alla Polizia ed alla
Magistratura sporte dai tre segretari di Cgil, Cisl e Uil – è stato
formalmente aperto un dossier contro la Muffato fino alla configurazione di
una modalità di repressione del dissenso interno che si è concretizzata con
l’attuale espulsione dalla Cgil.

Questi i fatti, non inediti per la verità, simili però ad altre vicende
consumatesi nei mesi scorsi in altre città d’Italia contro aderenti alla
Rete 28 Aprile o, semplicemente, contro attivisti sindacali che non hanno
voluto disciplinarsi coattivamente all’attuale corso politico della Cgil.


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no f35



I precari della scuola ricevuti dal Ministero il 26 Giugno si sono sono
sentiti dire dai funzionari del MIUR che non ci sono risorse finanziarie per
abrogare la Riforma Gelmini e restituire gli 8 miliardi di euro sottratti
alla scuola pubblica statale dalle manovre finanziarie degli ultimi anni.
Restiamo quindi sconcertati dalla notizia che lo Stato Italiano è pronto, in
questo gravissimo periodo di crisi, a spendere 13 miliardi per l'acquisto
degli aerei di guerra F35. Crediamo in uno Stato che investa sulla scuola
statale in modo da evitare le classi pollaio e la
mancanza di strutture scolastiche adeguate ed in modo da assumere tutti i
precari garantendo una didattica di qualità ed una adeguata assistenza per
tutti gli studenti disabili. Siamo contrari all'acquisto di strumenti di
morte e di distruzione che servono solo ad arricchire le lobby degli
armamenti mondiali.  Siamo anche sconcertati dalla notizia che il Consiglio
supremo di difesa abbia dichiarato che il Parlamento non debba intromettersi
nei programmi di spesa delle forze armate. Una simile posizione ci sembra
costituire un grave vulnus alla democrazia di questo paese visto che il
Parlamento è espressione della volontà degli elettori e quindi dei cittadini
italiani.


Precari Uniti























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Manifesto per un censimento delle denunce e l’amnistia per le lotte sociali

lo slai cobas per il sindacato di classe - coordinamento nazionale -
appoggia questa iniziativa







Negli ultimi mesi, fra alcune realtà sociali, politiche e di movimento, ma
anche singoli compagni e avvocati, è nato un dibattito sulla necessità di
lanciare una campagna politica sull’amnistia sociale e per l’abrogazione del
Codice Rocco. Da tempo l’Osservatorio sulla repressione ha iniziato a
effettuare un censimento sulle denunce penali contro militanti politici e
attivisti di lotte sociali. Ora abbiamo la necessità, per costruire la
campagna, di un quadro quanto più possibile completo, che porterà alla
creazione di un database consultabile on-line. Ad oggi sono state censite 17
mila denunce.

Il nuovo clima di effervescenza sociale degli ultimi anni, che non ha
coinvolto solo i tradizionali settori dell’attivismo politico più radicale
ma anche ampie realtà popolari, ha portato a una pesante rappresaglia
repressiva, come già era accaduto nei precedenti cicli di lotte. Migliaia di
persone che si trovavano a combattere con la mancanza di case, la
disoccupazione, l’assenza di adeguate strutture sanitarie, la decadenza
della scuola, il peggioramento delle condizioni di lavoro, il saccheggio e
la devastazione di interi territori in nome del profitto, sono state
sottoposte a procedimenti penali o colpite da misure di polizia. Così come
sono stati condannati e denunciati militanti politici che hanno partecipato
alle mobilitazioni di Napoli e Genova 2001 e alle manifestazioni del 14
dicembre 2010 e del 15 ottobre 2011 a Roma.

Il conflitto sociale viene ridotto a mera questione di ordine pubblico.
Cittadini e militanti che lottano contro le discariche, le basi militari, le
grandi opere di ferro e di cemento, come terremotati, pastori, disoccupati,
studenti, lavoratori, sindacalisti, occupanti di case, si trovano a fare i
conti con pestaggi, denunce e schedature di massa. Un “dispositivo” di
governo che è stato portato all’estremo con l’occupazione militare della Val
di Susa. Una delle conseguenze di questa gestione dell’ordine pubblico,
applicato non solo alle lotte sociali ma anche ai comportamenti devianti, è
il sovraffollamento delle carceri, additate dalla comunità internazionale
come luoghi di afflizione dove i detenuti vivono privi delle più elementari
garanzie civili e umane. Ad esse si affiancano i CIE, dove sono recluse
persone private della libertà e di ogni diritto solo perché senza lavoro o
permesso di permanenza in quanto migranti, e gli OPG, gli ospedali di
reclusione psichiatrica più volte destinati alla chiusura, che rimangono a
baluardo della volontà istituzionale di esclusione totale e emarginazione
dei soggetti sociali più deboli.

Sempre più spesso dunque i magistrati dalle aule dei tribunali italiani
motivano le loro accuse sulla base della pericolosità sociale dell’individuo
che protesta: un diverso, un disadattato, un ribelle, a cui di volta in
volta si applicano misure giuridiche straordinarie. Accentuando la funzione
repressivo-preventiva (DASPO, domicilio coatto), oppure sospendendo alcuni
principi di garanzia (leggi di emergenza), fino a prevederne l’annientamento
attraverso la negazione di diritti inderogabili. È ciò che alcuni giuristi
denunciano come spostamento, sul piano del diritto penale, da un sistema
giuridico basato sui diritti della persona a un sistema fondato
prevalentemente sulla ragion di Stato.


Non è quindi un caso che dal 2001 a oggi, con l’avanzare della crisi
economica e l’aumento delle lotte, si contano 11 sentenze definitive per i
reati di devastazione e saccheggio, compresa quella per i fatti di Genova
2001, a cui vanno aggiunte 7 persone condannate in primo grado a 6 anni di
reclusione per i fatti accaduti il 15 ottobre 2011 a Roma, mentre per la
stessa manifestazione altre 18 sono ora imputate ed è in corso il processo.

Le lotte sociali hanno sempre marciato su un crinale sottile che anticipa
legalità future urtando quelle presenti. Le organizzazioni della classe
operaia, i movimenti sociali e i gruppi rivoluzionari hanno storicamente
fatto ricorso alle campagne per l’amnistia per tutelare le proprie
battaglie, salvaguardare i propri militanti, le proprie componenti sociali.
Oggi sollevare il problema politico della legittimità delle lotte, anche
nelle loro forme di resistenza, condurre una battaglia per la difesa e l’allargamento
degli spazi di agibilità politica, può contribuire a sviluppare la
solidarietà fra le varie lotte, a costruire la garanzia che possano
riprodursi in futuro. Le amnistie sono un corollario del diritto di
resistenza. Lanciare una campagna per l’amnistia sociale vuole dire
salvaguardare l’azione collettiva e rilanciare una teoria della
trasformazione, dove il conflitto, l’azione dal basso, anche nelle sue forme
di rottura, di opposizione più dura, riveste una valenza positiva quale
forza motrice del cambiamento.

In un’ottica riformatrice le amnistie politiche sono sempre state strumenti
di governo del conflitto, un mezzo per sanare gli attriti tra costituzione
legale e costituzione materiale, tra le fissità e i ritardi della prima e l’instabilità
e il movimento della seconda. Sono servite a ridurre la discordanza di tempi
tra conservazione e cambiamento, incidendo sulle politiche penali e
rappresentando passaggi decisivi nel processo d’aggiornamento della
giuridicità. È stato così per oltre un secolo, ma in Italia le ultime
amnistie politiche risalgono al 1968 e al 1970.

Aprire un percorso di lotta e una vertenza per l’amnistia sociale – che
copra reati, denunce e condanne utilizzati per reprimere lotte sociali,
manifestazioni, battaglie sui territori, scontri di piazza – e per un
indulto che incida anche su altre tipologie di reato, associativi per
esempio, può contribuire a mettere in discussione la legittimità dell’arsenale
emergenziale e fungere da vettore per un percorso verso una amnistia
generale slegata da quegli atteggiamenti compassionevoli e paternalisti che
muovono le campagne delegate agli specialisti dell’assistenzialismo
carcerario, all’associazionismo di settore, agli imprenditori della
politica. Riportando l’attenzione dei movimenti verso l’esercizio di una
critica radicale della società penale che preveda anche l’abolizione dell’ergastolo
e della tortura dell’art. 41 bis.

Chiediamo a tutti e tutte i singoli, le realtà sociali e politiche l’adesione
a questo manifesto, per iniziare un percorso comune per l’avvio della
campagna per l’amnistia sociale.

A coloro che hanno a disposizione dati per il censimento chiediamo inoltre
di compilare la scheda che può essere scaricata dal sito
www.osservatoriorepressione.org Schede e adesioni vanno inviate a:
osservatorio.repressione@hotmail.it oppure amnistiasociale@gmail.com



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