martedì 29 gennaio 2013

Lo scontro all'Ilva necessita di chiarezza.

Un clima di forte tensione e di attesa attraversa in queste ore la fabbrica.
Ci si aspetta sostanzialmente l'annuncio di una nuova grande
cassintegrazione straordinaria per 8mila operai, di cui 6 mila a Taranto, ma
che toccherà anche Genova, Novi Ligure. Ci si aspetta una nuova pesante
minaccia di non pagamento degli stipendi il 12. E' necessario, ma anche
inevitabile, che a queste eventuali decisioni gli operai Ilva a Taranto ma
anche a Genova rispondano duramente.
Due sono i fronti effettivi che esistono sulla questione, da un lato,
padroni, governo, Stato, sostenuti da sindacati confederali e Istituzioni
locali, dall'altro operai che vogliono lavoro e salute in fabbrica e sul
territorio, masse popolari tarantine che vogliono fermare la catena di morti
da inquinamento e di attacco alla salute e che in maggioranza non vogliono
la chiusura della fabbrica, con un massiccio aumento della disoccupazione e
desertificazione, un'altra mega Bagnoli.
Padron Riva non vuole perdere la fabbrica che è stata fino adesso la
"gallina dalle uova d'oro" dei suoi profitti e

della trasformazione di
questa famiglia in una delle grandi potenze industriali in Italia, in Europa
e in misura minore nel mondo. Tutti coloro che dicono: "Riva se ne vuole
andare", "Riva non ha interesse a mantenere la proprietà della fabbrica",
non conoscono la realtà effettiva di questo gruppo industriale e della sua
collocazione nel sistema capitalistico italiano e internazionale. I padroni
non mollano mai la fonte dei propri profitti se non quando questi profitti
diventino realmente impossibili, e anche in caso di grave crisi innanzitutto
chiamano lo Stato borghese al loro servizio e i governi comitati d'affari
dei loro interessi, a salvare i loro profitti e ad intervenire perchè si
socializzino le perdite e riprendano a fare i loro profitti.
Oggi padron Riva vuole uscire dagli arresti, mantenere il controllo del
gruppo, essere sostenuto nello sforzo finanziario di una parziale bonifica
dello stabilimento ed essere messo al riparo da conseguenze sul piano
giudiziario effettivamente gravi - come minimo stile "padroni Thyssen ed
Eternit" - e dall'attacco al suo patrimonio per effetto anche di imponenti
cause risarcitorie che si affacciano sulla scena. Se questo non fosse
possibile, il sistema dei padroni - che all'acciaio dell'Ilva ci tiene,- lo
Stato e il governo interverranno per raggiungere lo stesso questo obiettivo;
l'Ilva di Taranto resterà e proseguirà a svolgere la loro funzione nel
sistema capitalistico italiano; con i conseguenti danni di sfruttamento
degli operai e di permanenza del pericolo di attacco alla salute in fabbrica
e sul territorio.
Per questo lo scontro è contro tutti: padron Riva, il sistema del capitale,
Stato e governo. Questa lotta si può fare se gli operai restano in fabbrica,
se la fabbrica diventa la roccaforte della classe operaia in questa lotta,
se le masse popolari si uniscono alla classe operaia e alzano il tiro della
loro battaglia per ottenere risultati immediati e futuri reali.
Questo scontro si vince con le masse, operaie innanzitutto. Gli operai si
muovono a livello di massa quando effettivamente le questioni toccano tutti
e non ci sono nè prediche moraliste nè avanguardismo, per quanto bene
intenzionati, che possano rimuovere questo dato di fatto. Le prossime
settimane che possono produrre eventi gravi, quali la cassintegrazione
straordinaria di massa e il non pagamento dei salari, con la conseguente
reazione operaia, possono effettivamente essere giorni decisivi di questa
vicenda.
Gli operai nella loro lotta non possono nè devono avere limiti nelle forme
di lottase non quelli dettati dai rapporti di forza reali e dalla esigenza
di unire il fronte di lotta per isolare i loro reali nemici. Questo è stato
sempre così nella lotta di classe, da Spartaco fino ai giorni nostri.
Per questo la proposta dello slai cobas di classe è quella del blocco della
fabbrica fino all'occupazione e il blocco e della città, e dell'utilizzo
della forza per imporre gli interessi operai e popolari al fronte unito del
nemico di classe.
Questa è una battaglia che ha a Taranto il suo scenario principale, ma che
ha come elemento secondario importante la dimensione nazionale e, per cui,
si deve portare questo scontro a livello nazionale.
In questo senso una manifestazione nazionale a Roma può essere utile e
necessaria e deve chiamare a raccolta nella battaglia di Taranto tutte le
forze nazionali, piccole o grandi che siano, che sono dalla parte degli
operai e delle masse popolari di Taranto a difesa del lavoro e della salute,
contro il capitale, il suo Stato e i suoi governi. Queste forze, inoltre,
possono e devono essere chiamati a raccolta in una manifestazione nazionale
a Taranto che abbia al centro l'Ilva e il quartiere principale
dell'emergenza tumori e morti da inquinamento, in tempi ravvicinati e
adeguatamente preparata, per incidere nello scontro in atto.
Per raggiungere questi due obiettivi sono necessari in questo momento gli
strumenti adatti.
All'ILVA serve l'unità degli operai d'avanguardia, già attivi e combattivi,
che possano insieme essere punto di riferimento per tutti gli operai in
fabbrica per sottrarli al padrone e al suo braccio operativo in fabbrica,
l'apparato sindacale confederale. A questo serve un presidio anche
permanente, non di una sigla sindacale ma degli operai attivi, dei
cassintegrati perchè agiscano da questo punto di riferimento della
mobilitazione


Sul piano cittadino è fondamentale chiamare tutta la città a mobilitarsi con
tutti gli operai, paralizzando la città in una emergenza che imponga alla
controparte risposte all'altezza di questa emergenza di lavoro e salute. Ciò
richiede un blocco generale, anche prolungato se necessario, in cui
alimentare l'unità e la partecipazione popolare al blocco e non le
contrapposizioni,  Serve molto più una mobilitazione di questa natura per
risolvere la questione a favore di operai e masse popolari cittadine che
marce pacifiche del sabato sera. La manifestazione a Roma, possibile nei
prossimi giorni, non può essere per avere la garanzia di un mese di salario
e il finanziamento degli ammortizzatori sociali, per "cavare le castagne dal
fuoco" ai nemici degli operai e delle masse, come vogliono realmente i
dirigenti sindacali confederali a livello nazionale e locale; ma per imporre
le richieste reali degli operai e delle masse

Questa è una lotta prolungata, qualunque siano gli sviluppi dei prossimi
giorni e settimane, è necessaria,  una manifestazione nazionale a Taranto
che segni una tappa di questa battaglia.
La promozione di questa manifestazione domanda che essa sia non di una sigla
sindacale o di un comitato locale ma di una rete nazionale che possa
rappresentare le varie realtà e anime del movimento nelle fabbriche e nel
territorio a difesa della sicurezza e salute.
Vi sono state precedenti manifestazioni, in occasione della strage della
Thyssen a Torino e a Taranto il 18 aprile 2009, che, se hanno indicato la
forma con cui oggi questa manifestazione si può realizzare: con il
protagonismo attivo di quelle strutture di lavoratori, familiari, esperti,
comitati che sono già impegnati in diverse città italiane.

La Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e
territori ha già tenuto il 7 dicembre un'assemblea nazionale a Taranto che
ha permesso che punti di vista si siano confrontati e uniti, e ora sta
sviluppando una campagna nazionale in diverse città italiane per promuovere
e partecipare a questa manifestazione.Tutti devono poterlo fare con libertà
di pensiero e di azione, senza i qualunquismi e veti di chicchessia, ma
mettendoci la propria faccia organizzata e dando il proprio contributo alla
battaglia.


SLAI COBAS per il sindacato di classe ILVA - slaicobasta@gmail.com -
3475301704 - v. Rintone, 22 TA

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